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Le cupole rosse di San Giovanni degli Eremiti sono il frutto di un "riciclo": Palermo e le sue curiosità

Una delle cose che muta maggiormente nel corso degli anni è lo skyline di una città. Gli elementi di questo panorama possono cambiare non solo in base alla forma ma anche al colore

Mario Calivà
Scrittore e drammaturgo
  • 1 giugno 2021

Le cupole rosse della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti a Palermo

A volte diamo per scontato che certe cose siano sempre state uguali fin dall'alba dei tempi. Le abbiamo guardate sempre senza mai chiederci se un giorno, ormai lontano, abbiano avuto sembianze o colori diversi.

Una delle cose che muta maggiormente nel corso degli anni è, sicuramente, lo skyline di una città, ovvero il profilo che le costruzioni urbane disegnano sull'orizzonte. Ma gli elementi di questo panorama possono cambiare non solo in base alla forma ma anche al colore. Per questo vorrei parlarvi delle cupole rosse di San Giovanni degli Eremiti che prima rosse non erano.

Infatti, come scrive lo storico palermitano Rosario La Duca "i numerosi viaggiatori italiani e stranieri che, a partire dal XVIII secolo, scoprirono la Sicilia, nel visitare Palermo, pur descrivendo San Giovanni degli Eremiti con dovizia di particolari, non fecero alcun cenno del rosso delle sue cupole, per il semplice fatto che al loro tempo queste rosse proprio non erano".

Soltanto dopo il 1882 i visitatori di Palermo ammirarono il rosso delle cupole di San Giovanni degli Eremiti. Tra questi vi era il pittore francese Gastone Vuillier, che una volta giunto davanti ad esse pensò che la costruzione fosse una moschea.



Ma citando ancora Rosario La Duca "un nostro dotto e più che attendibile amico che ha vissuto per il lungo e per il largo il mondo musulmano, ci assicura di non avervi mai scorto delle cupole di colore rosso". Ma come si arrivò al rosso? Andiamo con ordine: nel capoluogo siciliano aveva cominciato a lavorare un architetto, un certo Giuseppe Patricolo.

Lo stesso Patricolo faceva uso di un registro personale dove annotava tutto quello che succedeva durante i suoi lavori di restauro. Quello relativo alla chiesa di San Giovanni lo pubblicò nell'archivio storico siciliano del 1882 con il seguente titolo: Il monumento arabo scoperto nel febbraio 1882 e la contigua chiesa di San Giovanni degli Eremiti.

Riporto di seguito la parte attinente alle cupole: "Nella restaurazione delle cupole fu riprodotto il colore rosso cupo di un avanzo di intonaco rinvenuto sul posto, simile in tutto a quello che pure si rinvenne nella cupola di Santa Maria dell'Ammiraglio ed in quelle di San Cataldo: i quali resti si conservano nell'archivio del Commissariato degli Scavi e dei Musei di Sicilia".

Dunque, il colore rosso era dovuto unicamente all'opportunità di riciclare un materiale ancora utilizzabile. Nonostante queste variazioni esterne, l'interno dell'edificio non è mai stato oggetto di modifiche.

In passato, prendendo di nuovo in prestito le parole di Rosario La Duca, il rivestimento di una cupola era effettuato allo scopo di renderla impermeabile e per questo si usavano conci di calcarenite, un particolare tipo di roccia clastica con granuli della dimensione della sabbia. Fin dai tempi remoti in Sicilia si utilizzava un intonaco formato da calce, sabbia e coccio pesto; quest'ultimo era un laterizio ridotto a una sorta di sabbia grossa che aveva potere impermeabilizzante.

Quell'impasto, una volta pronto, assumeva un colore rossastro per poi diventare grigio in balia degli agenti atmosferici. Ancora La Duca, in uno dei suoi scritti, invita i novelli restauratori a utilizzare l'intonaco rosato del "buon tempo antico", forse perché secondo lo storico palermitano il colore è l'anima vera delle costruzioni.

Dal 3 luglio 2015 la chiesa di San Giovanni degli Eremiti fa parte del Patrimonio dell'umanità (Unesco) nell'"Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale", il riconoscimento avviene quasi millecinquecento anni dopo la sua fondazione. Furono San Gregorio Magno e sua madre Santa Silvia a promuovere la fondazione del luogo di culto, anche se il vero completamento della chiesa è avvenuto tra il 1130 e il 1148 sotto il regno di Ruggero II.
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