"L'Hantavirus non è come il Covid": un esperto siciliano ci spiega i sintomi e i rischi
Cresce la preoccupazione dopo i casi registrati a bordo della nave da crociera. L'infettivologo Fabrizio Pulvirenti fa chiarezza e invita a "non creare allarmismi"
Ma facciamo un po’ di chiarezza: si tratta di virus trasmessi, principalmente, dai roditori infetti attraverso il contatto con urine, saliva o feci contaminate. Nell’uomo i sintomi in genere compaiono dopo 1-8 settimane dal contagio e includono febbre, mal di testa, dolori muscolari, dolore addominale, nausea e vomito. Possono comparire anche occhi arrossati, tosse e, nei casi più gravi, insufficienza renale.
«È un virus che non è presente alle nostre latitudini ma interessa prevalentemente il continente americano – precisa Fabrizio Pulvirenti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela - . Si tratta di un virus silvestre: di conseguenza, più l’uomo erode il territorio boschivo, più questi virus, attraverso gli animali che ne fungono da serbatoio, entrano in contatto con l’essere umano. È un fenomeno simile a quello che accade, ancora oggi, in Africa con l'Ebola, cioè virus da animali che, occasionalmente, infettano l’uomo. Diventano pericolosi perché alterano la permeabilità dei vasi sanguigni».
Come detto, I’Hantavirus sembra essere trasmesso dai roditori e, ormai, molte famiglie scelgono di adottare piccoli roditori come animali da compagnia. Di conseguenza, può essere pericoloso? «Sì e no – spiega l’esperto -. Gli esemplari selvatici sono decisamente più rischiosi poiché vivono in ambienti che, seppur urbani, sono contaminati. Inoltre, possono essere portatori di insetti che fungono da vettori per l'uomo».
Al di là del fatto che i roditori siano diventati dei simpatici animali che accompagnano la vita dell’uomo, come comportarsi in caso di morso durante, magari, una bella gita in campagna in questi periodi? «Niente panico – spiega Pulvirenti -. È bene rivolgersi al Pronto Soccorso o al proprio medico di medicina generale. Generalmente, è sufficiente una disinfezione con acqua ossigenata o iodopovidone, prodotti in grado di eliminare la maggior parte degli agenti patogeni. In presenza di altri sintomi, come febbre, tosse o difficoltà respiratorie, è opportuno approfondire la ricerca diagnostica».
Tuttavia, non si tratterà certamente di Hantavirus, poiché, come detto, riguarda altre zone del mondo. «I casi sulla nave da crociera sono, probabilmente, frutto di un contagio avvenuto a terra e manifestatosi, poi, a bordo. Non rappresentano un focolaio epidemico preoccupante, come confermato anche dal Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità», conclude Pulvirenti.
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