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Il suo primo amore abitava a Palermo in via Porta di Castro: Pirandello e i tormenti del cuore

Non pochi sono stati i turbamenti amorosi di uno dei più grandi autori della Letteratura italiana, il premio Nobel Luigi Pirandello. Seppur monogamo amò tante donne

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 28 dicembre 2021

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Luigi Pirandello

Non pochi sono stati i turbamenti amorosi di uno dei più grandi autori della Letteratura italiana, il premio Nobel Luigi Pirandello e non hanno avuto alla fine come risultato un matrimonio felice.

Dodicenne, nel 1879, l’adolescente Luigi si trasferì con la famiglia da Girgenti (oggi Agrigento) a Palermo, dove il padre Stefano spesso si recava per curare meglio i suoi affari di proprietario di miniere di zolfo. Andò ad abitare a Palermo, in una casa di via Porta di Castro.

Il regista Luciano Lucignani ha così descritto per i lettori del quotidiano “La Repubblica” (18/11/1989), il primo innamoramento dello scrittore agrigentino per la sua vicina di casa di nome Giovanna: “Al secondo piano c'era una famiglia della borghesia agiata, con una bambina di appena dieci anni, Giovanna, che frequentava l'aristocratico collegio Maria Adelaide. Nel periodo delle vacanze Giovanna, come Luigi, restava a casa.

Da un balcone all'altro, i due ragazzi cominciarono a guardarsi con simpatia; e un giorno Luigi, seduto sulla ringhiera del balcone, intento a fissare la bambina, perse l'equilibrio e rischiò di cadere di sotto. Se la cavò, però, con un dente scheggiato. Più tardi, alla fine delle vacanze, Giovanna venne a salutarlo. E Luigi, emozionato, fece un gesto incauto, ferendosi a un dito. Giovanna, avvicinatasi, gli prese il dito e se lo portò alla bocca per succhiarne il sangue. Eccitato, Luigi prese quel gesto come un bacio e scoppiò a piangere.



Quasi subito gli venne la febbre e restò per tre giorni tra la vita e la morte, come smemorato. Non si nutriva, non tratteneva nulla, non riconosceva nessuno. Rimase a letto due mesi, quando si alzò era quasi Pasqua. Si aggirava per la casa avvolto in uno scialle enorme, pallido, i capelli dritti. Fu così che lo vide la bambina, rientrata per le vacanze; Giovanna gettò un grido e svenne tra le braccia del padre. E Luigi restò dov'era, tremando come avesse avuto quaranta di febbre. Fu la scoperta dell'amore”. 

Pirandello torna a Palermo per frequentare il "Ginnasio Liceo Vittorio Emanuele II", nel quale termina gli studi nel 1885. Divide il suo alloggio col coetaneo Carmelo Faraci (le due famiglie erano amiche di vecchia data) in via Capo Maestro d'Acqua. In questo periodo sboccia anche il primo vero amore. Quello per la cugina Lina, quasi ventenne, figlia dello zio Andrea, fratello del padre. 

Un amore però non ben visto dalla famiglia del ragazzo e che invece viene molto apprezzato e preso sul serio dalla famiglia di Lina, che spera, ma anche sollecita Luigi ad abbandonare l’Università per dedicarsi al commercio dello zolfo e così convolare a nozze. Pirandello delude lo zio Andrea a continua a studiare con impegno e due anni dopo, nel 1887 delude le aspettative dei parenti palermitani e parte per Roma per frequentare l'Università della Sapienza dove si iscrive al secondo anno della Facoltà di Lettere.

A seguito di un pesante diverbio con un docente, lascia la Capitale e il 10 ottobre si trasferisce a Bonn, oltre che continuare a studiare, non manca a qualche appuntamento mondano così qualche mese dopo (gennaio 1890) conosce a un ballo mascherato Jenny Schulz-Lander.

Ecco cosa scrive alla sorella Lina: «Ho indossato anch'io un domino e - inorridite - ho anch'io ballato, o per dir meglio saltato, e meglio ancora, pestato i piedi al prossimo mascherato. Fui a dirittura forzato a farlo da una mascherina azzurra da un cappellaccio di paglia spropositato - che mi si attaccò al braccio e non mi lasciò più per tutta la sera. A mezzanotte, ora in cui è costume di tór via le maschere, fui meravigliatissimo di riconoscere nella mia diabolica incognita, una delle bellezze più luminose che io abbia mai visto». 

La conoscenza di Jenny lo sconvolge talmente che va a stare a pensione in casa della vedova Lànder, madre della ragazza al n.37 di Breite Strasse. Il suo secondo volume di poesie, intitolato Pasqua di Gea, è dedicato proprio alla sua amata Jenny (Meine liebe, sùsse Freundiri), unico vero amore della sua giovinezza. Era una fanciulla bella e intelligente che sapeva suonare il piano e cantava molto bene.

Ma nel mentre a Girgenti, il padre di Luigi si metteva d’accordo con il suo socio d’affari Calogero Portulano per un matrimonio combinato tra Luigi e Maria Antonietta Portulano. Il sincero ed autentico sentimento amoroso per Jenny si scontra con quello "legale" contratto in Sicilia. I genitori di Luigi pretendono la sua presenza in Sicilia, così parte dalla Germania per la Sicilia, dove si ferma poche settimane per conoscere la fidanzata ufficiale.

“Il fidanzato riuscì a vedere la futura sposa poche volte, parlandole a voce alta, e sempre alla presenza di tre o quattro persone. Al massimo una stretta di mano, ma non troppo forte. Antonietta era bella, bruna, un po' misteriosa e dal fascino triste. Con i suoi lunghi capelli neri, emanava una femminilità innocentemente provocatoria. Pirandello, monogamo per natura, se ne innamorò con la testa e il cuore. Gli piaceva terribilmente”, ha scritto Gaetano Afeltra sul Corriere della Sera (30 luglio 2000).

Poi Luigi riparte per Bonn, dove il 21 marzo 1891 si laurea discutendo una tesi su Suoni e sviluppi di suono della parlata di Girgenti (Laute und Lautentwicklelung der Mundart von Girgenti).

La storia d’amore con Jenni si è conclusa e Pirandello va a Roma dove le tentazioni furono molte, stando al ricordo di una sua allieva: “Dal biennio in cui, al Magistero di Roma, ebbi come professore Luigi Pirandello affiora il ricordo di qualche episodio. Egli esercitava un profondo fascino su numerose allieve: perciò non era raro il caso che qualcuna si accendesse per lui di improvvisa passione, destinata però a spegnersi presto perché egli sembrava indifferente — talvolta ostile — sia alle simpatie che alle antipatie che suscitava”.

Da Roma scriveva lettere d’amore bellissime ad Antonietta, ma mentre Lui le parlava d'amore, lei rispondeva in tono scontroso, rivelando la radicale diversità dei due caratteri. Pirandello si sposa il 27 gennaio 1894. Ventisei anni lui, ventidue lei. “Non si erano mai dati un bacio. Quella sera Pirandello baciò la sposa e le disse parole dolci. Ma con estrema delicatezza la prima notte, e anche per altre notti ancora, non volle andare oltre. Fu una luna di miele bianca, piena di baci e di tenerezze” (Afeltra).

Andarono a vivere subito a Roma Un anno e mezzo dopo il matrimonio nacque Stefano, poi nel 1897 Lietta e due anni dopo Fausto. Furono anni in cui dove la vita coniugale andò abbastanza bene, fin quando improvvisamente la situazione si capovolse: la grande zolfara di Aragona, in cui Stefano Pirandello aveva investito tutto il patrimonio, compresa la dote di Antonietta, si allagò, provocando il disastro economico della famiglia.

Antonietta non resse al colpo, si avvilì e cadde in una terribile depressione. Esplose la follia. Il demone della gelosia si era impadronito di lei: con scenate terribili accusava il marito di avventure immaginarie. Lo spiava all’ uscita dal Magistero dove insegnava. Era gelosa delle sue allieve.

Nel 1914, in una lettera all’ amico Ojetti. Pirandello scrive: «Mio caro Ugo, forse da un pezzo ti sarà arrivata agli orecchi la notizia delle mie immeritatamente sciagurate condizioni familiari. Non è vero? Ho la moglie, caro Ugo, da molti anni pazza. E la pazzia di mia moglie sono io – il che dimostra senz’ altro che è una vera pazzia – io, io che ho sempre vissuto per la mia famiglia, esclusivamente per il mio lavoro, esiliato del tutto dal consorzio umano, per non dare a lei, alla sua pazzia, il minimo pretesto d’adombrarsi. Ma non è giovato a nulla, purtroppo: perché nulla può giovare! I medici hanno dichiarato, che è una forma irrimediabile di paranoja, del resto ereditaria della sua famiglia».

Nel 1919 Antonietta entrò in casa di cura in via Nomentana, a Roma, e vi rimase per quarant’ anni. Morì il 20 dicembre 1959.
Nel 1925 Pirandello aveva conosciuto l’attrice Marta Abba. Che aveva ancora 25 anni e Pirandello doveva compierne 58.

La giovane si era distinta fra gli allievi dell’Accademia dei Filodrammatici. «Io arrivai a Roma accompagnata da mia madre. Era il primo viaggio verso la compagnia con la quale avrei poi dovuto fare la tournee. Sul palcoscenico semibuio intravidi alcune persone; una, era un signore coi capelli d’argento e il pizzetto bianco, piuttosto curvo. Entrai in palcoscenico e qualcuno disse ad alta voce: “È Marta Abba”.

«Pirandello allora scattò dalla poltrona e mi venne incontro con quella sua stupenda vitalità: non pareva vecchio! «Mi strinse ripetutamente la mano e mi disse: “Benvenuta signorina, siamo contenti che sia arrivata!”».

Così Marta Abba ha descritto il suo primo incontro con Luigi Pirandello. L’epistolario di Pirandello e Marta Abba oggi ci racconta ci racconta di un amore dello scrittore siciliano per la Abba che fu probabilmente un’ossessione ed ha ispirato i suoi drammi teatrali. Marta Abba però non fu la sua amante.

“Pirandello aveva la consapevolezza esasperata della propria età e dei limiti che una personalità come la sua gli ponevano; era anche conscio che la fama internazionale di cui godeva, attirava su di lui l’attenzione del mondo; non possedeva armi di spregiudicatezza o di arroganza o di scetticismo che lo aiutassero a dominare situazioni anomale, era inoltre ossessionato dall’incombere della vecchiaia…

Quando Pirandello incontra e si innamora di Marta Abba è un uomo profondamente segnato da queste terribili esperienze e anche dalla celebrità che ha fatto di lui una figura di grande spicco nel mondo delle lettere e del teatro.

L’apparizione di questa splendida attrice venticinquenne dai capelli rossi fiamma, gli rimescola tutte le carte facendogli intravedere la possibilità di un rapporto-dialogo pieno e profondo, che gli era assolutamente mancato con sua moglie”, ha sottolineato Ivana Baldassari in “Marta Abba e Luigi Pirandello: l’ambiguo gioco delle parti”.
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