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La Sicilia ha i laghi più inquinati d'Italia (anzi no): l'ultimo report lascia a bocca aperta

Presente nella lista di Legambiente come una delle peggiori regioni, quest'anno i dati parlano di un'inversione di tendenza in due dei più importanti laghi artificiali

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 4 agosto 2023

Il lago di Piana degli Albanesi

Qualche settimana fa abbiamo scritto un articolo inerente alla qualità dei nostri mari, di seguito alla pubblicazione del report annuale di Goletta Verde che commentava lo stato di salute dei principali tratti di costa dell’isola.

Abbiamo così scoperto che gran parte del nostro mare non è in buone condizioni, soprattutto per colpa dell’assenza cronica di impianti di depurazione delle acque reflue nella nostra regione.

Legambiente però, l’associazione ambientalista che da anni promuove le attività della Goletta Verde in giro per l’Italia, non si limita a studiare esclusivamente le concentrazioni d’inquinanti nei mari italiani.

Da circa 16 anni infatti l’associazione ha ampliato lo spettro delle sue indagini, andando anche ad effettuare delle campagne di monitoraggio presso i principali fiumi e laghi italiani, scegliendo regione per regione gli spettri d’acqua più indicativi per ottenere il quadro dello status di salute delle acque interne.
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E per quanto la Sicilia sia notoriamente priva di grandi laghi naturali, ad eccezione del lago di Pergusa in provincia di Enna, e sia nota prevalentemente per i bacini artificiali, anche la nostra regione è inserita nella campagna di Goletta dei Laghi, che tra le tante cose si assicura anche che i governi regionali si prendano cura del sistema di captazione delle acque dolci. Cosa fanno però nello specifico i volontari e gli scienziati che partecipano a questa campagna?

Come è possibile leggere all’interno del loro sito, «Goletta dei laghi si occupa di individuare le principali criticità che minacciano la salute dei bacini lacustri italiani e i loro preziosi ecosistemi».

Questo sono per gran parte scarichi non depurati e inquinanti, una cattiva gestione della captazione e messa a distribuzione acque, l’incuria degli argini e delle dighe e l’invasione delle microplastiche, oltre alla diffusione di pericolose sostanze tossiche e all’eccessivo prelievo della fauna tramite la pesca, che possono provocare uno stravolgimento ecologico che favorisce l’arrivo delle specie aliene e dei bloom algali.

La Sicilia sfortunatamente, per via della sua collocazione geografica e per la scorretta gestione passata delle sue risorse, spesso è stata presente in questa lista come una delle peggiori regioni per quanto riguarda la qualità e la gestione delle acque interne, con diversi incidenti” che hanno portato alcune provincie ad indossare la maglia nera delle comunità con acque più inquinate.

Quest’anno però l’arrivo di Goletta dei laghi nell’entroterra siciliano si conclude decisamente meglio, con la conferma di ottime notizie, almeno leggendo il report per la Sicilia appena pubblicato.

Come infatti dichiarato nel comunicato prodotte di seguito alla conclusione dei campionamenti, i laghi considerati quest’anno nella nostra regione godono di una discreta ripresa, rispetto gli anni scorsi, che lasciano soddisfatti i volontari dell’associazione ambientalista.

«I campionamenti effettuati quest’anno ci restituiscono infatti risultati positivi per i laghi considerati nell’isola – dichiara Elisa Scocchera, portavoce e protagonista di Goletta dei Laghi –.

Nonostante l’assenza di problemi significativi, è essenziale tuttavia ricordare che bisogna mantenere alta la vigilanza riguardo al buono stato qualitativo e quantitativo degli ecosistemi lacustri siciliani.

Questi obiettivi, che riguardano la salvaguardia della risorsa idrica e la valorizzazione dei territori e delle preziose aree circostanti i laghi, devono infatti rimanere al centro delle nostre priorità».

Gli ambienti lacustri analizzati quest’anno sono stati quelli di Soprano, in provincia di Caltanisetta, e di Piana degli Albanesi a Palermo, dichiarano i volontari nel loro comunicato, due dei più importanti e principali laghi artificiali che sostengono la rete idrica dell’isola.

E a rendere ancora più rivelante la pubblicazione di questo risultato è il particolare tempismo che alcuni hanno notato, rispetto ai fenomeni incendiari boschivi che hanno devastato entrambe le provincie la settimana scorsa.

Sembra infatti che i risultati ottenuti sui laghi siciliani dimostrino a chi di dovere che la buona gestione delle acque interne sia possibile e che essa sia un esempio per un’adeguata gestione delle risorse, spesso minacciate dall’incuria, dal disinteresse e dal malessere territoriale, che in parte hanno sostenuto il diffondersi dei roghi.

Per raggiungere comunque tale risultato, i volontari di Legambiente hanno collaborato come di consueto con alcuni scienziati specializzati, andando alla ricerca di falle e complicazioni all’altezze dei canali e delle foci, nel tentativo di segnalare qualsiasi cattivo esempio di depurazione o gli scarichi illegali che spesso sulla nostra isola arrivano a lambire i laghi.

Proprio per comprendere i progressi segnalati tramite gli ultimi campionamenti, Goletta dei laghi ci tiene a precisare che l’ultima volta in cui i volontari si sono spinti a prelevare le acque di questi due sistemi lacustri, entrambi i laghi vivevano condizioni chimico climatiche differenti, che in particolar luogo a Caltanissetta ha indotto pesantemente l’inquinamento dei corpi idrici presenti nella provincia, presentando di fatto alcune sostanze che erano molto oltre i limiti di legge.

Oggi la situazione invece può considerarsi migliorata su tutti i fronti.

Il Lago Soprano per esempio, che si trova precisamente in Contrada Cuba, vicino al comune di Serradifalco, nel 2020 presentava una concentrazione molte elevata di batteri fecali, con una concentrazione maggiore di 2000 colonie batteriche (in sigla UFC) su 100ml di acqua. Un fenomeno che oggi può considerarsi fortunatamente ridotto.

Mentre il lago di Piana degli Albanesi continua a migliorare di poco le qualità delle sue acque rispetto al 2021, non mostrando alcuna criticità in nessuna delle tre zone di campionamento che sono state sfruttate: quella dell’Ansa est, quella della Spiaggetta e dell’Oasi Lago a Piana degli Albanesi.

Molto soddisfatti per tali risultati i componenti del direttivo regionale di Legambiente Sicilia, che continuano a supportare questi studi che ritengono fondamentali per il benessere dell’ambiente siciliano.

«Gli esiti positivi delle analisi svolte quest’anno al lago Soprano e al lago di Piana degli Albanesi rappresentano un ottimo segnale della qualità di molte delle acque lacustri siciliane, se teniamo conto anche delle rilevazioni effettuate negli ultimi anni - dichiara Giuseppe Alfieri, presidente di Legambiente Sicilia, accennando al cambio di rotta che sembrano stiano vivendo le acque interne siciliane, di seguito all’incremento dell’interesse da parte delle università e della stessa popolazione.

È un segnale positivo soprattutto in relazione agli usi che si fanno della risorsa idrica che proviene da questi bacini, che possono essere irrigui ma non solo. Bisogna tuttavia continuare in questa direzione» per non riportare i laghi siciliani alla cattiva condizione di partenza di qualche decennio fa.

Come vengono effettuati però tali campionamenti? Essendo Legambiente un’associazione ambientalista, essa di basa molto sulla partecipazione dei suoi volontari, che spesso si avvicinano per la prima volta al mondo del monitoraggio proprio grazie all’iniziative promosse dai vari circoli regionali.

I volontari più esperti e i biologi che sono inseriti all’interno dell’associazione tuttavia sono le figure di riferimento per la formazione e il coordinamento degli operatori che effettueranno i prelievi, con la partecipazione di diversi laboratori biologici certificati che offrono il loro supporto per ospitare i lavori d’identificazione dei vari inquinanti e microrganismi.

I campioni per le analisi microbiologiche sono inoltre prelevati dall’ambiente da personale che segue tutti i protocolli scientifici impiegati da altre realtà, come Arpa.

Questi vengono tenuti in barattoli sterili e conservati in frigorifero fino al momento dell’analisi, che avvengono comunque entro le prime 24 ore dal prelievo. Gli esiti positivi di questo campionamento non devono tuttavia distogliere l’attenzione dalla cattiva qualità delle reti idriche siciliane, affermano gli esperti.

I principali problemi connessi alla distribuzione dell’acqua pubblica sono infatti collegati alla cattiva condizione dei condotti, in particolare in alcune province, chiariscono dall’associazione.

Gli ingegneri ambientali siciliani inoltre più volte hanno sollevato il problema delle discariche abusive, che minacciano seriamente di diffondere sostanze particolarmente pericolose all’interno degli alvi fluviali che confluiscono nelle dighe.

Bisogna quindi monitorare sempre attentamente la qualità delle acque siciliane, andando a rimuovere anche quelle minacce – come l’eccessiva salinizzazione delle falde - che mettono in serio pericolo la sopravvivenza delle nostre risorse acquatiche.

Un problema che si accentuerà sempre di più, andando avanti nel tempo, per via dei cambiamenti climatici che andranno a pesare enormemente sul sistema di distribuzione, raccolta e gestione delle acque interne.
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