La rivoluzione Zichichi a Erice: "Qui inventò lo studio full immersion, ecco come"
Il ricordo di Nicola Augugliaro, che negli ultimi anni ha lavorato al fianco dello scienziato siciliano nel Centro Ettore Majorana: "Mi rivelò il suo sogno nel cassetto"
Il professore Antonino Zichichi con Nicola Augugliaro
Zichichi era un "bambino illuminato", uno che «andava in giro e vedeva cose che nessun altro vedeva. Il suo pensiero arrivava sempre un secondo prima del tuo». In una sola parola: un genio. Un ritratto tenero ma allo stesso tempo di grande ammirazione, quello fatto da Nicola Augugliaro, responsabile della comunicazione della Fondazione Ettore Majorana, che negli ultimi anni ha collaborato al fianco del professore Antonino Zichichi, scomparso ieri all'età di 96 anni.
«Nel 2022 conosco Lorenzo Zichichi (il figlio del professore Antonino, ndr) e ci facciamo grande simpatia reciproca, stuzzicandoci a tavola, nel corso di una cena con amici comuni. Da lì emerge che la Fondazione aveva bisogno, dopo 58 anni di “chiusura alla comunicazione”, di aprire alla gente… E così mi viene proposto di collaborare».
Nel frattempo arriva il 60esimo anniversario e all’interno della Fondazione Majorana oltre a parlare di scienza si parla anche di arte, che diventa un puntello fondamentale nel contesto di un grande lavoro che è un format scolastico, con 129 scuole iscritte, di cui 95 in attività, con 53 corsi che vi si svolgono.
«Come ha detto il professor Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna - racconta emozionato Augugliaro -, Antonino Zichichi è stato un bambino illuminato, uno che andava in giro e vedeva cose che nessun altro vedeva…». E così è stato quando ha scelto - un esempio su tutti - di fondare il Centro di Cultura scientifica Ettore Majorana a Erice.
«Quando gli ho chiesto: Professore, ma perché proprio a Erice? Con lo sguardo sornione di chi è sempre un secondo avanti al tuo pensiero mi rispose: “Perché Erice è piccola, poche strade, e, nel '63, c'erano solo due ristoranti. Se sapevi leggere in quelle poche frasi vagamente criptiche, avresti incontrato la logica geniale di Antonino Zichichi. Nino per tutti gli scienziati del mondo».
Fondata nel 1963, l’istituzione sgorga da un’idea semplice e radicale al tempo stesso: portare la grande scienza fuori dalle metropoli accademiche, lontano dai grandi campus e dai circuiti chiusi delle élite universitarie, per farla dialogare con i territori, con la storia, con la bellezza.
In Sicilia a quel tempo non vi era l'autostrada e gli studenti, atterrati a Palermo, dovevano sobbarcarsi quasi 4 ore di macchina per raggiungere Erice. Ecco il genio: portare 80 studenti dottorandi da tutto il mondo a Erice a studiare con illustri uomini di scienza significava che studenti e professori sarebbero stati insieme sempre: in aula per le lezioni, al ristorante, e nei momenti di convivio.
«Era il 1963 e il professor Zichichi aveva inventato il concetto di full immersion - spiega Auguliaro -. Otto giorni di corso in cui insegnanti e scienziati avrebbero condiviso ogni momento con gli studenti. Una sorta di avanguardia didattica».
Zichichi immagina, così, Erice come un laboratorio permanente del sapere, un luogo in cui premi Nobel, giovani ricercatori, studenti e studiosi possano incontrarsi senza gerarchie rigide, immersi in un contesto che favorisce il confronto, la concentrazione e la libertà intellettuale. La vera rivoluzione del Centro Majorana non sta solo nel livello scientifico dei suoi corsi – che in decenni hanno ospitato alcuni tra i più importanti nomi della fisica, della matematica, della medicina e delle scienze naturali – ma nella sua filosofia.
Il primo incontro tra Nicola Augugliaro e i vertici della Fondazione avvenne nell'estate del 2022 grazie alla testardaggine di una amica comune che sosteneva che le parti si sarebbero piaciute. Gli ci volle poco per capire che quel luogo, che fino a quel momento conosceva poco, era uno scrigno di vicende affascinanti, sempre di respiro mondiale, legate a doppio filo al corso della storia di questi ultimi decenni.
«Dal 2022 più volte ho avuto la ventura di intervistare il professor Zichichi. Spesso a casa sua a Losanna, dove i due dolcissimi coniugi, Nino e Maria Ludovica, mi hanno sempre ospitato con un affetto e un amore per certi versi ingiustificato: mi conoscevano appena. Gli chiedevo quale fosse il suo sogno nel cassetto, e fu questa forse l'ultima domanda che ho posto al professore. La sua risposta è stata questa: “Che vinca la cultura scientifica. Se vincesse la cultura scientifica non ci sarebbero più guerre”. Oggi il suo lavoro e la sua attività sono narrate nelle stanze del museo Blackett San Domenico di Erice che il prossimo week end sarà aperto e visitabile gratuitamente».
Per Zichichi, la conoscenza non era un fatto esclusivamente tecnico, bensì un’esperienza umana, culturale, quasi spirituale. A Erice la scienza si studia, ma anche si vive: nelle passeggiate tra le mura medievali, nelle discussioni informali dopo le lezioni, nelle cene condivise, nei silenzi che favoriscono la riflessione. Un altro elemento chiave dell’intuizione di Zichichi è il rapporto con il territorio.
Il Centro non è mai stato una “cittadella chiusa”, ma un ponte tra la Sicilia e il mondo. Da Erice sono passati migliaia di studiosi provenienti da ogni continente. Molti di loro, tornando nei propri Paesi, hanno portato con sé il ricordo di una Sicilia diversa dagli stereotipi: colta, accogliente, capace di produrre eccellenza. In questo senso, il Centro Majorana è anche un potente strumento di diplomazia culturale. Ha contribuito a costruire un’immagine dell’isola come luogo di innovazione, non solo di tradizione. A Erice, quella scommessa, ha continuato a dare i suoi frutti, e a raccontare una delle storie più belle della cultura scientifica italiana.
La Camera Ardente del professor Zichichi sarà allestita nella Chiesa di Santa Maria D'Odigitria, in via del Tritone, 82 a Roma, da domani (mercoledì 11 febbraio). I funerali verranno celebrati venerdì 13 febbraio alle ore 16.00 alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica (sempre a Roma).
Mentre la tumulazione avverrà nella "sua" Erice. Le ceneri dello scienziato verranno poste in un antico otre che si trova nella chiesa di San Francesco, nella Città della Vetta, che è anche Città della Pace, così definita proprio per il suo clima di silenzio, spiritualità e armonia, e anche per la sua vocazione culturale e scientifica, legata al Centro Majorana, che ha promosso il dialogo internazionale e la cooperazione.
«Nel 2022 conosco Lorenzo Zichichi (il figlio del professore Antonino, ndr) e ci facciamo grande simpatia reciproca, stuzzicandoci a tavola, nel corso di una cena con amici comuni. Da lì emerge che la Fondazione aveva bisogno, dopo 58 anni di “chiusura alla comunicazione”, di aprire alla gente… E così mi viene proposto di collaborare».
Nel frattempo arriva il 60esimo anniversario e all’interno della Fondazione Majorana oltre a parlare di scienza si parla anche di arte, che diventa un puntello fondamentale nel contesto di un grande lavoro che è un format scolastico, con 129 scuole iscritte, di cui 95 in attività, con 53 corsi che vi si svolgono.
«Come ha detto il professor Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna - racconta emozionato Augugliaro -, Antonino Zichichi è stato un bambino illuminato, uno che andava in giro e vedeva cose che nessun altro vedeva…». E così è stato quando ha scelto - un esempio su tutti - di fondare il Centro di Cultura scientifica Ettore Majorana a Erice.
«Quando gli ho chiesto: Professore, ma perché proprio a Erice? Con lo sguardo sornione di chi è sempre un secondo avanti al tuo pensiero mi rispose: “Perché Erice è piccola, poche strade, e, nel '63, c'erano solo due ristoranti. Se sapevi leggere in quelle poche frasi vagamente criptiche, avresti incontrato la logica geniale di Antonino Zichichi. Nino per tutti gli scienziati del mondo».
Fondata nel 1963, l’istituzione sgorga da un’idea semplice e radicale al tempo stesso: portare la grande scienza fuori dalle metropoli accademiche, lontano dai grandi campus e dai circuiti chiusi delle élite universitarie, per farla dialogare con i territori, con la storia, con la bellezza.
In Sicilia a quel tempo non vi era l'autostrada e gli studenti, atterrati a Palermo, dovevano sobbarcarsi quasi 4 ore di macchina per raggiungere Erice. Ecco il genio: portare 80 studenti dottorandi da tutto il mondo a Erice a studiare con illustri uomini di scienza significava che studenti e professori sarebbero stati insieme sempre: in aula per le lezioni, al ristorante, e nei momenti di convivio.
«Era il 1963 e il professor Zichichi aveva inventato il concetto di full immersion - spiega Auguliaro -. Otto giorni di corso in cui insegnanti e scienziati avrebbero condiviso ogni momento con gli studenti. Una sorta di avanguardia didattica».
Zichichi immagina, così, Erice come un laboratorio permanente del sapere, un luogo in cui premi Nobel, giovani ricercatori, studenti e studiosi possano incontrarsi senza gerarchie rigide, immersi in un contesto che favorisce il confronto, la concentrazione e la libertà intellettuale. La vera rivoluzione del Centro Majorana non sta solo nel livello scientifico dei suoi corsi – che in decenni hanno ospitato alcuni tra i più importanti nomi della fisica, della matematica, della medicina e delle scienze naturali – ma nella sua filosofia.
Il primo incontro tra Nicola Augugliaro e i vertici della Fondazione avvenne nell'estate del 2022 grazie alla testardaggine di una amica comune che sosteneva che le parti si sarebbero piaciute. Gli ci volle poco per capire che quel luogo, che fino a quel momento conosceva poco, era uno scrigno di vicende affascinanti, sempre di respiro mondiale, legate a doppio filo al corso della storia di questi ultimi decenni.
«Dal 2022 più volte ho avuto la ventura di intervistare il professor Zichichi. Spesso a casa sua a Losanna, dove i due dolcissimi coniugi, Nino e Maria Ludovica, mi hanno sempre ospitato con un affetto e un amore per certi versi ingiustificato: mi conoscevano appena. Gli chiedevo quale fosse il suo sogno nel cassetto, e fu questa forse l'ultima domanda che ho posto al professore. La sua risposta è stata questa: “Che vinca la cultura scientifica. Se vincesse la cultura scientifica non ci sarebbero più guerre”. Oggi il suo lavoro e la sua attività sono narrate nelle stanze del museo Blackett San Domenico di Erice che il prossimo week end sarà aperto e visitabile gratuitamente».
Per Zichichi, la conoscenza non era un fatto esclusivamente tecnico, bensì un’esperienza umana, culturale, quasi spirituale. A Erice la scienza si studia, ma anche si vive: nelle passeggiate tra le mura medievali, nelle discussioni informali dopo le lezioni, nelle cene condivise, nei silenzi che favoriscono la riflessione. Un altro elemento chiave dell’intuizione di Zichichi è il rapporto con il territorio.
Il Centro non è mai stato una “cittadella chiusa”, ma un ponte tra la Sicilia e il mondo. Da Erice sono passati migliaia di studiosi provenienti da ogni continente. Molti di loro, tornando nei propri Paesi, hanno portato con sé il ricordo di una Sicilia diversa dagli stereotipi: colta, accogliente, capace di produrre eccellenza. In questo senso, il Centro Majorana è anche un potente strumento di diplomazia culturale. Ha contribuito a costruire un’immagine dell’isola come luogo di innovazione, non solo di tradizione. A Erice, quella scommessa, ha continuato a dare i suoi frutti, e a raccontare una delle storie più belle della cultura scientifica italiana.
La Camera Ardente del professor Zichichi sarà allestita nella Chiesa di Santa Maria D'Odigitria, in via del Tritone, 82 a Roma, da domani (mercoledì 11 febbraio). I funerali verranno celebrati venerdì 13 febbraio alle ore 16.00 alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica (sempre a Roma).
Mentre la tumulazione avverrà nella "sua" Erice. Le ceneri dello scienziato verranno poste in un antico otre che si trova nella chiesa di San Francesco, nella Città della Vetta, che è anche Città della Pace, così definita proprio per il suo clima di silenzio, spiritualità e armonia, e anche per la sua vocazione culturale e scientifica, legata al Centro Majorana, che ha promosso il dialogo internazionale e la cooperazione.
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