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Sulle orme dei Normanni: le Vie Francigene di Sicilia tra arte e ambiente

I percorsi siciliani si stanno recuperando grazie a una meticolosa ricerca storica: regie trazzere e antichi sentieri da percorrere oggi a piedi o a cavallo

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 5 maggio 2017

Un cammino francigeno siciliano

Lo studio delle antiche vie di comunicazione è uno strumento utile alla ricostruzione della storia economica e sociale di un intero territorio.

Dunque tracciare, recuperare e ripercorrere le antiche strade, oltre ad avere un alto valore storico e culturale, può rappresentare un’incredibile occasione per incentivare il turismo anche in zone meno frequentate.

È quello che sta accadendo in questi ultimi anni in Sicilia con la ricerca e la riscoperta delle cosiddette “Vie Francigene”: percorsi lunghi centinaia di chilometri, un tempo battuti da pellegrini, viandanti e commercianti e oggi destinati a turisti, curiosi e sportivi a piedi, in bicicletta e a cavallo.

I percorsi siciliani che si stanno recuperando, dopo una meticolosa ricerca storica, sono essenzialmente regie trazzere, antichi assi di comunicazione, mulattiere e sentieri che percorrono le principali dorsali dell’isola.

Assi viari di estrema importanza sin dai tempi dei Normanni, come il percorso di 160 km denominato “Magna Via Francigena”, che porta da Palermo ad Agrigento e che inaugurerà ufficialmente a giugno.



Ma un’altra importante e antica strada è pronta ad essere inaugurata e destinata ai viaggiatori a piedi: si tratta dell’antica Regia Trazzera, oggi ribattezzata “Via Francigena delle montagne da Palermo a Messina”, un percorso affascinante che ripercorre l’antico collegamento tra i due centri siciliani, attraverso la dorsale montuosa costituita da Madonie, Nebrodi e Peloritani.

Questo percorso ha origini molto antiche e certamente risalenti al periodo della dominazione normanna. Un diploma normanno del 1089 segnala infatti la presenza di una “via francigena” nella piana di Milazzo e altre testimonianze si trovano poi nel ‘Libro di Ruggero’ di Al Idrisi, geografo alla corte di re Ruggero II (1154).

Ma anche in una donazione di alcune terre da parte di un cavaliere normanno, tale Goffredo Borrello Signore della Valle di Milazzo, all’Arcivescovo Roberto di Messina e Troina. Proprio in questo testo, risalente al 1198, si farebbe esplicito riferimento al passaggio in quei territori della via dei Franchi, ovvero la via dei cavalieri venuti dalla Normandia.

«Il tracciato montano tra Palermo e Messina venne realizzato per la necessità di creare un percorso alternativo alla vecchia e trafficata Via Regia, la strada che correva parallelamente alla costa tirrenica», spiega Davide Comunale, presidente dell’Associazione Cammini Francigeni di Sicilia.

«Una variante montana, insomma, al riparo dalle incursioni marittime dei saraceni e che fungesse da collegamento tra i vari centri montani del nord dell’Isola». Un itinerario scelto anche da Carlo V nel suo viaggio cerimoniale di ritorno dalla conquista di Tunisi, avvenuta nel 1535.

«La Via ha uno sviluppo complessivo di circa 400 km di lunghezza e sarà presto munita di segnaletica e cartellonistica adeguata - continua - al momento i camminatori possono scaricare la segnaletica in formato digitale, le tracce GPS e tutte le informazioni con cellulare o tablet tramite wikiloc (un sito di condivisione percorsi su mappe satellitari, ndr) o consultando il sito internet dell’associazione».

Il tratto di Via che attraversa il territorio delle Madonie, un segmento di circa 113 km, è stato inoltre oggetto di una progettazione specifica, che ha visto coinvolti l’Assessorato Regionale Turismo, Sport e Spettacolo, la SOSVIMA e alcune associazioni operanti sul territorio.

Il lavoro di studio e ricerca, legato a percorsi e camminamenti storici, ha portato non solo alla cura della segnaletica di questo tratto di Via (da Caccamo a Nicosia), ma anche all’individuazione di altri sei itinerari satelliti nel territorio madonita.

«Si tratta di tre cammini religiosi e tre itinerari artistico-culturali di grande rilievo, per un totale di 350 km - spiega Giovanni Nicolosi presidente dell’Associazione Madonie Outdoor - sono proposte di cammino alternative seguendo gli antichi pellegrinaggi locali o le opere d’arte di alcuni degli artisti più importanti della zona».

Il Cammino Jacopeo, il Cammino del Beato Guglielmo e il grande Cammino dei Santuari Mariani delle Madonie, sono i tre percorsi religiosi che si snodano tra santuari ed eremi immersi nella natura.

Mentre l’itinerario di Frate Umile Pintorno, l’itinerario di Giuseppe Salerno (o dello Zoppo di Gangi) e l’itinerario del Gaggini, vi porteranno a scoprire le meraviglie artistiche di questi talenti unici e a visitare alcuni dei più bei paesi delle Madonie.

«Entro settembre completeremo la segnaletica non solo sull’itinerario montano tra Palermo e Messina ma anche sulla Via Francigena Fabaria, l’antico asse viario tra Agrigento e l’abbazia di Maniace, che passa da Gela e Caltagirone - conclude Comunale - toccherà poi finire di esplorare e allestire il percorso della Via Francigena Mazarese, nella Sicilia occidentale».

Un settore estremamente interessante quello dei camminamenti a piedi, che apre le porte ad una fetta di turismo enorme e fino ad ora praticamente assente in Sicilia.
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