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L'eccezionale "Smoking Land" scoperta alle isole Eolie: oltre 200 vulcani sommersi

Grandi strutture molto estese che non trovano eguali in tutto il Mediterraneo e che somigliano ai famosi camini delle zone vulcaniche oceaniche profonde

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 14 febbraio 2018

Il mare delle Eolie è teatro di una scoperta eccezionale. Ribattezzato dai suoi scopritori "Smoking Land", è stato scoperto un sitoidrotermale con oltre 200 camini di origine vulcanica sul fondale compreso tra l’isola di Panarea e l’isolotto di Basiluzzo, a circa 70-80 metri di profondità.

L’area è più o meno nota sin dal 2015 ma i risultati dello studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ismar-Cnr), dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con la Marina Militare, le Università di Messina e di Genova e l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero (Iamc-Cnr), sono stati pubblicati sulla rivista Plos One soltanto in questi giorni.

Il campo idrotermale è caratterizzato da decine e decine di strutture a forma di cono, chiamate appunto camini, e composte principalmente da ossidi di ferro, con un’altezza variabile tra 1 e 4 metri e una base di diametro medio di circa 3.8 metri.

Grandi strutture molto estese dunque che non trovano eguali in tutto il Mediterraneo e che somigliano ai famosi camini delle zone vulcaniche oceaniche profonde.

Le esplorazioni condotte con l’ausilio di un robot filoguidato dotato di telecamera (ROV, Remotely Operated Vehicle) hanno permesso inoltre di osservare lo sviluppo di un particolare habitat attorno a queste strutture, composto da vari organismi tra cui un’estesa popolazione di alga rossa (Peyssonnelia spp.), spugne, briozoi e policheti tubicoli (i vermi col ciuffo, per intenderci).

Un’ambiente sottomarino con un particolare equilibrio biologico e geochimico, regolato principalmente dai gas di origine vulcanica emessi dai camini.

Questi ultimi, inoltre, sono allineati lungo una faglia che permette la risalita dei gas magmatici dalle viscere del complesso vulcanico di cui l’isola di Panarea e gli scogli viciniori rappresentano la porzione emersa.

Il cuore del vulcano è ancora caldo come testimoniano le emissioni di gas e il recente violento episodio di degassamento avvenuto tra Lisca Bianca e Bottaro nel 2002.

Nelle prime ore del mattino del 3 novembre di quell'anno, al largo di Panarea si formarono due grandi colonne di gas e bolle, in seguito a un evento esplosivo che ha creato un cratere profondo circa 10 metri sul fondo del mare, oltre ad avere rilasciato significative quantità di gas di origine magmatica.

La scoperta della “Smoking Land” ci ricorda dunque come il sistema vulcanico di Panarea sia ancora attivo e poco conosciuto, fattori che dovrebbero incoraggiare nuovi studi e lo sviluppo di un sistema di monitoraggio e sorveglianza dei fondali dell’isola più mondana delle Eolie, e forse anche più sorprendente.

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