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I sei neonati di Sicilia: i "nuovi" vulcani sommersi hanno i nomi delle ninfe marine

Secondo i ricercatori, uno in particolare è molto interessante: per la vicinanza alla costa, per le fasi eruttive e per il suo legame con un importante sistema di faglie

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 2 agosto 2019

Isola di Stromboli (Eolie, Sicilia)

Sono stati battezzati con il nome di alcune Nereidi, le ninfe marine figlie di Nereo e Doride, e si trovano sott’acqua, al largo della costa compresa tra Capo Granitola e Sciacca. Stiamo parlando di sei nuovi vulcani scoperti durante i rilievi di due campagne oceanografiche condotte da un team di scienziati dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) a bordo della nave da ricerca Ogs Explora; i risultati della ricerca sono stati pubblicati recentemente su Marine Geology.

La presenza di strutture vulcaniche nella zona era già stata accertata tramite precedenti indagini sismiche, tuttavia la mancanza di una batimetria ad alta risoluzione e di dati magnetici non avevano permesso l’accurata descrizione delle morfologie e delle geometrie, almeno fino ad oggi.

Actea, Climene, Doride, Ianeira, Ianassa e Nesea, sono questi i nomi dei sei edifici vulcanici che si innalzano dal fondo del Canale di Sicilia per altezze comprese da circa 20 metri a 200 metri.

Ianeira è il vulcano più elevato, con un’altezza complessiva di circa 200 metri, segue Ianassa (circa 170 metri) e Doride (circa 130 metri), gli altri tre non superano i 50 metri di altezza. Ianassa, Ianeira e Doride hanno una morfologia molto simile agli altri centri vulcanici della zona del Banco Graham (es. Ferdinandea) e possono essere classificati come coni di scorie, mentre Nesea e Climene hanno strutture a ferro di cavallo, segno di probabili collassi di settore o di morfologie tipo tuff-ring (tipiche forme da interazione acqua-magma).

Il vulcano Actea presenta invece una morfologia più complessa, che potrebbe essere dovuta ad attività esplosiva e collasso o erosione dell’edificio, ed è caratterizzato anche dalla presenza di flussi lavici.

L’assenza di campioni non consente la datazione dei centri eruttivi, tuttavia è certo che l’attività vulcanica si sia avuta durante il Quaternario, come suggerito dai rapporti stratigrafici tra le unità. I ricercatori hanno avanzato qualche considerazione in più sulla base dello studio di peculiari indicatori stratigrafici: Nesea, Climene, Doride, Ianeira e Ianassa si sarebbero formati prima dell’Ultimo Massimo Glaciale (circa 20mila anni fa, a proposito, scopri com’era la Sicilia a quel tempo), mentre Actea potrebbe essere più recente.

Secondo i ricercatori, proprio Actea sarebbe il vulcano più interessante, innanzitutto per la sua vicinanza alla costa (solo 7 km da Capo Granitola), per le diverse fasi eruttive con l’emissione di volumi di magma non trascurabili per il settore e poi per il suo legame con un importante sistema di faglie.

Questi nuovi centri vulcanici si vanno ad aggiungere ai dodici edifici sommersi del Canale di Sicilia scoperti finora (Anfitrite, Cimotoe, Empedocle, Galatea, Madrepore, Banco Nerita, Banco di Pantelleria, Pinne e Banco Smyt) ed ai due grandi vulcani emersi del Canale: Linosa e Pantelleria.

La possibile esistenza di ulteriori strutture vulcaniche a largo della Sicilia meridionale impone ulteriori sforzi nella mappatura ad alta definizione del fondale marino, nel campionamento dei prodotti per una datazione più precisa dell’attività e nello studio delle relazioni tra vulcanismo e tettonica per meglio analizzare e mitigare l’eventuale rischio vulcanico associato.

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