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Corleone celebra Pippo Rizzo, alfiere del futurismo siciliano

  • 24 aprile 2006

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Pippo Rizzo, uno degli esponenti più significativi dell’arte siciliana della prima metà del Novecento, è il protagonista di una mostra che assume un particolare senso, poichè è la prima organizzata nella cittadina natale del pittore, Corleone.
Intititolata “Il Nomade. Pippo Rizzo nell’arte del Novecento”, l’esposizione a cura di Anna Maria Ruta, è realizzata con il patrocinio dell’assessorato ai Beni culturali, Ambientali e della Pubblica istruzione della Regione Siciliana, con il contributo dell’assessorato alla Legalità, alla Pubblica istruzione ed alla cultura del Comune di Corleone e con la consulenza tecnica della Eidos di Palermo (Complesso di San Ludovico, via Orfanatrofio 7, fino al 7 maggio ma con possibile proroga; apertura: tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30; ingresso libero. Per informazioni: tel. 091 8468919; www.comune.corleone.pa.it).

Il percorso di Rizzo inizia proprio a Corleone dove, appena diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel 1919 fonda il circolo di cultura “Rinnovamento” e avvia una corrispondenza con Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo (1909). Il legame coi futuristi, specialmente con Giacomo Balla, si rinsalda a Roma, dove soggiorna dal 1919 al ’21. la sua pittura, così, si stacca dal retaggio ottocentesco dei maestri per evolvere prima verso il Divisionismo e poi verso la scomposizione futurista, di cui egli offre una versione "mediterranea", che non si limita ad inneggiare alla macchina e alla modernità, ma mantiene un legame con il paesaggio e i temi della Sicilia. Dalla metà degli anni Venti diventa il promotore del Futurismo siciliano, animato dalla sua presenza e da quella degli altri pittori, Corona e Varvaro. La sua attività, però, non si limita a quella d’artista a tutto tondo, pittore, decoratore d’interni, grande talento nelle arti applicate, ma anche a quella di organizzatore di mostre, promotore instancabile e generoso di iniziative atte a valorizzare i giovani locali, anche attraverso il sindacato fascista di belle arti, che dirige, e la sua attività di docente e direttore dell’Accademia di Palermo.

La mostra ripercorre con cura le varie tappe del suo itinerario creativo, dagli inizi divisionisti alle fasi futurista e novecentista, ribadendo soprattutto il legame con Corleone, selezionando opere riguardanti il paesaggio e i ritratti del suo vissuto, di gente del luogo e dei familiari, e non mancano sezioni su alcune passioni dell’artista, come il tema dei paladini e quello delle dediche a importanti nomi di protagonisti dell’arte del XX secolo, da Mondrian a Capogrossi, da Matisse a Picasso. L’esposizione è accompagnata da un ricco catalogo con testi di Anna Maria Ruta, Eva di Stefano, Mariny Guttilla, Davide Lacagnina, Antonio Di Lorenzo, Gabriella Bologna.

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