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La "sperimentazione lessicale" di Ernesto Armò: il restyling di Palazzo Tagliavia

Siamo nei "Quattro canti di campagna" di Palermo. Armò, poco più che quarantenne, realizza qui uno dei suoi progetti urbani meglio conservati e capaci ancora oggi di ispirare importanti analisi

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 21 dicembre 2021

Palazzo Tagliavia a Palermo

Nel caleidoscopico mondo della città felice della belle époque, la produzione architettonica di Ernesto Armò (1867-1924), nella breve parentesi professionale che lo vede protagonista fino alla precoce scomparsa, resta una delle più ecletticamente convincenti e risolte.

Laureatosi in Ingegneria Civile nella Torino industriale nel 1888, collabora a pieno ritmo nella progettazione e direzione dei lavori per i padiglioni firmati da Ernesto Basile per l'Expo palermitano del 1891-92, fortemente voluto dai Florio, Ettore Ximenes e Francesco Crispi.

Dopo il conseguimento della libera docenza, decide di abbandonare la dimensione accademica per dedicarsi integralmente alla promettente carriera professionale, che lo porta ad esser oggi annoverato tra i più raffinati progettisti del Modernismo siciliano con una fortissima declinazione alla poetica eclettica persino in piena temperie stilistica Floreale.

Ne sono espressione dinamica di questo sentire sensibile a cavallo tra Neo-stilismo e Liberty diversi gioielli architettonici fortunatamente scampati al piccone demolitore del sacco di Palermo: i villini Giambalvo a piazza A. Gentili e Rutelli-Paternostro in via Messina, i Palazzi Arnone in via Libertà e Cirrincione in via Brunetto Latini, quella Villa Pottino-Baucina superstite alla devastante azione speculativa su via Notarbartolo, in cui Armò si esprime con un linguaggio al limite del Neo rinascimentale pur mantenendo interessanti formalismi sinuosi.
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Appartiene a questa sperimentazione lessicale il progetto che egli realizza nel 1910, per il restyling di Palazzo Tagliavia in piena espansione regalmicea in quell’incrocio singolare volutamente smussato e meglio conosciuto come “I quattro Canti di Campagna”, che segna l'incontro delle vie Ruggero Settimo e Mariano Stabile.

Qui, proprio difronte quello che Salvatore Cardella, quarant'anni dopo, contribuirà a configurare almeno inizialmente come l'attuale Sede del Banco di Sicilia, Armò interviene su di una preesistenza pressoché di forma planimetrica analoga ma dalla dimezzat volumetria, già progettata un secolo prima da Giuseppe Venanzio Marvuglia, su di un terreno agricolo di proprietà del Duca Notarbartolo di Villarosa.

Le tre facciate di cui si compone l'organismo architettonico modernista, si configurano come coerente e armonico laboratorio formale della matura sintassi del progettista che gestisce l'imponente massa palaziale creando tre differenti segmenti orizzontali ritmati simmetricamente da paraste d'ordine gigante, tutti elementi che insieme concorrono al
delineare di interessanti fughe prospettiche, riportando così il fulcro visivo sul più breve fronte smussato.

Mentre i due livelli superiori attendono oggi a residenze e studi professionali, il blocco inferiore suddiviso in due piani, il terreno e l’ammezzato, ospitano attività commerciali tra i quali spicca l'ormai decennale presenza del negozio di articoli sportivi Foot Locker.

L'accesso alle unità superiori avviene oggi dalla via Stabile per mezzo di una piccola corte interna pedonale dalla quale di diramano i corpi scala. Tra i quattro diversi fronti della “piazza ottagona”, due dei quali contraddistinti dal linguaggio post bellico, quello di Palazzo Tagliavia continua ad essere il più interessante sotto il profilo monumentale e sotto quello della plastica, affidando la propria immagine alla quella resa dell’intonaco che concede alle forme e alle partiture immaginate dalla genialità dell’estro del progettista di resistere alla prova del tempo che passa.

Qui Armò, poco più che quarantenne, realizza uno dei suoi progetti urbani meglio conservati e capaci ancora oggi di ispirare importanti letture e analisi. Elegantemente immaginato come tassello monumentale in perenne dialogo con la piazza antistante e con 'immagine di progresso dei primi anni Dieci del secolo scorso, l'edificio con le sue caratteristiche di simmetria e rigore, stretto tra le raffinate e continue fasce marcapiano che contengono balconi e cornicione superiore, prosegue ad oltre un secolo di distanza il suo silenzioso esser presenza iconica, imponendosi sul panorama urbano coevo tra le più riuscite e interessanti operazioni di stratificazione urbana di rilevante pregio estetico.
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