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Il Teatro delle Beffe: ciò che i bimbi rischiano di perdere

Rischia di chiudere lo storico Teatro delle Beffe. Il direttore artistico Caldarera: «bisogna lasciare ai bambini degli spazi dove fare i bambini»

Letizia Lipari
Ospite
  • 19 ottobre 2015

Sono tante le piccole cose belle che perdiamo ogni giorno, pezzi di bellezza e cultura tagliati via perchè ritenuti superflui, perché costosi, perchè non vantaggiosi. E la città diventa più povera. Una delle cose belle che rischiamo di perdere, oggi, è lo storico teatro per ragazzini di Palermo, il Teatro delle Beffe. Ed è particolarmente doloroso quando queste cose le togli a un bambino.

È giusto togliere ai bambini la possibilità di avere un luogo di ritrovo, dove imparare a stare insieme agli altri, dove divertirsi imparando, dove sentire raccontare delle storie, dove imparare a recitare, a inventare, a creare? Se lo chiede Ludovico Caldarera, attore, direttore artistico e anima del piccolo teatro di via De Spuches,dove da quasi quindici anni si svolgono queste e altre attività.

L’associazione culturale “Teatro delle Beffe”, nasce nel 1995 con lo scopo dichiarato di portare a teatro i bambini, e nel 2001 ha portato le sue attività nei locali di via De Spuches, diventando un luogo di ritrovo per bambini da tutta la città.

Da tempo, però, il teatrino è a rischio chiusura. Il problema più grosso è anche il più banale: trovare innanzitutto i soldi per l’affitto. «Qualche anno fa ce la facevo, ora con la crisi lavorando allo stesso ritmo non ci si riesce più», spiega Caldarera. «Mi dispiace soprattutto per i bambini. Che altri centri di aggregazione hanno qua intorno? Queste cose bisogna salvaguardarle, lasciare ai bambini degli spazi dove fare i bambini».

Il rischio paventato da Caldarera è che in assenza di uno spazio fisico di incontro e apprendimento, l’immaginario infantile divenga facile preda dell’invadenza dei dai mass media che ne fagocitano la naturale creatività.

C’è chi crede nel teatro come mezzo per opporsi all’invadenza della modernità e ci ha investito con ottimi risultati: Caldarera menziona Roberto Alajmo, che come direttore del Teatro Biondo ha cercato di portare in teatro i più giovani offrendo allo stesso tempo un palcoscenico e un’occasione a chi fa teatro per ragazzi.

Ma in una città che si infarcisce la bocca di slogan sul futuro, i bambini restano comunque esclusi da qualsiasi progetto culturale cittadino. E quel minimo di fondi per far sopravvivere una realtà come il Teatro delle Beffe non si riesce proprio a trovarli da nessuna parte.

Si sa, c’è la crisi. «Anche tre anni fa» continua Caldarera «eravamo sul punto di chiudere. E poi è successa questa cosa bellissima: artisti di tutta la città si sono esibiti gratuitamente nel nostro teatro. Sessanta spettacoli in cui ogni spettatore ha versato un’offerta libera».

Così il teatro ha respirato per un po’, ma adesso si è di nuovo al punto di partenza. Tanti hanno promesso di replicare il miracolo di qualche anno fa: da Claudio Collovà a Paride Benassai, passando per Gigi Borruso. E L’assessorato sembra mostrare sensibilità e interessamento verso la causa del teatrino.

In qualche modo, insomma, si spera di farcela. Sono tante le piccole cose belle che tagliamo ogni giorno. Per fare un paragone vicino anche fisicamente, Caldarera tira fuori gli alberi sventrati a piazza Politeama. «Un albero, per ricrescere, ne vuole di tempo...».

E un teatro?

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