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Il lato più intimo della "voce della Sicilia": Rosa Balistreri raccontata dal nipote Luca

Nelle pagine di "L'amuri c’à v’haju", scritto dal nipote Luca, troviamo la Rosa privata, quella che solo i familiari, e pochi amici, hanno avuto il privilegio di conoscere

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 25 marzo 2021

Rosa Balistreri con il nipote Luca Torregrossa, autore del libro "L’amuri c’à v’haju"

A trent’anni dalla sua scomparsa la figura di Rosa Balistreri - esempio e modello di donna forte e indipendente - stenta, ancora (e purtropp), a trovare la giusta risonanza tra le vecchie e nuove generazioni.

Dietro gli animi che spiccano ci sono umanità fragili e spesso molto provate da una vita a tratti ingiusta; quando poi queste fragilità sono messe a servizio di un’arte allora viene fuori un artista come è stato per l’attivista dei “comizi con la chitarra”, come veniva chiamata Rosa.

È appena uscito un libro su Rosa Balistreri, “L’amuri c’à v’haju”, grazie al materiale - fatto di testimonianze e immagini d’epoca - raccolto e custodito dal nipote Luca Torregrossa, pagine che raccontano la Rosa più intima e privata quella che solo i familiari, e pochi amici, hanno avuto il privilegio di conoscere.

Chiunque, infatti, ricorda Rosa ha sempre parole di dolce nostalgia per un animo incompreso allora e forse ancora oggi.



«La pubblicazione del libro - ci ha detto Luca Torregrossa - è uno dei tre obiettivi che mi sono prefissato per far sì che si accenda la giusta luce su una grande donna e una grande artista quale è stata Rosa Balistreri.

Conto presto di realizzare anche un film su di lei e di mettere in piedi una fondazione a suo nome ma sono solo in questo percorso e spesso, quando ho chiesto aiuto, non ho avuto alcun riscontro».

Dalla scomparsa della nonna Rosa, Luca ha conservato abiti, i suoi occhiali, scritti, la macchina da scrivere e, non ultima, la sua inseparabile chitarra che strimpellava da mattina a sera con grande impegno e passione.

«Ho un grande quantità di materiale con il quale già in passato a Licata, paese natale di Rosa, ho provato a realizzare un museo a lei dedicato ma ho riscontrato uno spiacevole disinteresse verso mia nonna, trascurata dal suo paese anche da morta.

Con il libro ho voluto mettere insieme una serie di documenti e notizie che molti non conoscono ma che rendono bene l’immagine più privata di questa donna che all’epoca ha fatto una rivoluzione personale, privata e pubblica, testimoniando la grande forza delle donne. Ma forse è proprio questo che, ancora oggi, la rende in qualche modo scomoda».

La vita di Rosa Balistreri, per grandi linee, è nota a tutti soprattutto i passaggi più dolorosi che l’hanno portata ad essere la voce di chi si è ribellato a ingiustizie e soprusi.

Povertà, abusi, indifferenza e grande solitudine hanno costellato la sua esistenza sin da piccolissima, per non parlare della grande responsabilità che sentiva, e che si assunse pienamente, nei confronti del fratello invalido Vincenzo.

Alla soglia dei trent’anni Rosa Balistreri aveva anche affrontato il carcere per aver tentato di uccidere il marito, che aveva messo un gioco il futuro della figlia Angela.

La durezza della vita, a momenti alterni, non le tolse il coraggio e l’abnegazione: imparò a leggere a 32 anni, mentre per mettere qualcosa sotto i denti faceva tutti i lavori, i più umili possibili ma sempre dignitosi.

«Molti hanno conosciuto, soprattutto negli anni ’70, la Rosa Balistreri che arrivò al successo, portandola anche in giro per il mondo con tournée in Argentina e sui palchi dei teatri a Palermo ma la vera Rosa l’abbiamo conosciuta in pochi.

La porta di casa nostra era sempre aperta per tutti; nonostante il successo rimase sempre una donna molto umile e semplice che amava entrare in contatto con la gente e con le loro storie che, alla fine, erano sostanza per le sue canzoni.

Aveva anche una certa instabilità emotiva che la portava a stare sveglia tutta la notte a fumare. Allora, negli anni ’70, c’erano i così detti “notturni”, ovvero quei programmi radiofonici a cui si chiamava e si parlava a ruota libera.

Lei passò tante notti parlando con qualcuno dall’altro lato della cornetta, fumando. In fondo si è sempre sentita sola, fino alla fine della sua vita.

Era un'artista molto generosa, come oggi non ce ne sono più, con Mario Modestini e Salvo Licata condivisero momenti di lavoro e di sincera amicizia».

Tanti i ricordi che Luca Torregrossa, insieme alle testimonianze di altri grandi artisti come Maurizio Scaparro ad esempio e Andrea Camilleri, ha messo dentro questo libro che rappresenta un primo doveroso riconoscimento alla “voce della Sicilia”.

«Rosa era eccentrica e libera. Ricordo che quando mi sposai si presentò con un abito di seta con stampata la figura di Mazzini; io le chiesi se le sembrasse il caso di andare vestita così al matrimonio e lei sicura e fiera mi disse: “Sono un’artista, me lo posso permettere”.

E poi ci sono informazioni, sconosciute ai più, sul suo periodo a Scicli ad esempio. Ogni cosa che faccio in suo nome ha l’obiettivo di ridarle quella dignità di donna e di artista che a mio avviso le spettavano già in vita.

Quest’anno, per la seconda volta, anche la cerimonia della Presidenza della Repubblica ha voluto ricordare la figura di Rosa proprio nella giornata internazionale dedicata alla donne. È stato ancora una volta un onore sentire riecheggiare le parole e le note di mia nonna all’interno della più importante istituzione nazionale».

Il libro “L’amuri c’à v’haju” è acquistabile solo online sul sito dedicato a Rosa Balistreri.
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