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Le migliori mandorle al mondo? Sono quelle siciliane: storia e tradizione del seme "romantico"

Da millenni l’Isola ospita e accoglie, in varie zone, grandi distese di alberi di mandorlo che, proprio nel cuore del Mediterraneo, hanno trovato l’habitat ideale per la loro crescita

Balarm
La redazione
  • 2 settembre 2021

Le mandorle all'albero, prima della raccolta

Non vi è dubbio che tra i prodotti della terra che rappresentano la Sicilia la mandorla è tra i più antichi e tra i più trasformati per i diversi impieghi.

Da millenni l’Isola ospita e accoglie, in varie zone, grandi distese di alberi di mandorlo che, proprio nel cuore del Mediterraneo, hanno trovato l’habitat ideale per la loro crescita.

Tante le varietà che si possono trovare da un angolo all’altro dell’Isola tra le quali: Pizzuta, Genco, Tuono, Ferragnes, Vinciatutti, Cavalera, Fascionello, Nivera, Don Pitrino, Giardinello, Romana.

Ognuno con caratteristiche e proprietà organolettiche diverse, seppur in sfumature, rappresentano una variante del patrimonio alimentare più significativo.

Le fasi della raccolta poi assicurano un prodotto che cambia nella sostanza e nelle sue declinazioni.

Se infatti la “mandorla verde” - tipica del periodo di inizio estate, a giugno vi sarà capitato di vedere piccole casette di mandorle dal guscio non secco tra i banchi della frutta - conferisce freschezza al palato e tutta una serie di variabili ricette, le stesse mandorle che non sono state raccolte, in qiesti giorni di settembre (tutto varia dalle condizioni climatiche), sono pronte per essere ritirate dall’albero.



Secondo i dati della Coldiretti negli ultimi anni (dal 2018 per la precisione) l’ampliamento della coltura, stimata in 48 mila ettari di territorio (con una produzione di circa 600.000 quintali, che riguarda in particolare il territorio agrigentino e il Val di Noto, tra le province di Siracusa e Ragusa), richiesto soprattutto dai giovani, in merito alla mandorla è aumentato forse proprio in risposta alle richieste di mercato.

Se infatti negli ultimi tempi abbiamo tutti scoperto le proprietà benefiche e miracolose (in certi casi) della mandorla - a quanto dice la scienza una manciata al giorno sarebbe un toccasana per l’organismo - e da secoli che la tradizione dolciaria, e non solo, la utilizza per soddisfare il palato di grandi e piccini.

Simbolo per eccellenza delle ricorrenze più significative è di sicuro il confetto che, almeno nella versione più tradizionale, custodiva nel suo cuore le più pregiate varietà di mandorle.

Non a caso anche i reali della casa britannica ne hanno richiesto una fornitura alla cittadina di Avola, regina tra le produttrici del seme oleoso più ricercato.

Oltre ad Avola (che comprende tre cultivar principali: Pizzuta, definita da Sciascia “di ovale perfetto”, Fascionello e Romana o Corrente d’Avola), Barrafranca, Pietraperzia, per citarne alcuni dei siti più produttivi ma anche nel Palermitano, Vicari ad esempio, o nell’Agrigentino, si trovano appezzamenti di alberi centenari tramandati, nella coltivazione da padre in figlio.

La Sicilia, infatti, vanta l'80% della produzione nazionale e la migliore qualità al mondo di mandorle. Fino agli anni Sessanta la provincia in cui era presente la maggiore coltivazione di mandorle era quella di Agrigento dove, soltanto all’interno del Parco della Valle dei Templi, si trovano ancor oggi circa 300 varietà ed ecotipi locali di questa coltura.

Ma questo seme custodisce un’antica storia e tradizione che adesso vi raccontiamo.

Originario dell’Asia centrale, il mandorlo arrivò in Sicilia con i Greci e tra i Romani il suo frutto era conosciuto come “noce greca”.

Secondo il mito omerico quest’albero nacque da una commovente e sfortunata storia d’amore: quella tra Fillide, principessa della Tracia, e Acamante, eroe greco impegnato nella guerra contro Troia.

Non vedendolo tornare dalla guerra e credendolo morto, Fillide si lasciò morire. La dea Atena ebbe compassione di lei, e la trasformò in uno splendido albero di mandorlo; Acamante, però, non era morto e sapendo che Fillide era stata trasformata in albero, abbracciò la pianta che, per ricambiare le carezze, fece prorompere dai suoi rami candidi fiori invece di foglie.
Ancor oggi, l’abbraccio fra i due innamorati è visibile in primavera, quando i rami dei mandorli fioriscono per testimoniare l’amore eterno dei due giovani.

Ed è anche per questo che l’albero del mandorlo è particolarmente caro ai siciliani, un po’ come il ciliegio per i giapponesi.

Nel 2010 a tutela della produzione locale è stato costituito il Coordinamento Regionale delle aziende siciliane della filiera mandorlicola, per iniziativa del Consorzio della mandorla di Avola e dell'Associazione mandorla di Agrigento.

La raccolta, effettuata tra la fine di luglio e i primi di settembre, è un’attività prevalentemente manuale, per il mantenimento integro del prodotto, agevolata da una “abbacchiatura”, tradizionalmente praticata mediante canne e pertiche.
Dopo la raccolta, le mandorle vengono private del mallo e fatte asciugare al sole per alcuni giorni.

Il prodotto è pronto per essere impiegato o a livello industriale o - la forma più buona - a livello casalingo con infinite preparazioni che, nei secoli, hanno contribuito a rendere famosa la Sicilia anche per questo motivo.
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