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“Oklahoma City”, quando la coscienza vaga nei suoi abissi

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 22 aprile 2004

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In un racconto visionario il vagare di una coscienza persa nei suoi abissi. E’ “Oklahoma City (secondo Kafka)” progetto e regia di Gianfranco Perriera; con Roberto Burgio, Maurizio Spicuzza, Elena Pistillo, Giulio Giallombardo, Diana D’Angelo, Salvo Equizzi, Ilaria Intravaia, Salvo Cammarata; scene e costumi Giovanni Dilani, aiutoregia Salvo Cammarata, in scena venerdì 23 aprile alle 21.15 (repliche sabato 24 e domenica 25) al teatro San Francesco di Sales di Palermo, in via Notarbartolo 52 (di fronte la libreria Le Pagode).

Tra le secche di un tempo inquieto e destinato alla fine, Karl (interpretato da Roberto Burgio), dopo un lungo peregrinare tra i mari - 1500 anni! - approda al luogo che il destino intendeva assegnargli, una sorta di limbo popolato da creature insieme struggenti e minacciose nel quale si ritrova come confinato. Atteso da un custode smemorato, che pure si intestardisce nell’espletare le sue funzioni, braccato senza scampo da due istrionici e loschi figuri, in questo misterioso porto, Karl incontrerà anche la donna amata, sempre sfuggente, un’altra donna dall’affetto ambiguamente sororale e un angelo, il suo angelo, ormai disarmato e affannato quasi come lo stesso Karl.

Lo spettacolo, che include  brani da diversi romanzi e racconti di Kafka, attraverso il linguaggio metaforico e allusivo dell’autore, affronta, quale racconto visionario,  il tema della coscienza individuale perduta in un abisso labirintico, in un tormentato gioco di specchi, ora che ogni ipotesi di trascendenza pare naufragare nel vuoto più assoluto: l’inquieto vagabondare di Karl, in questa sorta di regno dei morti ancora inconsapevoli, è la malinconica testimonianza, fragilissima, di un brivido che percorre l’infinito silenzio da cui pare non debba essere cavato più nulla. L’ingresso costa 6 euro.

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