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La Sicilia dipinta da Mario Mirabella: chi fu l'allievo prediletto che non superò il maestro

Quella di Mario Mirabella fu una pittura di ampio respiro, in cui il paesaggio siciliano venne rappresentato nelle sue varianti più suggestive. La sua storia

Carola Arrivas Bajardi
Bioarchitetto ed esperta di storia dell'arte
  • 13 agosto 2023

Un dipinto di Mario Mirabella

Mario Mirabella (1870 – 1931) fu da subito considerato il più fedele continuatore del suo maestro, il grande Francesco Lojacono, colui che ebbe un ruolo determinante nell’affermazione della pittura di paesaggio in Sicilia.

Con Lojacono avviene il passaggio dall’oggettività della vedutistica settecentesca al naturalismo napoletano, per approdare ad una nuova e straordinaria resa dei valori cromatici e, soprattutto, luminosi.

Questo accostamento sarà la fortuna e la condanna del Mirabella, come più tardi sottolineerà anche la storica dell’arte Maria Accascina, considerandolo addirittura una "vittima" degli insegnamenti del maestro e ritenendo: «una fortuna e una disgrazia, che, quanto fu in lui di schietto rimane sommerso in questa pittura “alla Lojacono”, già divenuta una cifra per Lojacono stesso, cioè la sua bella facilità tecnica soprattutto, per cui in un'ora, riusciva a inchiodare, sulla tela, rupi e cielo tanto meglio se dimenticava il maestro».
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Ecco perché spesso converrebbe "dimenticarli" i maestri, dopo aver appreso tutto ciò che c’è da apprendere, ovviamente.

Ciò nonostante il Mirabella ebbe una vivace attività espositiva, spesso sostenuta da riconoscimenti, come il secondo premio ricevuto in ex aequo con l’amico Onofrio Tomaselli nel 1894, in occasione della IV Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti di Palermo.

Nella primavera del 1926, in occasione dell’Esposizione siciliana di Belle Arti tenutasi a Villa Gallidoro a Palermo, si espresse così Nino Sofia nella recensione de «L’Ora»: «Mario Mirabella e Onofrio Tomaselli, indivisibili amici, hanno voluto essere insieme anche in questa mostra. Troppa roba essi hanno raccolto nella loro sala, ma tuttavia la pletora non ci impedisce di discernere una sentita Testa di vecchio del Tomaselli e un’ariosa marina del Mirabella».

Nelle ariose composizioni del pittore, dal taglio orizzontale e di ampio respiro, sono protagonisti i luoghi più rappresentativi della Sicilia che ritraggono molti dei topoi usuali al Lojacono, talvolta replicando i suoi stessi dipinti.

Si pensi ad esempio al dipinto di Lojacono "Estate in Sicilia. Palermo via Romagnolo" del 1891-1899, noto anche nella sua ulteriore versione del 1897 "Estate" o "Sulla via di Romagnolo" e allo stesso Mirabella che li raffigurò più volte in opere come "Monte Pellegrino" e "Golfo di Palermo da Romagnolo".

Bisogna dire che le stesse tappe di Lojacono erano ripercorse e riproposte sulla tela non solo da Mario Mirabella, ma anche da altri suoi allievi, che spesso visitavano quei luoghi al seguito del maestro.

Pur avendo reiterato i temi cari al maestro, rimanendo nel solco della tradizione in un periodo in cui nascevano le avanguardie artistiche in tutta Europa, il Mirabella riuscì comunque a dare un'espressione non priva di originalità a quel naturalismo che aveva dominato la pittura siciliana nella seconda metà dell’Ottocento.

Tanto è vero che i suoi figli, Sabatino e Raimondo, non riuscirono ad eguagliarlo. Quella di Mario Mirabella fu una pittura di ampio respiro, in cui il paesaggio siciliano venne rappresentato nelle sue varianti più suggestive, non solo del mare e della campagna, ma anche nell’omaggio al glorioso passato dell’isola.

Come nei numerosi soggetti, alcuni dei quali oggi conservati alla Collezione Sinatra di Agrigento, tra cui "Tempio della Concordia dalla Valle dei Templi", “Tempio di Giunone dalla Valle dei Templi”, “Telamone”, “Tempio di Eracle”.

Opere mirabili che, probabilmente, il Mirabella dipinse sulla scorta dei modelli fotografici forniti dal collezionista agrigentino Giuseppe Sinatra. Verso la fine della sua vita il Mirabella soggiornò assiduamente a Erice, dove dal 1915 era solito trascorrere metà dell’anno.

Ne rimane testimonianza in molti dipinti tra cui: “Veduta della marina di Trapani”, “Veduta del monte Cofano”, “Veduta di Trapani da Erice”, “Erice: antica torre”, “ Erice”, tutte opere di collezione privata oggi conservate fra Palermo e Roma.
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