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Galleria Mediterranea, inaugura “A Volo”

  • 9 gennaio 2007

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Dai primi di dicembre Palermo ha una nuova galleria dedicata all’arte contemporanea, la Galleria Mediterranea (Via Mariano D’Amelio 12/28/30, aperta da lunedì a domenica, ore 10-12,30 e 17-19,30), diretta da Giacomo Maltese. A inaugurare l’attività del nuovo spazio (doppio, con un white cube più tradizionale e un enorme scantinato interessantissimo per le opportunità allestitive che offre) l’antologica, visitabile fino al 21 gennaio, “A Volo”, del pittore Andrea Volo (Palermo, 1944), residente a Roma dagli anni Sessanta. La pittura di Volo spazia tra varie latitudini: quella della memoria, della suggestione letteraria, del compiacimento cromatico e del segno che diviene fascinazione del decoro. Emergono dalla sua mente i personaggi di tutta una cultura profondamente mitteleuropea, da Freud ad Alma Mahler, da Kafka a Rilke, che hanno in sè la seduzione misteriosa delle apparizioni fantasmatiche, mentre il tema del pittore e la modella, un must della tradizione artistica mondiale, ritorna come leitmotiv dalla forte carica sensuale. Abbiamo chiesto a Eva di Stefano, autrice del testo critico su Volo e curatrice di alcune delle esposizioni in programma in gallerie nei mesi prossimi, di parlarci dell’attuale mostra e di darci qualche anticipazione dei progetti futuri.



Come s’inserisce la mostra di Andrea Volo nell'economia della programmazione della Galleria Mediterranea?
«Volo è un artista colto e maturo che sa coniugare con naturalezza sentimento mediterraneo e cultura mitteleuropea, e poi è un grande pittore audace nei formati e nell'intensità o nella leggerezza del colore. E' un artista "filosofico" nei contenuti e nell'impegno, ma anche magistrale nella tecnica. Aprire la galleria con una sua antologica indica una scelta di campo: attenzione per la pittura e per quelle personalità "di lungo corso" trascurate dalle nostre istituzioni, ma che meritano di essere conosciute da un pubblico più vasto».

Parliamo un attimo di questa nuova galleria. Ha programmi molto ambiziosi, può sintetizzarceli?
«Una parola: internazionalizzazione, a partire dai giacimenti culturali del mediterraneo fino alle nuove emergenze internazionali, ma senza recepire passivamente ciò che passa attraverso il sistema consolidato dell'arte, e cioè andando invece sul posto personalmente ad esplorare le situazioni con viaggi mirati alla ricerca di artisti. Siamo già stati in due paesi dove stanno avvenendo grandi trasformazioni, anche se di entità naturalmente molto diversa: in Libia e in Cina, abbiamo visitato atelier e gallerie, abbiamo scelto alcuni artisti. Presenteremo a marzo due straordinari pittori di Tripoli: Alì Ezonik e Salem Temimi, e a maggio c'è in programma una grande mostra collettiva di artisti di Pechino che sarà davvero sorprendente».

Quale spazio può occupare a Palermo Mediterranea? A quali vuoti supplire?
«Si tratta di supplire ad uno stato generale d’inerzia e di ristagno e all'ovvietà che di solito guida le scelte culturali. Non pretendiamo di supplire alla mancanza di un museo d'arte contemporanea, ma a volte, come nel caso dei cinesi, proporremo mostre museali per ampiezza e rigore. Mediterranea vorrebbe essere insomma un'utopia concreta, un segnale d’energia e di capacità di investimento privato. Certo, si vorrebbe anche creare un mercato, magari diventare un riferimento anche oltre Palermo».

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