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In Argentina c'è una piccola Acireale: Santa Maria La Scala e Mar del Plata, unite da cent'anni

Braian Schub Mattera, un italo argentino, ci racconta il legame che unisce queste due località. Una storia (di migrazione) iniziata oltre cen'tanni fa, fatta di tradizioni e di pesca

Salvina Elisa Cutuli
Giornalista, guida museale, insegnante di danza
  • 7 febbraio 2022

Santa Maria La Scala è un piccolo borgo di pescatori, nel territorio di Acireale, abitato da 450 anime. Un borgo magico per la posizione unica, per l’atmosfera che si respira e per le tante storie che custodisce. Storie appassionate di fede e di legami che vanno oltre il tempo e lo spazio. Un filo diretto collega, infatti, Santa Maria La Scala con Mar del Plata in Argentina.

A descrivere come nasce questa forte connessione tra due luoghi così distanti e diversi è Braian Schub Mattera che, con il suo accento latino - siciliano, ci riporta indietro nel tempo, quando i suoi bisnonni materni partirono proprio da Santa Maria La Scala per andare a Mar del Plata a fare fortuna. I racconti di questo luogo così lontano, ascoltati sin da quando era bambino, hanno suscitato in lui una grande curiosità, appagata solo nel 2014 quando ricevette come regalo un biglietto aereo per la Sicilia da parte della nonna.

Un viaggio senza ritorno perché Braian ha deciso di fermarsi a vivere proprio a Santa Maria La Scala. Ha così aperto una bottega di generi alimentari e oggi è titolare da ‘putia di l’americanu’. «Chi parte e lascia la propria terra idealizza ogni cosa del suo paese, soprattutto chi è andato via tanti anni fa.



Immaginavo di trovare un borgo grande, invece è giusto 1 km dalla punta del molo alla punta del mulino. A ripercorrere queste strade ho provato una sensazione molto forte: sono le stesse in cui i miei antenati hanno giocato, dove si sono conosciuti e innamorati. Mi fa sentire a casa. Penso che questo sia il secondo posto dove sono nato» racconta Braian.

Il viaggio che ha portato molti "scaloti" ad attraversare l'oceano è iniziato molti anni fa, all'inizio del secolo scorso. All’epoca i pescatori del borgo erano alla ricerca di mari pescosi, si spostavano spesso in Calabria e a Lipari. In entrambi i luoghi, infati, esistono tuttora delle comunità scalote. Proprio all’inizio del ‘900 un contadino liparoto partì per Mar del Plata - che all’epoca era una città in cui si lavorava la carne da esportare in Europa, non aveva infatti neanche un porto - e un giorno, per caso, decise di andare a pescare. Nel giro di pochissimo aveva messo da parte 20 Kg di pesce.

Così cominciò a mandare lettere in Italia invitando amici e parenti a seguirlo. La voce arrivò anche ad Alfio Greco, detto Alfio Spada, un pescatore di Santa Maria La Scala, sposato con una liparota, che decise di partire per Mar del Plata.

Era il 1910. Lo seguirono fratelli, cugini e altri paesani nel corso degli anni. «In un primo momento pensavano di fare soldi e rientrare in Sicilia, ma lo scoppio della prima guerra mondiale li bloccò in Argentina. Cominciarono a partire altri pescatori, tra questi il mio bisnonno nel 1929 insieme ad un suo cugino. Mia bisnonna, con la quale si sposò tramite procura, lo raggiunse nel 1935. Tante persone si sono sposate così, c’era chi si conosceva con la moglie e chi no. Dal 1915 al 1950 è successo di tutto.

È stato costruito il porto a circa 20 km dal centro storico. Mar del Plata era la città estiva dell’elite argentina, i pescatori che urlavano in italiano non potevano occupare le spiagge del centro, così fu costruito un nuovo porto che oggi è il più grande dell’Argentina. Nel 1950 si contavano circa 250 famiglie di Santa Maria La Scala a Mar del Plata, nacque una vera comunità e si organizzò la prima messa della Madonna della Scala, l’ultima domenica di agosto, come nel loro luogo di origine» continua Braian.

All’inizio si organizzava una cerimonia con un quadro arrivato da Santa Maria La Scala, poi venne realizzato un fercolo da portare in processione, pagato dalla comunità acese, identico a quello del luogo d’origine. Uno scambio che ha continuato nel tempo. L’aureola con le 12 stelle della Madonna del borgo acese è stata donata dai primi scaloti in Argentina.

In questa devozione, rimasta intatta negli anni, si racchiude l’amore verso il paese d’origine, la famiglia e gli amici che, in molti casi, non hanno più avuto modo di rivedere. «Ricordo da piccolo il momento dell’offertorio - racconta Braian -, si portavano in dono le bandiere italiana, argentina, papale e della trinacria come simbolo di unione della patria attraverso la Madonna. Si portava anche un’urna con i sassi della spiaggia di Santa Maria La Scala. Io fantasticavo, vedevo le persone commuoversi. Quando sono arrivato qui e ho visto queste spiagge mi sono commosso anche io, ho pensato a quanti antenati si sono divertiti qui scalzi di fronte al mare. Il giorno della festa a Mar del Plata si respira l’aria siciliana: i cannoli, un vassoio pieno di limoni e arance, i profumi della terra d’origine.

Un pranzo d'onore a casa, il formaggio grattugiato nel contenitore di vetro e argento, un pasto speciale come fosse Natale. Anche in Italia la feste è molto sentita, i pescatori del borgo di solito si trasferiscono in Sardegna da Pasqua a dicembre. Per la festa della Madonna rientrano tutti in paese, non lavorano e vivono al massimo quei giorni insieme alle proprie famiglie. I ragazzi aspettano di compiere 18 anni per partecipare al gioco dell’’antinna’».

Si tratta di un’usanza già in voga tra i nobili acesi durante le loro vacanza estive trascorse nel borgo, quando organizzavano una festa che di religioso non aveva proprio nulla. Questa usanza è stata poi inserita nella festa religiosa, istituita nel 1912, a seguito dell’apparizione di una madonna con la scala ad alcuni pescatori rimasti bloccati nel maremoto del 28 dicembre del 1908. Nel giro di pochi anni venne realizzato il simulacro e istituita la festa. In Argentina, durante la festa del pescatore di gennaio, la comunità scalota ripropone il gioco dell’‘antinna’ per ricordare sempre le proprie origini.

Oggi a Mar del Plata si contano circa 5000 persone con ascendenza scalota, alcuni di loro sono riusciti a ritornare più volte nel loro luogo d’origine, qualcuno solo una volta, qualcun altro mai. Per questi ultimi, nonostante siano nati e cresciuti in Argentina, il legame con la terra d’origine resta prepotente grazie alla forza dei racconti e dei ricordi, tramandati di generazione in generazione, che sanno di sapori e colori lontani che fanno vibrare ancora di più le corde del cuore.

Il luogo d’origine diventa così un luogo idilliaco dove convivono solo sentimenti di beatitudine, gioia e spensieratezza
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