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Non chiamatela "fontana": questo è un capolavoro che crea suggestioni degne di Leonardo

Si trova nell'entroterra siciliano la bellissima Granfonte, in dialetto "vintiquattru cannola". Sembra che il suo disegno architettonico richiami un'analoga fontana olandese

Simona Russo
Giornalista
  • 13 giugno 2021

La Granfonte di Leonforte

Le fontane (dal latino fontis, "sorgente") in origine avevano uno scopo puramente funzionale, essendo molto importanti e diffuse nei centri abitati come risorsa idrica prima che l'acqua corrente fosse disponibile nelle singole abitazioni. Oltre all'uso come punto di accesso all'acqua, le fontane sono poi diventate un elemento architettonico ed urbanistico ornamentale ed artistico, anche di tipo monumentale.

Queste ultime si svilupparono durante l'età ellenistica e in seguito questo uso fu esteso anche nella Roma antica, i famosi ninfei. Nel Medioevo, invece, le fontane furono soppiantate dall'uso dei pozzi, ma con l'avvento del Rinascimento e del Barocco riacquisirono il valore architettonico e decorativo che avevano avuto nel periodo classico: divennero oggetto multiforme, inteso quale elemento di arredo urbano e al tempo stesso elemento funzionale, nonché luogo d'incontro e aggregazione.

In questo periodo le fontane diventano delle vere e proprie strutture scenografiche, rese ancora più articolate dall'effetto visivo dato dal gioco d'acqua che permette di realizzare la sorpresa sensoriale tanto ricercata nel periodo barocco. Tra i vari esempi, nell’entroterra siciliano troviamo la bellissima Granfonte, in dialetto "vintiquattru cannola", di Leonforte, centro abitato della Sicilia centrale, negli Erei, in provincia di Enna.



Si tratta di una fontana monumentale realizzata in stile rinascimentale – barocco, fu costruita tra il 1649 e il 1652 per volontà del principe Nicolò Placido Branciforti, fondatore di Leonforte, sui resti di una antica fontana araba chiamata "Fonte di Tavi".

Costituiva il luogo abituale di riunione della popolazione e, con le sue ventiquattro cannelle, fungeva da abbeveratoio e lavatoio pubblico oltre che alimentare le numerose fontane dell'Orto Botanico.

Sembra che il suo disegno architettonico richiami un'analoga fontana che si trova ad Amsterdam, in Olanda: è comunque probabile che l'opera, attribuita all'architetto palermitano Mariano Smiriglio, si rifaccia alle numerose creazioni di artisti fiamminghi allora molto diffuse in Sicilia.

Questa suggestiva fontana è il simbolo della cittadina di Leonforte, come il suono che diffonde. Anticamente adibita ad abbeverare le mandrie ed i muli di ritorno dalla campagna, oggi la cittadinanza preleva l'acqua fresca e potabile.

Si trova nell'omonima via, all'interno del paese, ha una forma simmetrica che si estende per 24 metri ed è profonda 2,55 metri. È composta, dicevamo, da 24 cannelle in bronzo allineate da dove sgorga ininterrottamente – tranne il Venerdì Santo in segno di lutto per la morte del Cristo – freschissima acqua di sorgente che si versa direttamente nella lunga vasca rettangolare.

Questa fonte monumentale è stata costruita in muratura portante di blocchi di pietra arenaria da taglio squadrata e lavorata, con sculture a tutto tondo, basso e alto rilievo, incisioni e decorazioni. Nel prospetto vi sono aperte ventidue nicchie senza fondo, di forma rettangolare terminanti ad arco a tutto sesto.

Queste nicchie creano un motivo traforato che alleggerisce l'insieme, rendendola particolarmente suggestiva grazie al panorama retrostante che le arcatelle lasciano intravedere. Questa suggestione ricorda un po' gli sfondi dei quadri di Leonardo da Vinci, il quale amava aprire sul fondo dei suoi interni finestre che lasciavano intravedere il paesaggio all'orizzonte (vedi la "Madonna del Garofano" o la celebre "Ultima cena").

Il prospetto presenta anche una torretta centrale, coronata dallo stemma nobiliare della famiglia Branciforti, e due laterali con cornici, fregi e iscrizioni, raccordate da volute in pietra e due leoni rampanti sulle torrette laterali. Monumento emblematico e significativo, "a brivatura" (abbeveratoio, in dialetto) rappresenta la memoria storica e il cuore stesso della città. Non c’è casa di leonfortese che non ne custodisca una riproduzione come a voler riaffermare un’insopprimibile continuità con le proprie radici.

Nel 1910 furono messe in opera le lastre di pietra lavica lungo la vasca per dare la possibilità di attingere più facilmente l'acqua. Nel 1983, invece, è stato consolidato il prospetto posteriore.

Curiosità
A ridosso della Granfonte, un canale delle acque di scolo della fontana assume la forma di lavatoio utilizzato a tale scopo fino alla metà del '900. Qui, entrando dalla attigua Porta Garibaldi, accorrevano le massaie che in tal modo avevano a disposizione acqua corrente in abbondanza, solidi "pilieri" di pietra e massi sui quali fare asciugare al sole gli indumenti.
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