La norma sulla parità di genere è legge in Sicilia: cosa cambia con le quote rosa
Una battaglia portata avanti dalle 15 deputate siciliane, unite al di la dello schieramento politico. "Non una concessione ma il riconoscimento di un diritto"
La mobilitazione di deputate e consigliere, davanti all'Ars, per la norma sulla parità di genere
La nuova norma, che ora è legge inserita nella riforma degli Enti locali, impone che nelle giunte comunali siciliane ci sia almeno il 40% di donne. un provvedimento che adegua la Sicilia alle norme nazionali. Il risultato di una mobilitazione politica che ha visto in prima linea le 15 deputate regionali, che già nel pomeriggio di ieri (17 febbraio) si erano radunate davanti a Palazzo dei Normanni per ribadire l'importanza della riforma.
Il ddl ha ottenuto 50 voti favorevoli, su 70 deputati, tra cui alcuni assenti. Un buon risultato insomma accolto tra gli applausi e la commozione delle deputate.
«Siamo sulla strada giusta, le donne in politica sono un valore aggiunto e l’Ars finalmente lo ha riconosciuto con il voto al ddl enti locali - dice Roberta Schillaci, vice capogruppo M5s all’Ars -. Era una norma non tanto di recepimento, ma di civiltà, quella che ha visto la luce stasera e che prevede il 40% di presenza minima di genere nelle giunte comunali siciliane. Abbiamo lavorato come donne di questo parlamento, al di là dei partiti di appartenenza, in maniera unita ed esprimendo una posizione chiara. Ci sono state tensioni per un ddl di riforma degli Enti locali, che nel suo complesso aveva anche disposizioni non condivisibili. C’è stata troppa approssimazione che il Parlamento ha sanzionato bocciando molti articoli. Sta di fatto - conclude - che la battaglia sulle donne nei municipi è vinta, con il recepimento tout court della legge nazionale. Ringrazio tutte le donne e gli uomini della società civile che hanno sostenuto questo percorso».
«Oggi è un giorno storico per la Sicilia. La vittoria di una battaglia che ho portato avanti con convinzione fin dal primo momento, perché credo in una politica capace di valorizzare tutte le competenze - dichiara Marianna Caronia, deputato regionale di Noi Moderati - Mi sento orgogliosa per avere spianato la strada a tutte quelle donne che vorranno fare politica e che avranno maggiori possibilità di accesso ai luoghi decisionali. Con questa legge compiamo un salto di qualità nella costruzione di istituzioni più giuste, moderne e rappresentative. La presenza delle donne nei luoghi decisionali non è solo una questione di equità, ma un valore aggiunto per la qualità delle politiche pubbliche e per lo sviluppo dei nostri territori», ha concluso.
«Ce l'abbiamo fatta - esulta Valentina Chinnici, deputata del Pd -. Dopo 12 anni siamo usciti dalla barbarie ed è una vittoria del partito trasversale delle donne. Dentro il Palazzo e fuori dal Palazzo. Grazie a tutte le donne che ci hanno sostenuto in questa battaglia giusta e a tutti gli uomini di buona volontà».
«L’approvazione del disegno di legge sugli enti locali segna una battaglia importante per il gruppo Pd ma soprattutto un passaggio storico per la Sicilia - le fa eco Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars - Con il via libera alla norma che introduce la soglia del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali, compiamo finalmente un atto di giustizia equiparando la Sicilia al resto d’Italia. Non si tratta di una concessione - aggiunge Catanzaro -, ma del riconoscimento di un diritto. Come gruppo del Partito democratico all’Ars abbiamo portato avanti con convinzione questa battaglia fin dal primo momento. Resta un dato politico emerso con evidenza il centrodestra è sempre più diviso, basta guardare l’esito delle votazioni di diversi articoli del ddl per rendersene conto».
«L'esito complessivo del DDL sugli enti locali suscita amarezza e sconforto. Il testo finale approvato dall'aula ha tra i pochi meriti quello di avere finalmente introdotto anche in Sicilia la rappresentanza di genere del 40 per cento nelle giunte comunali, voluta con forza da Fratelli d'Italia per adeguarsi a quanto già giustamente previsto nel resto d'Italia».
Anci Sicilia sottolinea: «L’importanza di sostenere con convinzione la norma sulla parità di genere nelle giunte dei Comuni con più di 3 mila abitanti – dichiara il presidente Paolo Amenta - Su temi così delicati non possiamo permetterci rinvii o contrapposizioni pretestuose: è in gioco l’efficienza dei servizi ai cittadini».
Lo afferma Giorgio Assenza, capogruppo all'Ars di FdI, aggiungendo: «Sono state purtroppo bocciate norme altrettanto attese, come quelle sul terzo mandato consecutivo dei sindaci e sull'introduzione della figura del consigliere supplente. Inoltre anche sul tema dei permessi si poteva e si doveva fare di più. Chiedo scusa per tutto ciò agli amministratori locali e all'Anci Sicilia: non meritavano questo trattamento da parte dell'Ars che si è dimostrata miope in questa occasione oltre che condizionata per l'ennesima volta dal voto segreto».
Inoltre Assenza chiarisce quanto avvenuto in occasione della bocciatura dell'articolo 10: «Per amore di verità devo smentire la tesi sostenuta dal collega Roberto Di Mauro. Sono stato io e non il vicepresidente Sammartino a chiedere ai deputati della maggioranza di togliere il tesserino prima del voto. Un invito recepito da alcuni e non da tutti».
«Anci Sicilia sottolinea inoltre l’importanza di sostenere con convinzione la norma sulla parità di genere nelle giunte dei Comuni con più di 3 mila abitanti – conclude Amenta - Su temi così delicati non possiamo permetterci rinvii o contrapposizioni pretestuose: è in gioco l’efficienza dei servizi ai cittadini».
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