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Emma Dante: "Palermo non vedrà la mia Trilogia"

La regista chiude le porte a Palermo: la provocazione di Emma Dante muove le sue ragioni da una polemica ampia che investe le istituzioni

  • 18 aprile 2011

Tuonano d'amarezza e d'indignazione le parole della drammaturga palermitana che alla libreria La Feltrinelli libri e musica di Palermo ha di recente presentato il volume "La trilogia degli occhiali" edito da Rizzoli. La raccolta dei tre nuovi spettacoli che la regista, apprezzata anche all'estero, sta portando in scena in numerose città italiane (15 le repliche a Milano e Roma) non verrà mai rappresentata nei teatri palermitani e in nessun'altra città siciliana ad eccezione di Noto. Fin dalle prime battute si fa decisa la posizione di Emma Dante: «Non sono una questuante, non scenderò a patti né busserò a nessuna porta». «Non c'è nessuna volontà di rassicurare il pubblico - spiega Titti De Simone, moderatrice dell'incontro - piuttosto si spera che il pubblico rimanga insoddisfatto». La provocazione della Dante muove le sue ragioni da una polemica ampia che investe le istituzioni della sua stessa città. Una città che non risponde, si fa sorda e semplicemente la ignora ma che, tuttavia, continua ad essere celebrata anche nel suo ultimo lavoro.



"La trilogia degli occhiali" comprende infatti tre storie, tre atti unici ma strettamente connessi tra loro, ciascuno dei quali porta con sé già dal titolo il nome di tre diversi quartieri palermitani: i protagonisti di Acquasanta, Il castello della Zisa e Ballarini rappresentano prototipi umani diversi. Si tratta sempre di disadattati, reietti, emarginati ma ad ognuno di loro è affidato un differente tipo di marginalità: la povertà, la malattia, la vecchiaia. Protagonista di Acquasanta, un vecchio mozzo ed un amore viscerale per il mare che lo porterà alla follia e all’esilio sulla terraferma, costretto ad uno sfogo di bava rabbiosa che si fa schiuma di mare. Nicola, si risveglia un giorno dal suo perenne stato catatonico che lo confina in una casa di cura e confessa la sua missione: difendere Il castello della Zisa popolato da principesse e diavoli. In Ballarini, una vecchina sfugge ad un capodanno da passare in solitudine aprendo un vecchio baule ed abbandonandosi ai ricordi.

I personaggi sono tutti accomunati dagli occhiali, strumento che è sinonimo di difetto della vista: dopotutto «si tratta storie di emarginati che scegliamo quotidianamente di non vedere» dice Emma Dante. «Vedere il brutto ci fa male. Per questo i miei personaggi fuggono dall'atteggiamento pietistico. Voglio che il pubblico se ne innamori nonostante la loro bestialità». Un innamoramento, lontano dal compiacimento, è possibile solo se ci si concentra sui legami, sulle storie d'amore che accomunano i protagonisti della trilogia, perché è proprio l’amore la trama segreta dell’opera. La mancata messa a in scena a Palermo non permetterà ai lettori della Trilogia la piena comprensione del testo, inevitabilmente lacunoso rispetto alle evoluzioni in itinere di cui è capace il vero spettacolo.

Ma nemmeno di fronte alla visibile delusione del pubblico presente in sala Emma Dante concede vaghe speranze. Non tornerà nei teatri palermitani finché Palermo non sarà svecchiata: «I teatri sono vuoti perché le programmazioni essendo scelte da settantenni, sono a loro volta vecchie, ripetitive e obsolete». E, continua: «bisogna continuare a combattere e resistere; questa è una terra propensa alla rassegnazione. Resistere significa non sporcarsi. Rimanere estranei al mercanteggiato, alle spartizioni, al baronato. Si rischia di rimanere soli e con pochi amici. Ma ci si può permettere il lusso dell'indignazione. E l'indignazione di una persona pura ha molto più valore e più forza».

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