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L'arco costruito in una sola notte e il cavallo senza testa: storia e mito di via Crociferi

Tra le meraviglie barocche di chiese, ville e monasteri, via dei Crociferi a Catania è legata a una curiosa leggenda risalente al Settecento a cui molti ancora credono

Dario La Mendola
Curatore e critico
  • 11 settembre 2018

Via dei Crociferi a Catania, l'arco sullo sfondo

Via dei Crociferi fu edificata su una strada sacra ai romani, in cui insistevano maestosi templi, dopo il violento terremoto che colpì la Val di Noto nel 1693.

Essa contiene una concentrazione di bellezze barocche senza pari, offrendo ai visitatori notevole organicità artistica.

È lunga circa duecento metri e taglia verticalmente il centro storico della città di Catania.

A darle avvio, procedendo da nord a sud, è villa Cerami, che in passato fu la residenza del principe Domenico Rosso.

Dopo un periodo di decadenza, la villa è stata acquistata negli anni cinquanta dall'università di Catania e oggi ospita la facoltà di giurisprudenza. Nel cortile è presente una scultura in bronzo di Emilio Greco.

Il nome della via proviene dalla chiesa di san Camillo, appartenente all'ordine dei padri Crociferi, posta a ridosso della "cchianata ‘i Sangiulianu", cioè la salita di Sangiuliano, attraversata dal fercolo trainato dai devoti durante le celebrazioni in onore di Sant'Agata. Il fercolo, terminata la salita, imbocca via dei Crociferi e si dirige alla Cattedrale.

La chiesa di San Camillo custodisce un tesoro di arte antica: una tavola raffigurante una Madonna con Bambino di presunta epoca bizantina.

Poco più avanti si impone alla via la facciata convessa della chiesa di San Giuliano, incorniciata da una cancellata in ferro battuto.

Essa è di pianta ottagonale, a croce greca. L'altare maggiore è stato attribuito a Giovanni Battista Vaccarini, mentre la pavimentazione in marmi policromi è di Giovan Battista Marino.

Secondo la tradizione, le monache assistono la processione di Sant'Agata dal loggiato della cupola.

Dirimpetto la chiesa di San Giuliano c'è il Collegio dei Gesuiti, interamente in pietra lavica, il quale fu sede dell'Istituto di arte di Catania.

E a seguire, la facciata lineare e austera della chiesa di San Francesco Borgia, in marmo bianco, a cui si accede da uno scalone a doppia rampa.

La cupola è stata dipinta da Olivio Sozzi, e custodisce sotto di essa tre ampie navate. A quanto pare, poiché la Cattedrale era chiusa, Vincenzo Bellini fu battezzato qui nel 1801.

A chiudere via dei Crociferi è la chiesa di san Benedetto, edificata tra il 1704 e il 1713. insieme all'arco di San Benedetto, costruito in una sola notte per permettere il passaggio delle suore dalla piccola alla grande abbazia.

Lo scalone marmoreo di ingresso, in cui sono presenti alcuni angeli, introduce la facciata di Alonzo di Benedetto e il portale di Giovanni Battista Vaccarini.

Al suo interno vi è un'unica navata, arricchita sulla volta dai bellissimi affreschi del Settecento di Giovanni Tuccari.

Via dei Crociferi è legata a una curiosa leggenda, risalente appunto al Settecento. Alcuni cittadini sostengono che essa fu inventata dai nobili del tempo, i quali, intrattenendo nel luogo relazioni amorose non ufficiali, per allontanare scomodi testimoni diffusero la notizia secondo cui, dopo mezzanotte, era possibile udire il calpestio degli zoccoli di un cavallo senza testa.

Un uomo del popolo volle sfatare la leggenda recandosi in via dei Crociferi e, per dimostrare la sua coraggiosa presenza, affermò che avrebbe piantato un chiodo sotto l'Arco.

Era appena mezzanotte. Via dei Crociferi, deserta e poco illuminata dalla luna, incuteva timore.

L'uomo, con in mano il martello, piantò in fretta il chiodo e fuggì. Ma compiuto giusto un passo, sentì che qualcosa lo tratteneva.

Egli si voltò, credendo fosse il cavallo senza testa. Non vedendo nessuno, però, fu colto da un infarto e morì.

L'indomani mattina la gente del luogo trovò il cadavere dell'uomo: la sua mantella era stata fissata sull'Arco dal quel chiodo che lui stesso aveva piantato.

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