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La dimenticata Torre Scardina di Benfratello: l'itinerario Liberty di Palermo non è più rinviabile

Raffinato progettista, elegante disegnatore, Benfratello è l'autore di alcuni tra gli edifici modernisti più suggestivi della città. Diversi purtroppo abbattuti durante il sacco edilizio

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 16 gennaio 2021

Dettaglio di Torre Scardina

L'allievo integrale” viene definito Salvatore Benfratello nella prima monografia che Salvatore Caronia Roberti dedica al maestro del floreale italiano Ernesto Basile nel 1935. Nato a Palermo nel 1881 si laurea in Ingegneria Civile nel 1909 presso Scuola di Applicazioni per ingegneri e architetti diretta per circa quarant'anni dallo stesso Basile di cui diviene assistente alla Cattedra di Architettura Tecnica e a cui subentrerà alla dipartita dello stesso nel 1932.

Ottenuta la libera docenza nel 1915, prende servizio a Pisa nel 1920 vincendo il concorso per la Cattedra di Architettura Tecnica. Succeduto alla presidenza della facoltà di Ingegneria nel 1941 dopo la scomparsa di Giuseppe Capitò, sarà tra gli animatori della prima facoltà di Architettura in Sicilia (1944) progettando in équipe gli attuali dipartimenti di ingegneria.

Raffinato progettista, elegante disegnatore, Benfratello la cui sintassi architettonica di inizio secolo sfiora talvolta il mimetismo basiliano, è l'autore di alcuni tra gli edifici modernisti più suggestivi della città, purtroppo come nel caso del sontuoso Palazzo Russo-Radicella costruito lungo il fronte della via Roma, abbattuto durante la fase acuta del sacco edilizio.



Suo è il Villino Messina-Verderame di proprietà regionale (1915) abbandonato ad un incomprensibile destino di degrado, la monumentale tomba Filiti nel cimitero di Santorsola, il Palazzo Ponte su via Roma, la suggestiva Torre Scardina al Borgo Vecchio, unica opera residenziale del progettista palermitano ad essere scampata all'abbandono e al degrado.

Incastonata tra le vie Principe di Scordia, Collegio di Santa Maria e piazzetta Mulino a vento, costruita di fronte l'asilo comunale Alessandra Parisi, l'elegante torre residenziale, costretta su un piccolo lotto a base pressoché quadrata, spicca per qualità estetiche rispetto al costruito dell'intero quartiere, rappresentandone in potenza l'icona. Posto come lotto di testata e con un fronte cieco, l'edificio simmetrico e svettante a cinque piani fuori terra pare quasi una sentinella a guardia del rumoroso mercato diurno.

Dal punto di vista compositivo siamo davanti un'opera pienamente intrisa dalla lezione stilistica basiliana: il piano d'attacco a terra caratterizzato da un ordito costante a fasce orizzontali che ai quattro piani superiori divengono paraste bugnate al piano primo e ancora paraste lisce per i restanti tre piani, fino a spiccare oltre la linea di colmo superiore divenendo un tutt’uno con la tipica soluzione di smusso all'incrocio centrale delle due falde di cui è composta la copertura a doppio spiovente; l'uso calibrato dei ferri battuti a supporto dei balconi (uno per lato e per piano), sorretti da mensole; la semplicità di un impianto di facciata in cui a giocare un ruolo determinante è il dualismo bicromatico delle partiture di intonaco e marmo.

Appare quasi immediato il confronto diretto con le soluzioni che in quegli stessi anni Basile adotta per l'ex Istituto Pignatelli-Florio ai Colli (1910) e per il prospetto del Kursaal Biondo in via Amari (1916) relativamente ai timpani centrali smussati e stretti dai pilastrini angolari svettanti, soluzioni che allievi ed epigoni non tardano ad utilizzare in tutta la città così come avviene per la centrale elettrica in via Cusmano (S. Li Volsi Palmigiano) o a Mondello nel villino Pepe-Lo Jacono (S. Caronia Roberti).

La torre di Benfratello, nel sublimare la lezione metodologica del maestro, rappresenta ancora oggi, in un contesto congestionato dal traffico veicolare e da un paesaggio urbano pressoché uniforme, un punto notevole della poetica modernista palermitana, esempio tra i più alti della capacità di incidere del progetto di architettura persino nella fase di esaurimento della parentesi culturale della belle époque, slancio culturale di cui la città contemporanea degli ultimi quarant'anni dimostra d'avere perduto la memoria.

Forse una targa, munita di apposito qr code, in attesa che il comune istituisca finalmente il non più rimandabile “itinerario Liberty”, potrebbe contribuire alla riscoperta di questo piccolo capolavoro progettato da uno dei più importanti protagonisti della Scuola di architettura di Palermo, docente di intere generazioni di progettisti, di cui rimane anche traccia figurativa rilevante nell’ottimo ritratto ad olio eseguito da quell'altro protagonista del dibattito culturale architettonico che fu Luigi Epifanio.
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