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Il fascino ammaliante, gli affreschi e le scale: villa De Cordova a Palermo è un gioiello

Anche adesso non si va via da Villa De Cordova senza aver portato a casa il cuore pieno di gioia per aver potuto godere di una così magnifica residenza

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 18 ottobre 2019

Villa De Cordova a Palermo

Immaginate, da bambini, di andare a trovare vostra nonna che dimora in un'antica villa dotata di ampi spazi aperti.

La molla che vi fa precipitare in questo luogo, oltre al grande affetto che vi lega ad una figura così cara e familiare, è sicuramente il desiderio di potervi giocare in tutta libertà. Mentre lo sguardo attento della nonna vigila le vostre attività ludiche, la vostra età infantile non vi rende consapevoli dell'importanza storica e della monumentale bellezza di ciò che vi circonda.

È tutto naturale, fra le braccia accoglienti di nonna pronte a ricondurvi in casa per ristorarvi, una volta finiti i giochi. Poi, crescendo, pian piano dentro di voi emerge una coscienza sempre più chiara ed intensa nei confronti di questo luogo. Cominciate a comprendere, anche e soprattutto quando la dura legge della vita vi costringe al distacco fisico dall'amata nonna, l'essenza del forte legame che la teneva vincolata alla sua casa.



È indubbiamente la più importante eredità che ella intendeva trasmettervi: il senso dell'appartenenza volto a custodire la storia antica della vostra famiglia e dei valori che hanno prodotto e mantenuto un bene storico da salvaguardare come esempio tangibile di un'epoca della vostra città.

Ho ascoltato rapita i marchesi de Cordova, i giovani fratelli Gonzalo ed Angelica mentre, con semplice trasporto emozionale, hanno raccontato i propri ricordi infantili agli ospiti intervenuti nella loro villa durante l'inaugurazione dell'apertura dell'attuale edizione de "Le vie dei tesori".

La scelta di Villa de Cordova a Tommaso Natale non è stata fortuita; poiché si è voluto in qualche modo celebrare il nuovo ingresso del sito nel circuito della suddetta manifestazione. La nobile ed antica famiglia, di origini spagnole, inizialmente pervenne a Palermo nei primi anni del 1500 tramite Francesco "de Cordoba" (titolo originale) che era al seguito dei reali di Spagna. La stirpe de Cordova contribuì nettamente a tessere la storia della nostra città e dei suoi dintorni.

Una torre Cordova, attualmente in disuso, fu costruita dalla famiglia nel XVI secolo come baluardo a protezione della foce del fiume Eleuterio contro le scorrerie piratesche che attaccavano le piantagioni della canna da zucchero, in quel di Ficarazzi. Ad Aspra esiste una villa de Cordova di Sant'Isidoro, residenza fino al 2011 della compianta marchesa Teresa de Cordova, seconda cugina di Gonzalo ed Angelica, oggi visitabile in qualità di casa museo.

Invece a Palermo, a seguito delle nozze fra il marchese Filippo de Cordova e la baronessa di Sant'Isidoro, il palazzo (tuttora esistente ma non più nelle disponibilità della famiglia) ubicato fra via Sant'Agata alla Guilla, via del Celso e via Sant'Isidoro, acquisì il nome di palazzo de Cordova di Sant'Isidoro.

È un edificio imponente, dotato di un bellissimo portale bugnato, del quale si favoleggia che vi si aggiri lo "spirito del turco". Si tratterebbe di Ajajà, figlio del re di Tunisi Mulè Amida. In verità era un musulmano già convertito al cristianesimo, che sarebbe deceduto in un'ala del palazzo distrutta durante i bombardamenti del 1943 e quindi sepolto nelle Catacombe dei Cappuccini.

Un'altro villino De Cordova si trovava fra via Simone Cuccia e via della Libertà, edificato nel 1887 per volontà di Provvidenza Pappalardo vedova di Filippo De Cordova marchese della Giostra.

Poi purtroppo venduto nel 1960 per essere demolito, come accadde a tante altre ville e palazzi, vittime dell'edilizia selvaggia di quei tempi.

Ma non sempre tutto è perduto e infatti, per ciò che riguarda la settecentesca Villa De Cordova di Tommaso Natale, i comproprietari discendenti della famiglia (oltre a Gonzalo ed Angelica, anche i cugini Federica, Filippo e Francesca de Cordova) hanno esercitato un immenso impegno e grandissimi sforzi per tutelare il loro bene. Grazie soprattutto all'affidamento del restauro alla famiglia Sala che anche attualmente ne cura la gestione nell'instancabile persona di Valentina Sala.

L'esempio della nonna Giuseppina Gaetani d'Oriseo in de Cordova marchesi della Giostra ha lasciato la sua forte impronta e la sensibilità dei successori ha fatto il resto. La villa venne edificata nel settecento dal marchese Brancaccio come residenza estiva nelle campagne della Piana dei Colli. Passata poi nelle mani di vari proprietari, giunse nei primi del Novecento alla famiglia de Cordova, marchesi della Giostra.

Si tratta di una struttura aristocratica che ha conservato il suo impianto settecentesco, elevato su tre livelli con un magnifico scalone elicoidale.

Sui due corpi bassi laterali che contenevano i magazzini, delle affascinati balconate in pietra calcarea delimitano le terrazze, oggi utilizzate per gli eventi all'aperto. Le sale interne furono affrescate da Elia Interguglielmi e così i visitatori possono ammirare la sala gialla, quella pompeiana e quella in stile orientale, secondo la moda dell'epoca.

Al di sotto di una delle terrazze la cappella intitolata alla Madonna del Rosario attende di essere restaurata. Un'attesa che, come dai desideri dei marchesi, non si prolungherà eccessivamente.

Anche questo luogo religioso li riporta ai ricordi della loro infanzia. Non tutti sanno che per molto tempo, prima che venisse edificata la chiesa di Santa Silvia su un terreno donato alla Curia dalla marchesa Francesca de Cordova (prozia degli attuali proprietari della villa), la borgata di Tommaso Natale era priva di parrocchia e pertanto l'unico punto di riferimento religioso per gli abitanti era proprio la cappella di Villa de Cordova.

Qui venivano celebrate le Sante Messe e tutte le funzioni. In questa atmosfera quasi mistica ritorna la presenza fortemente religiosa della nonna, la marchesa Giuseppina de Cordova, che apriva le porte della sua villa in ogni sacra occasione.

Ma soprattutto a Natale, anche dopo la costruzione della chiesa di Santa Silvia, quando ella (quale fermata conclusiva delle processioni natalizie) accoglieva i fedeli in un presepe vivente organizzato nel grande arco fra i due scaloni della sua villa che fungeva da grotta di Gesù Bambino.

Nella sua dimora la marchesa riceveva anche le persone più disagiate e nessuna di esse tornava a casa a mani vuote.

Vi assicuro che anche adesso non si va via da Villa De Cordova senza aver portato a casa il cuore pieno di gioia per aver potuto godere di una così magnifica residenza e per aver percepito, quasi palpabilmente, quanto questa affascinante residenza sia stata ed è ancora amata da chi l'ha vissuta e la vive giorno dopo giorno.

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