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Il tartufo, troppo bello per lasciarlo lì: ecco dove trovarlo in Sicilia e come mangiarlo

L’area di maggiore interesse è quella dei Nebrodi tra i fitti boschi del Parco ma non pensate che andare a tartufi sia per tutti: bisogna conoscere regole e segreti

Dario La Rosa
Giornalista
  • 15 ottobre 2018

Risotto al tartufo nero

Profuma di terra bagnata e inebria il palato con ricette semplici come un uovo fritto. L’oggetto del desiderio? Si chiama tartufo ed anche in Sicilia è possibile assaggiarlo in tutta la sua bontà.

L’area di maggiore interesse è quella dei Nebrodi, dove infatti da qualche anno si svolge una importante manifestazione dedicata a questa prelibatezza.

Il centro da tenere a mente è il piccolo e affascinante borgo di Capizzi, in provincia di Messina, che sabato 20 e domenica 21 ottobre si colorerà a festa per la sagra "Il tartufo tra i sapori d’autunno".

Se deciderete di fare un salto a Capizzi, vi ritroverete a percorrere la strada che collega il paese con Caronia (dall’autostrada Palermo-Messina). Anche in macchina sarete attratti dalla bellezza di un bosco fitto e suggestivo.

Ed è proprio tra quelle querce e alberi di altro genere che i tartufi crescono sottoterra, disturbati solo dai cinghiali che ne vanno pazzi.



Nel frattempo, però, ci sarà qualcuno che sarà andato a caccia di una bontà senza eguali.

Uno dei personaggi più preparati ed anche simpatici di Sicilia è Peppino Russo, tartufaio di Capizzi, che da qualche anno si dedica con sfrenata passione alla raccolta dei tartufi. Con lui porta un cane e un attrezzino per scavare.

È grazie all’amico a quattro zampe che la ricerca è possibile. Lui fiuta e trova. E quando il cane riesce a trovare un tartufo, ecco che arriva subito il premio. No, non un tartufo … il cane preferisce un bel pezzo di carne.

Attenzione, non pensiate che andare a tartufi sia cosa per tutti. Le regole sono ferree, occorre possedere un apposito tesserino e rispettare i calendari, ma soprattutto bisogna avere un cane addestrato a questo tipo di ricerca.

Peppino ci racconta che quello dell’addestramento è un lavoro costante. Quasi ogni giorno ricorda e insegna al cane come cercare e quali sono i segnali.

La difficoltà maggiore sta nel fare capire al cane che si tratta di un gioco, gustoso, che poi lo premierà.

Ma torniamo al tartufo e mettiamolo in tavola. La morte sua è la più semplice, fettine sottilissime di tartufo al carpaccio, un filo d’olio e pepe. Poi lo si può mettere nella pasta aglio e olio e condisce in modo superbo l’uovo a occhio di bue.

Certo, è un po’ caro, ma ogni tanto ne vale la pena.
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