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La "Santa Morte" di Igor Scalisi Palminteri: un dono a tutto il centro storico di Palermo

Una enorme porta di legno chiusa da sempre diventa una tela, direttamente sulla piazza Garraffello nasce un'opera (a suo modo) sacra: un regalo sociale alla città

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 8 giugno 2018

La "Santa Morte" di Scalisi Palminteri

Sarebbe troppo facile la solita citazione a Fabrizio De Andrè e allora non la faccio. Ma c'è qualcosa che lega in maniera davvero organica la decadenza di una città che come Palermo non costruisce da almeno quarant'anni nessuna architettura contemporanea, alla bellezza urbana prodotta proprio nei luoghi dal più marcato degrado fisico, da grandi artisti e street artist.

Come se in quei luoghi abbandonati dalla pianificazione e dalla politica, gli artisti proprio in virtù di tale disinteresse culturale, trovassero spazio su cui sperimentare il proprio sentire artistico e storie sociali da raccontare.

E nel raccontare la propria visione, accade persino che alcuni maestri producano pezzi di rara bellezza sociale dell'arte.

Nè sono stato testimone diretto durante la performance degli artisti del vicolo della morte , estemporanea pittorica en plein air promossa da due tra gli artisti più interessanti del panorama artistico palermitano, Linda Randazzo e Antonino Gaeta.
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Insieme a loro e Antonio Maria Nuccio abbiamo posizionato i nostri cavalletti e dipinto a piazza garraffello immersi nella totale percezione della piazza che vive, risuona, respira, si trasforma e scambia percezioni positive.

Ma il vero outsider è stato lui, Igor Scalisi Palminteri, straordinario artista siciliano, classe 1973. Arriva alle 16.30 e quando gli chiedo: «Igor ma dov'è il tuo cavalletto?» e lui mi risponde «Oggi non mi serve. Voglio fare un'icona sacra e fare un regalo alla piazza. Dipingerò lì».

E mi indica una impropria portazza di legno alta circa tre metri e larga due. in quel preciso momento serve ancora e solo per tappare la zona del crollo della loggia dei Catalani e non possiede alcuna rilevanza estetica ma Igor ci vede il medium di un portale per un mondo che armonizzi sdoganandola, la nostra visione del vissuto legata ad una morte che non è mai nemica ma parte stessa del processo delle nostre vite. Santa morte appunto.

Prende una scaletta, colori e pennelli e si dirige alla sua postazione. Comincia a dorare la superficie che non è più un pezzo di legno dimenticato da Dio ma lo sfondo bizantino della sua Icona spirituale che ancora è di la da venire.

In quel gesto di doratura a mandate verticali sembra quasi che lo spazio non gli basti più quando ad essere dorate sono le erbette infestanti alla base della grande porta e lì comincia il disegno figurativo preparatorio del tratto ramato e si profila la statura colossale del gesto creativo.

Ma fin qui potrebbe tranquillamente essere l'ennesimo gesto della tecnica pittorica di un bravo artista capace di rapportarsi al contesto di un luogo pieno di stratificazioni più o meno distinte.

Invece Igor va oltre e dona al volto del Cristo che cinge il testo sacro tra la mano ed il braccio, il volto di un teschio dai folti capelli che ci osserva, non ci giudica ma vuole interagire con noi e lo fa attraverso il mandato che l'artista ha voluto fosse accordato alla "sua" opera che ci sussurra " mai nulla".

È un capolavoro. Probabilmente è il dono più singolare, dal gusto contemporaneo critico e sociale più luminoso che Palermo abbia ricevuto nell'anno del titolo di capitale culturale e viene da un artista cresciuto tra le strade dei problemi palermitani e lo street food, ha il cuore ed il sangue di Palermo e si da, gratuitamente alla Vucciria dei colori estinti di Guttuso tornati adesso coi colori di Igor.

Forse bisognerebbe che la capitale della cultura esca dal torpore che "manifesta" e valorizzi questo immenso patrimonio culturale immateriale che risiede in artisti visionari e generosi, incredibili e sempre sul pezzo come Igor Scalisi Palminteri che nella ultima nostra a cura di Anna Maria Ruta a Palazzo Sant'Elia dedicata ai 60 anni del Gattopardo, ha realizzato una delle opere più apprezzate da visitatori e critica, una delle opere di maggior respiro europeo come quelle di Linda Randazzo a Marco Stefanucci anch'esse lì esposte.

È importante che il settore cultura del comune di Palermo salvaguardi senza errori di valutazione, la Santa morte di Igor. Va esposta in un museo cittadino e tolta dalla strada affinché i colori non vengano ingrigiti dallo smog dei veicoli, dal sole o dalla pioggia e nessun vandalo ci possa operare sopra.

La generosità di un grande artista, sia apprezzata e tutelata dalle istituzioni. Quelle stesse istituzioni che hanno lasciato che la bellezza decadesse sfiorendo, sappiano oggi valorizzare questo prezioso dono alla vita!

Mi rivolgo direttamente al sindaco allora. Voglia ascoltare la voce universale degli artisti perché la loro bellezza prodotta, salva il mondo.
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