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L'unione fa la forza: i grandi festival di Sicilia (questa volta) fanno gioco di squadra

I festival musicali più rappresentativi sono pronti a rilanciare il brand Sicilia con una programmazione comune: un'opportunità turistica da sfruttare in futuro

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 25 maggio 2020

The djoon experience festival sicily 2020

Il parmigiano reggiano è probabilmente il formaggio più famoso al mondo. La sua produzione assorbe il 18% del latte prodotto in Italia, ed è frutto del lavoro di oltre 360 aziende consorziate. Se ci pensate non sono poi tante aziende, ma unite riescono a rappresentare uno dei brand italiani più prestigioso al mondo.

La base di questo successo è l’unità. L’unità, il lavoro di gruppo e di cooperazione è uno dei grandi limiti della Sicilia. Ne sono da sempre convinto, l’unione fa la forza tanto quanto la divisione è la debolezza della nostra isola. Per queste ragioni ho trovato una novità molto interessante il fatto che sei festival di musica siciliani, di fatto i più rappresentativi, manca all’appello solo l’Ypsigrock di Castelbuono, si siano associati. Sono festival che si rivolgono generalmente ad un pubblico giovane, e sono allocati spesso in luoghi estremamente suggestivi.

I festival associati sono Ortigia Sound System di Siracusa, FestiValle dei Templi di Agrigento, The Djoon Experience Festival, che ha avuto luogo negli anni scorsi a Favignana e che è previsto tenere a Castellammare, Mondo Sounds di San vito Lo capo, Mish Mash Festival di Milazzo e One Day Music di Catania. Insieme valgono un aggregato di 120.000 spettatori, e un valore economico per l’indotto stimato in 20 milioni di euro nell’ultimo triennio.



Recentemente hanno messo in evidenza, in un documento le criticità che si trovano ad affrontare a causa della crisi virale ed al fatto di essere fuori da qualunque forma di supporto ed assistenza.

Io credo che questa circostanza offra una grande opportunità alle amministrazioni di riferimento, che io individuo nell’assessorato al Turismo ed in quello alla Cultura. I festival sono rivolti da un target giovane, hanno una programmazione musicale molto focalizzata sulle avanguardie. Rappresentano da una parte un forte motore aggregativo in chiave turistica, dall’altra aprono a spaccati di mondo e di esperienze rispetto le quali la Sicilia è sempre stata marginale.

Io credo che il fatto che si siano uniti rappresenti una grande occasione per partire da questo nucleo, fare un ragionamento strategico generale che punti al segmento giovanile e più in generale al turismo esperienziale.

Ricordo che quando ero giovane Dublino investì in cultura per diventare il punto di riferimento per giovani europei, era una meta ambitissima e gettonatissima per i miei vent’anni, questa azione strategica negli anni ha consolidato sempre più la città come destinazione turistica, facendone la meta che tutti oggi conosciamo. Perché c’è da dire che i giovani sono destinati a crescere, e se si affezionano ad un luogo è probabile che negli anni torneranno a visitarlo, magari cambiando punto di vista ed esigenze.

Il nucleo di base di questi festival, al quale mi auguro possa aderire anche Ypsigrock, rappresenta una grande occasione per cominciare a pensare ed a programmare in modo strategico la promozione turistica della Sicilia. Quando si parla di turismo esperienziale come nuova frontiera del turismo si fa riferimento anche ad attività come quelle rappresentate da questi festival.

Va precisato che sono manifestazioni che vivono di sbigliettamento, pur non essendo prodotti commerciali, rappresentano pertanto già solo per questo una anomalia positiva nel mondo dell’arte e della cultura e si dovrebbe fare quanto necessario per aiutarli a superare quest’anno così difficile.

La crisi pandemica potrebbe essere per loro catastrofica, perché il sistema confuso di regole e le poche certezze rendono complesso ipotizzare la realizzazione degli eventi. È inutile spiegare che perdere una annualità in festival tutto sommato giovani potrebbe anche essere l’inizio di un processo irreversibile di chiusura definitiva.

Una rete di festival ben distribuiti sulla Sicilia, con uno storico di diversi anni, apre a mio avviso delle interessanti prospettive in chiave futura, anche a supporto della destagionalizzazione e nella diffusione del brand Sicilia in segmenti che altrimenti sarebbe impensabile raggiungere.

Ovviamente andrebbe fatto un consapevole lavoro di coordinamento ed indirizzo, magari favorendo la nascita di eventi analoghi in altre località e destinazioni.

Io credo che in questa fase vadano presi per mano e debba essere fatto il possibile per supportarli, immaginando in futuro che questo aggregato, attraverso una promozione congiunta delle singole line-up, possa essere una significativa base per la Sicilia per aprirsi al segmento del turismo giovane, che ricordo fa la fortuna di tantissime destinazioni.

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