HomeMagazineCultura

Il Brass “ridotto” si fa jazz-club

Con intenti di continuità, ecco allora nascere il Blue Brass, con un taglio particolarmente attento alle nuove tendenze del jazz italiano e d’oltre-oceano

di Antonio Terzo
  • 9 novembre 2004

Dalla prossima settimana e fino a tutto aprile 2005 gi amanti del jazz a Palermo avranno un nuovo luogo di ritrovo “jazzistico”: Il Ridotto del Brass. Partirà infatti martedì 16 novembre “Blue Brass”, jazz club inserito in un nuovo spazio appositamente allestito nel complesso monumentale della Chiesa di Santa Maria allo Spasimo che, come ha affermato il maestro Ignazio Garsia, «vuole inserirsi all’interno di un progetto più ampio, che mira a realizzare quel “servizio pubblico” che da sempre, per ciò che riguarda la musica jazz, costituisce obiettivo del Brasss Group palermitano». L’immagine è quella di «una “nave scuola” dove il musicista trovi la sua dimensione artistica, uno spazio a 360 gradi in cui ci siano una Scuola di formazione, un’Orchestra stabile ed un jazz-club per realizzare l’ambiente di riferimento in cui si “respiri” jazz». Quella del “ridotto” non è allora una realtà che va a sostituire la stagione invernale dell’Associazione guidata da Garsia. «Mi aspettavo che in questo frangente giungesse una buona notizia relativamente al Teatro Santa Cecilia, perché se la città ha luoghi pubblici deputati alla fruizione di musica classica e sinfonica, di teatro colto, di teatro d’espressione dialettale, di teatro leggero e via dicendo, ciò che invece manca è uno spazio apposito per la musica jazz». Ma il direttore del Brass si dice fiducioso che «quanto prima vengano accreditati i promessi fondi per consentire l’avvio della stagione invernale, già pressoché definita nei suoi appuntamenti concertistici».

Con intenti di continuità, ecco allora nascere quest’iniziativa di un jazz-club, idea comprovata da un’esperienza trentennale, con un taglio particolarmente attento alle nuove tendenze della musica jazz italiana e d’oltre-oceano, come si conviene ad un jazz club che si rispetti, e come attestato già dall’appuntamento inaugurale, “The Art of Trio” di Steve Kuhn, uno dei grandi maestri del piano jazz tuttora in attività che, forgiatosi nel leggendario quartetto di John Coltrane insieme a Steve Davis e Pete La Roca, fra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 fu al fianco di Kenny Dorham, Stan Getz e Art Farmer. Musicista di grande livello, in possesso di un’innata capacità a sviluppare idee melodiche con un sicuro senso della narrazione e logica mai scontata, successivamente ha formato numerosi trii a proprio nome, con svariati musicisti (Steve Swallow, Pete La Roca, Chuck Israels, Ron Carter, Bob Moses, Jack DeJohnette e Al Foster). Al Brass sarà affiancato da Geoge Mraz e Joey Baron, suoi collaboratori abituali da anni. Ma molte sono le proposte di rilievo che caratterizzeranno il cartellone concertistico. Dopo Horacio “El Negro” Hernandez Quartet martedì 23 novembre, ed il progetto “Come togetber” del Lynne Arriale Trio martedì 30 novembre, toccherà al trio del pianista statunitense Kevin Hays - che vanta collaborazioni con Sonny Rollins, Joshua Redman, Joe Henderson ed ha inciso tre dischi per la prestigiosa etichetta Blue Note, “Seventh Sense”, “Go Round” e “Andalucia” con Jack DeJonette e Ron Carter – costituito da Doug Weiss al contrabbasso e Bill Stewart, batterista collaboratore anche di Pat Metheny, Joe Lovano, Chick Corea e John Scofield. Dunque, tre artisti Blue Note che rappresentano l’avanguardia della scena jazz contemporanea che a Palermo si esibiranno il prossimo giovedì 9 dicembre.

Quindi sarà la volta dell’Ed Cherry Quartet (martedì 14 dicembre), formazione che vede protagonisti accanto al leader chitarrista, tre importanti jazzisti italiani, Oscar Marchioni all’organo, Marco Marzola al basso e Donato Cimaglia alla batteria. In gruppo con Dizzy Gillespie sino al 1992, Ed Cherry è noto per l’uso di frequenti pause, capaci di creare un suggestivo effetto suspense. A ruota due appuntamenti giovedì 16 e venerdì 17 dicembre con un duo d’eccezione, formato da Irio De Paula, ormai un habitué delle iniziative dell’associazione dello Spasimo, in coppia con il figlio Roberto, con il quale ha recentemente registrato l’album per due chitarre brasiliane, Bate-Papo (Caligola records). Il nuovo anno si apre invece con “Fly”, il progetto musicale del trio del giovane tenorista post-bop Mark Turner, venerdì 14 gennaio, rappresentante della “new-thing” newyorkese, che con estro melodico e ricco fraseggio ha saputo far propria la lezione coltraniana, grazie anche ad importanti esperienze formative nei più famosi clubs del Village, in concerto con Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria.

L’1 febbraio a salire sulla pedana del ridotto sarà il Kenny Werner trio: Kenny Werner (piano), Joannes Weidenmuller (contrabbasso) e Ari Hoenig (batteria). Nato a Brooklyn ne 1951, Werner è fra i più sensibili interpreti del piano jazz contemporaneo, il cui amore per l’improvvisazione veloce e post-bop si fonde con un tocco pianistico di ispirazione classica ed una profonda sensibilità melodica, creando un’atmosfera distesa anche nei momenti più concitati. Venerdì 4 febbraio lo Spasimo ospiterà il quartetto del sassofonista dell’Alabama Sherman Irby (Oscars Zenari al piano, Marco Marzola al basso ed Alessandro Minetto alla batteria), il quale si è esibito con la propria band come artista “residente” nel prestigioso jazz club “Smalls”, dividendo il palco con artisti del calibro di Wynton Marsalis e Marcus Roberts. Lunedì 7 febbraio l’unico progetto tutto “made in Italy”, quello del trio P.A.F., Paolo Fresu (tromba), Antonello Salis (fisarmonica) e Furio di Castri (contrabbasso), per due terzi sardo, che trova la sua radice essenziale nelle capacità esecutivo-estemporanee dei suoi componenti. Venerdì 11 febbraio la cantante Erin Bode si esibirà supportata dal proprio trio composto da Adam Maness al piano, Syd Rodway al contrabbasso e Chris Higginbottom alla batteria, mentre martedì 1 marzo il trio del versatile batterista nero-americano Lewis Nash, con Steve Wilson al sax, il pianista genovese Dado Moroni e Peter Washington al contrabbasso. Drummer tra i più richiesti da jazzmen storici (Oscar Peterson, Sonny Rollins, Clark Terry, Wynton Marsalis, McCoy Tyner, Branford Marsalis, Scott Hamilton, Jackie McLean, Jay Jay Johnson, Horace Silver) sia in grandi organici che per piccole band, Nash è sensibile leader di vari gruppi, già inserito sull’autorevole “Biographical Encyclopedia of Jazz” e molto apprezzato dalla critica per la sua capacità di trasferire sui propri tamburi il grande senso melodico di cui è dotata la sua tavolozza espressiva.

Fra gli appuntamenti di marzo The Locke - Kikoski Quartet, giovedì 10, (Joe Locke al vibrafono, David Kikoski al piano, Ed Howard al cbs e Gary Novak alla batteria), mentre giorno 22 sarà protagonista il quartetto del trombonista Steve Turre, messicano d’origine, uno degli innovatori preponderanti di jazz nel mondo, sempre sotto i riflettori delle più importanti riviste del settore, JazzTimes, Downbeat e Jazziz. In aprile (venerdì 1) il Wess Anderson Quartet, dove il sassofonista newyorkese, membro fisso della Lincoln Center Jazz Orchestra diretta da Wynton Marsalis, sarà accompagnato dal pianista Antonio Ciacca ed il contrabbassista Kengo Nakamura, e venerdì 22, l’Aaron Goldberg Trio, che presenta nella sua attuale sezione ritmica Reuben Rogers al contrabbasso ed Eric Harland alla batteria, considerati tra i più versati jazzisti di nuova generazione.

articoli recenti