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La burocrazia è ubriaca d’acqua: a Palermo l’inquinamento è frutto del non senso

Per una volta sono dalla parte del Sindaco. La vicenda dell’ordinanza sull’acqua è uno dei tanti esempi di come il sistema burocratico in Italia sia arrotolato su se stesso

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 7 marzo 2020

Per una volta, lo dico subito, sono dalla parte del Sindaco. Non so se sapete che il sistema che ordina i tasti nelle nostre tastiere dei computer (QWERTY) è un sistema molto poco efficiente. Venne adottato perché rallentava la digitazione soprattutto impedendo che i martelletti delle macchine da scrivere meccaniche si incastrassero.

Oggi usiamo tutti un sistema obsoleto senza neanche sapere perché ed è bene sapere che potremmo aumentare la velocità di digitazione del doppio con un altro sistema anche questo brevettato (DVORAK).

La vicenda dell’ordinanza sull’acqua è uno dei tanti esempi di come il sistema burocratico in Italia sia arrotolato su se stesso. Esattamente come un tumore uccide il nostro corpo dall’interno, lo stesso effetto ha la burocrazia sulle nostre vite. In pratica cosa è successo a Palermo?

L’ASP effettua controlli di rito per verificare la potabilità delle acque. Si tratta di un'importante funzione di controllo terzo sull’operato dell’AMAP. Il 25 febbraio l’ASP effettua analisi di controllo che evidenziano delle criticità, le analisi sono trasmesse il 28 febbraio all’AMAP.



So che l’AMAP controlla giornalmente i parametri dell’acqua. Ė pertanto presumibile che quest'ultima si sia attivata a prescindere dalla comunicazione dell’ASP per ripristinare la salubrità dell’acqua. Ma, nella peggiore delle ipotesi, si è attivata ed ha riportato tutti i parametri dentro i limiti di legge appena ricevuta la comunicazione dell’ASP, il 28 febbraio.

Qualunque delle due opzioni si sia verificata il dato certo è che nei giorni seguenti e nel giorno dell’ordinanza sindacale l’acqua è potabile.

Nonostante i dati di AMAP siano rassicuranti l’ASP non effettua nuovamente il controllo (non ho capito perché) e sulla base delle analisi del 25 febbraio dà indicazione al sindaco di procedere con l’ordinanza tanto controversa, secondo la quale è vietato l’uso dell’acqua in una parte consistente della città.

L’informazione nel giro di qualche ora raggiunge ogni singolo cittadino di Palermo, io stesso credo di avere ricevuto almeno una decina di comunicazioni in tal senso. È seguito il panico con reazioni probabilmente esasperate anche dal momento di fragilità emotiva per la vicenda del Coronavirus.

Il Sindaco doveva procedere alla comunicazione perché la procedura lo prevede, ma tutti sapevano che il problema era stato superato all’atto dell’ordinanza. Probabilmente si è sottostimato quanto l’informazione avrebbe girato in tempo reale.

Ricevuta la notizia ho chiamato amici che lavorano in AMAP che mi hanno rassicurato sullo stato di qualità dell’acqua e spiegato il problema, quindi la vicenda chiarita nelle ore successive era già chiara sin dall’inizio: la burocrazia e la vita reale sono andate in direzioni diverse.

Questo cortocircuito spiega molto più di tanti giri di parole perché è necessaria una riorganizzazione complessiva delle nostre procedure e della nostra burocrazia. Mi viene da immaginare il sistema Palermo, ma credetemi vale uguale per l’Italia, come una grande macchina da scrivere, pensata per funzionare lentamente, con un sistema obsoleto, mentre esistono, nell’era di internet e computer, modi molto più rapidi e razionali di fare le cose.

Prendersela con il sindaco significa perdere di vista la reale gravità del problema e l’esigenza di riorganizzare il sistema. Il sindaco Leoluca Orlando in questa vicenda suo malgrado, e credo senza alternativa, ha svolto la sua funzione all’interno di un ingranaggio complessivamente delirante che andrebbe semplicemente rivisto.

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