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Album di Famiglia: il poeta e la sua immagine

  • 12 marzo 2007

La prima volta, si saltano le parole e si va alle immagini. Si sfogliano i ritratti, ci si ferma attratti dagli sguardi che sembrano volerti dire: E tu che vuoi? Rabbia, tristezza, assuefazione, pensieri nudi e a volte svestiti. Provocazione. Bisogna andare avanti così si riprende più lentamente. A destra la poesia a sinistra il ritratto. Chi sono quei volti? Il nome sul ciglio della pagina ce li presenta, alcuni noti altri meno, le poesie sono le loro voci, i loro pensieri rubati. La poesia di Salvo Basso poeta siciliano morto ad appena 39 anni e gli scatti del suo amico Aldo Palazzolo (siciliano anche lui). Il dialetto lucido e vivo si muove dalle pelli delle esistenze immolate all’obiettivo, e gli cuce addosso una storia quella che il poeta ha letto tra le labbra dei vissuti fotografati. Uomini e donne che gridano: Io sono storia, storia e voce. La poesia è voce. Si va avanti e indietro e il suono diventa unico. Che spazio intercorre tra la poesia e l'immagine? Infiniti pixel dai contorni d'inchiostro, perché dove finisce l'immagine inizia la parola. Una letteratura del ritratto è quella che si sussegue tra le pagine di “U tempu cc'è” (Città del sole edizioni, euro 25,00). U tempu è quello della memoria che permette al lettore di scivolare attraverso la seconda anima del libro e imbastisce esistenze su esistenze. Un regalo, del fotografo Aldo Palazzolo all’amico Basso, una pagina di diario che ricorda il loro incontro, il loro innamoramento intellettivo che ricorda quei passaggi di stima e attenzione, ormai radi nel nostro tempo. L’impalcatura imbastita nelle pagine, non prescinde dalla storia e ogni cosa diventa dipendente, così la poesia con l’immagine. L’una legata all’altra. Una lettera di Aldo Palazzolo alla fine del libro racconta la storia di questo incontro intellettivo con l’amico poeta Salvo Basso, durante un reading di poesia in un cortile-giardino-teatro. “Uno come te me lo porto a casa e lo pago solo per leggere e scrivere” così inizia l’amicizia tra Aldo e Salvo, tra gli odori estivi di un cortile (d’estate?). Un invito per quell’uomo che aveva saputo scuoterlo come prima era solo riuscito a fare un altro poeta Mimmo Cuticchio. Un invito che divenne il monito e l’abitudine vissuta tra i due siciliani. “Questo qui parla il contemporaneo; è poesia viva, vissuta e pagata sulla propria pelle[..]e poi che forza, che lucidità, che consapevolezza” scrive Palazzolo di quella poesia dialettale che aveva iniziato a raccontare le sue immagini.

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Il lettore impara a conoscere la gestazione di questo libro, nato per caso, una notte in cui Basso sfogliando il book regalatogli da Palazzolo, iniziò a raccontare con la sua poesia. “Ho cominciato a guardare i tuoi ritratti e mi sono subito messo a scrivere versi…te li volevo portare.” Era il cuore della notte, era una notte che aveva scatti istintivi e parole a dargli anima. “Il filo della memoria” è il titolo che capeggia su questo breve scritto che Palazzolo ha messo alla fine del libro, per spiegare al lettore che l'immagine diviene didascalia, sottotitolo, nota a piè pagina della poesia. Et viceversa, si deve aggiungere. A destra il verbo a sinistra la costola strappata alla quotidianità. Un progetto che racconta di vite, anche dei suoi autori amici capaci di cibarsi l'uno dell'arte altrui. Così pare di immaginarli: Salvo mentre si reca nello studio di Aldo e inizia ad ascoltare i suoi scatti e a raccontare l’anima imbrigliata nei toni bianco e nero. Pose rubate eppure si sa che vi è il rituale negli scatti di Palazzolo, tonalità monocromatiche in cui dimora lo sguardo, svezzati infine dalla penna. La parola lacera gli spazi vuoti dell'immagine, nel tentativo, sembrerebbe, di trovare un atollo comune in cui fondersi. È un libro-tentativo in cui si esplora l'essenzialità del verso e si esercita la volontà di tessere un unico linguaggio fra scritto e visivo. Fascino ed ambiguità, erotismo ed emotività pressante, sospensioni visive e umorali che iniziano dalla dedica a prima pagina - il saluto all’amico - procedono fermando il tempo e raccontandolo, in un realismo necessario per il dovere di cronaca, per alfabetizzarlo e svilupparlo in quell’omaggio all’arte in generale, come testimonia la poesia dedicata ad un altro eccezionale fotografo contemporaneo Man Ray ai piedi della sua tomba. Il lettore è dentro la storia. Così ricomincia il processo. Si riapre il libro e lo si sfoglia nuovamente con una consapevolezza diversa. Con la bellezza di avere tra le mani un album di famiglia con piccole annotazioni d’inchiostro sulle labbra di ogni fotografia.

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