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Un mondo di mattonelle in mostra a San Martino

Millequattrocentonovantasei mattonelle esposte che provengono dalle collezioni di diversi privati che le hanno raccolte negli anni o avute in eredità

  • 24 novembre 2003

Si può visitare fino al 21 dicembre all’Abbazia benedettina di San Martino delle Scale, in provincia di Palermo, l’esposizione curata da Santo Campanella, dal titolo: “Maruna, riggiole, laggioni, quadrelle, azulejos, carreaux, tiles”. Diversi sinonimi per intendere la stessa cosa, a cominciare da maruna alla siciliana, riggiole a Napoli, quadrelle in Toscana, laggioni nel dialetto ligure per indicare le mattonelle in terracotta maiolicata. In tutto, le mattonelle esposte sono ben millequattrocentonovantasei e provengono dalle collezioni di diversi privati che le hanno raccolte negli anni o avute in eredità. La mostra offre uno spaccato temporale molto vasto perché i reperti in mostra si sviluppano su un arco temporale molto vasto che parte dal XV secolo fino ad oggi.

Il curatore della mostra è Santo Campanella, docente di storia dell’arte ceramica presso l’Abadir, l’Accademia di Belle arti e restauro di San Martino delle Scale che ha deciso di distinguere in diverse sezioni la mostra: una dedicata ai pavimenti; un’altra che si sviluppa su due saloni in cui sono esposti i moduli decorativi siciliani e campani. Particolare è la sezione dedicata alle tegole che ricoprono le cupole delle chiese, come quelle dell’Ottocento che provengono dal Belgio. La sezione più vasta, invece, offre una distesa di cinquanta metri di mattonelle diverse per tipologia, forma, misura e metodo di fabbricazione (utile per decifrare l’epoca a cui risalgono). Ma come si capisce il valore di una mattonella? Dal numero di pezzi prodotti e soprattutto dalle tecniche usate per dipingerle: sono più pregiate, infatti, quelle realizzate a mano, lo sono meno invece quelle ritoccate con le mascherine di metallo.



Di maggior pregio erano anche i colori usati dagli artisti che le dipingevano, poiché anticamente erano prodotti manualmente (come il blu persiano che derivava dalla macinazione dei lapislazzuli), mentre oggi sono fatti con l’ossido di piombo e lo smalto stagnifero. Una bacheca raccoglie quarantacinque piccole sivigliane (provenienti dalla Spagna) del 1600, mentre un’altra presenta delle  mattonelle tunisine del XIX secolo che oggi si vedono in un caffè del Cassaro. I pezzi esposti arrivano anche dalla Cina e sono riconoscibili per i classici colori del grigio, del verde e del blu e sono traforate perché servivano come divisorio tra due stanze. Risalgono al XIV ed al XVI secolo, le pregiate mattonelle iraniane sfavillanti grazie al loza dorato, usato anche nella Spagna islamica. L’ingresso all’esposizione di carreaux (mattonelle in francese) è aperto tutti i giorni (inclusa la domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19) ed è libero.

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