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Il colpo che partì da questo castello fece storia: che rimane di "U Cannuni" in Sicilia

Negli ultimi anni, grazie all’impegno delle amministrazioni, sono stati installati sedici proiettori. Un modo per dare (e ridare) luce (eterna) e vita al noto maniero

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 1 marzo 2026

Il castello di Mazzarino

“Principe, la nostra dinastia è in pericolo”. “Perché?”. “Giungono voci da laggiù. I signori di Garsiliato vogliono sfidarla a suon di…”. “Di..?”. “Credo e nobiltà, forse di cannuna”. “Accetto la sfida, informali della mia crescente volontà per definire i particolari”. Narrasi leggenda che la palla di cannone lanciata dai signori di Mazzarino - precisamente dal castello - superò quello dei Garsiliato e determinò l’ubicazione dell’attuale Mazzarino.

Sorpresi dalle imprese leggendarie, è tempo di visita. Una giornata che si preannuncia calda. In Sicilia siamo abituati! La visita del borgo di Mazzarino sarà ad alto tasso misterioso. Infatti, sin dalle prime battute, l’ambiente nuvoloso è presagio di novità. Del caldo tanto decantato non v’è alcuna traccia. Lasciata l’incantevole Butera, sono le campagne a ergersi protagoniste indiscusse di una tappa memorabile. Messo piede nel centro abitato tra “zoppi mormorii” e sguardi silenziosi, un chilometro e mezzo ci separa dalla fortezza. Voci di popolo ci spingono ad andare oltre le caratteristiche strutturali. Di cosa si tratta? Il mistero s’infittisce, e non poco. I pezzi acciottolati rallentano i passi. La nebbia gioca un ruolo determinante. Mancano gli spiriti liberi e il tesoro del castello.

A questo siamo pronti! Una leggera salita, l’ultima, conduce dritti all’obiettivo. Con fare “carducciano” ci lasciamo andare a mitiche strofe: “La nebbia alle irti valli, con il Disueri e Braemi ai suoi fianchi, e sotto il maestrale, urla e biancheggia il mar. Il fascino dell’entroterra nisseno lascia sbigottiti i visitatori. Il panorama è favoloso.

È la collocazione a rendere speciale il castello. Una posizione che garantiva il totale controllo delle vallate sottostanti. Ancor oggi, a distanza di secoli, i mazzarinesi lo “guardano” con rispetto. Una sorta di guardiano del territorio. La struttura richiede massima attenzione per i suoi contenuti architettonici e l’impianto storico. Di epoca normanna (? - fonti citano di un maniero preesistente, forse saracena), fu concesso da Re Giacomo a Vitale di Villanova dopo la confisca a Giovanni Mazzarino (il traditore). Successivamente - se gli storici non mentono - il maniero passò alla famiglia Branciforte (1282-1292). Un cambio epocale che segnò la svolta definitiva. Fu il passo che ne decretò il periodo di massimo splendore. Secoli nei quali fu ampliato, reso suggestivo e divenne un punto strategico. Fino al XVII secolo quando, la stessa famiglia, decise di trasferirsi nel palazzo baronale sito nella zona storica del borgo.

Fu l’inizio della fine. Quello che un tempo rappresentava il “teatro principesco” oggi, dopo secoli nobiliari, vide perdere la sua efficacia. E chissà se gli stessi Branciforte - come da leggenda - scappavano dai nemici e si muovevano in gran segreto grazie ai passaggi sotterranei che collegavano la fortezza con il centro città. Assolti (in via immaginaria) da ogni possibile evento storico, le nostre competenze si riducono allo spirito di osservazione. Quali? Le forme geometriche lasciate in dote da anni, lunghissimi anni, d’incuria e abbandono.

Usata come cava per l’estrazione di pietre (per la costruzione di edifici in città), il castello fu gravemente danneggiato. A tal punto che si evince con ammirazione la tipicità medievale. Dell’impianto quadrangolare con quattro torri cilindriche, di cui le occidentali si sviluppavano su tre livelli e collegate da scale interne, l’ingresso principale posto su due delle suddette (torri), del camino, delle cisterne interrate, degli ambienti abitativi e di servizio, dei cortili interni, delle mura, cosa rimane? “Lu Cannuni!”.

Andiamo con ordine. Sono poche le tracce visibili, molto è andato perduto nel tempo. Tra fato e faceto, sospesa in un limbo, la torre cilindrica di sud-ovest raccoglie i cocci fastosi del passato. La forma “a cannuni” è manifestazione di forza contro la decadenza. Il simbolo di una Sicilia ricca e storica, di tesori unici al mondo. A proposito di tesori, voci popolari raccontano di un gruzzolo nascosto e mai trovato. E come dice il detto: “anche oggi ci arricchiremo domani” non fa una grinza. Del tesoro nemmeno un residuo (di speranza).

Negli anni Ottanta fu costruito un teatro all'aperto. Fu data la possibilità di lasciarsi andare al silenzio, al senso di libertà paesaggistico verso nuovi orizzonti. Negli ultimi anni, grazie all’impegno delle amministrazioni, sono stati installati sedici proiettori. Un modo per dare (e ridare) luce (eterna) e vita al Castello di Mazzarino. E questa volta, in fiducia, non cerchiamo trionfi con la palla di cannone.
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