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Nuova impresa di Igor D'India: isolato in grotta

Un mese al buio, chiuso in una grotta di Monte Pellegrino, a 25 metri di profondità e a 18 gradi: comincia l'impresa del giovane documentarista

  • 20 marzo 2012

Sfida la natura, sfida le paure e sfida pure le prove di eremitaggio che appartengono solo ai santi. Domenica 25 marzo, Igor D’India, il filmaker palermitano che ha già alle spalle l'esperienza dell'incredibile traversata del fiume Oreto, ha dato inizio alla sua nuova avventura.Trenta giorni al buio, chiuso dentro a un’antica grotta di Monte Pellegrino, a 25 metri di profondità, avvolto in una temperatura costante di 18 gradi e il 100 per cento di umidità.

All’interno di uno spazio di appena sei metri quadri porterà con sé solo il minimo indispensabile per la sopravvivenza, una videocamera ed un registratore a cui quotidianamente l’avventuriero racconterà lo stato psicofisico della sua permanenza. Il diario multimediale sarà spedito in superficie tramite un sistema di carrucole e caricato da alcuni collaboratori sul suo sito. Saranno giorni vissuti avendo come unico orientamento l’alternarsi della giorno e della notte, nello sforzo immane di dominare paure ed istinti ovviamente umani, come l’innaturalità di una vita costretta al buio, al silenzio e all’isolamento in profondità. Uno staff medico avrà il compito di monitorare a distanza la salute del documentarista alla sua prima esperienza a lungo termine all’interno di una grotta.

«Non voglio battere alcun record - dice Igor D’India - ma vivere un'altra esperienza con il fine di creare un altro documentario che sarà pubblicato entro l'anno. Mi sono ispirato alle imprese degli speleonauti degli anni Sessanta e ho poi personalizzato alcuni elementi che, sebbene in un lasso di tempo molto più breve rispetto alle loro, renderanno comunque molto intensa la mia avventura». Un esperimento narrativo quello del giovane ventisettenne, che cercherà di porre rimedio ai momenti di densa solitudine attraverso la lettura di alcuni selezionati volumi. Lo scopo rimane però quello di concentrarsi sulle ripercussione che la totale assenza di azione può avere su un essere umano in un periodo di 30 giorni. «Non scappo dalla realtà, voglio viverla al meglio. In caso di emergenza, potrò comunque contattare via radio il Soccorso alpino speleologico 24 ore su 24 per richiedere un’eventuale intervento. Psicologicamente mi sento pronto, poi vedremo cosa riuscirò effettivamente a concludere».

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