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La sua bellezza selvaggia lascia senza fiato: in Sicilia c'è la (splendida) Grotta del Lauro

Paesaggi unici, una parete di cento metri di roccia per poi addentrarsi e scorgere stalattiti e stalagmiti alcune saldate fra di loro a formare sfavillanti colonne

  • 9 novembre 2023

La grotta carsica del Lauro nel territorio di Alcara Li Fusi è davvero straordinaria e meriterebbe di essere più conosciuta ed adeguatamente attrezzata. Un’escursione in cui ci siamo cimentati pure come rocciatori e speleologi, ma ricca di emozioni e di colori.

Una domenica di novembre ma con delle temperature piuttosto miti , il gruppo "Camminare i Peloritani". Si è partito per l'escursione nel territorio di Alcara Li Fusi comune messinese dell’interno quasi equidistante fra il capoluogo e la città di Palermo alla scoperta della grotta del Lauro.

Già nell'avvicinamento in macchina abbiamo avuto modo di ammirare la selvaggia bellezza del paesaggio con valli profonde scavate nella roccia che rifletteva i suoi riverberi giallo ocra quando veniva illuminata dai raggi del sole.

Dopo lasciate le automobili abbiamo iniziato ad incamminarci per un sentiero in terra arenaria color mattone e ci siamo imbattuti lungo il percorso in massicci rocciosi imponenti e squadrati che sbucavano dal terreno e sembravano baluardi o torri di avvistamento.
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Il bello abbiamo incominciato a intravederlo quando ci siamo avvicinati alla valle ai piedi delle Rocche del Crasto.

Abbiamo visto una parete di almeno cento metri interamente costituita di roccia calcarea perfettamente levigata e in verticale in cui sembrava che un pittore impressionista l'avesse dipinta con varie striature dal blu al violetto. In un altro lato essa era avvolta come un drappo da una folta e regolare copertura vegetale che sembrava un vestito tagliato su misura.

Dopo questo scorcio paesaggistico suggestivo e di una sua arcana bellezza ci siamo incamminati per un aspro e impervio sentiero che a serpentina taglia il ripido costone roccioso su cui ha sede la grotta del Lauro che abbiamo alfine raggiunto con una manovra da rocciatori sorreggendoci con una corda all'uopo predisposta. Questa grotta carsica all'inizio sembrava priva di attrattive, si intravedeva soltanto della nuda roccia.

Invece poi addentratoci abbiamo incominciato a scorgere stalattiti e stalagmiti alcune saldate fra di loro a formare delle sfavillanti colonne per la combinazione di vari minerali, altre volte assumevano le forme più varie e fantasiose : scodelle, candelabri e simili.

La grotta non era attrezzata con delle passerelle per cui bisognava arrangiarsi e transitare per dei passaggi di fortuna alquanto malagevoli, aggrappandoci su qualche sperone roccioso o addirittura a qualche stalagmite e tenendoci in precario equilibrio su delle gibbosità del terreno. oltretutto eravamo dislocati su vari livelli, chi più in basso, chi più in alto.

Infatti siamo discesi verso la parte più ipogea della grotta, ma poi abbiamo avuto delle difficoltà a risalire perché abbiamo imboccato dei camminamenti che conducevano in un vicolo cieco, una specie di dedalo.

Nel buio e nella penombra si intravedeva la fila tortuosa e disuguale formata dai membri del gruppo. Alcuni volti parzialmente illuminati dalla luce rossastra delle torce assumevano espressioni sinistre ed inquietanti.

Specialmente Amilcare col suo volto scavato, con i baffoni a punta e gli occhietti spiritati come quelli di Salvador Dalì aveva assunto sembianze demoniache.

Il tutto sembrava un girone infernale della Divina Commedia in una illustrazione di Gustavo Dorè, più precisamente il canto XXII quello dei diavoli in processione condotti da Malebranche.

Il nostro barbuto capogruppo Pasquale ci urlava delle indicazioni con voce è il caso di dirlo cavernosa dato che ci trovavamo all’interno di una caverna e nella penombra e nella luce fosca poteva benissimo assomigliare al diavolo Barbariccia.

Dopo lentamente e con fare circospetto per non andare a sbattere contro qualche spuntone roccioso, siamo risaliti.

La luce ha incominciato a propagare la sua scia diradando le tenebre, siamo giunti all'ovale luminoso dell'imboccatura della grotta e siamo risaliti a riveder le stelle, per dirla come Dante. In realtà abbiamo semplicemente rivisto la luce dopo le tenebre.
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