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"Non è la Rai, non è Canale 5...": gli anni 90, la tv locale e quei tormentoni palermitani

Sasà Salvaggio era appena ventiduenne, lavorava alle Poste e dal nulla, per "babbìo", come racconta lui, in mezzo alle serate passate con gli amici, si inventò un format tv

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 2 marzo 2021

Sasà Salvaggio

È stato un programma cult negli anni Novanta e ancora oggi, a distanza di quasi 30 anni, i tormentoni che ha generato continuano a resistere. In tv imperversava “Non è la Rai”, il fenomeno di costume inventato da Gianni Boncompagni che
ha lanciato Ambra Angiolini e che è stato condotto agli esordi, nel 1991, da Enrica Bonaccorti.

Sasà Salvaggio era appena ventiduenne, lavorava alle Poste e dal nulla, per “babbìo” (per scherzo, ndr), come racconta lui, in mezzo alle serate passate con gli amici, si inventò un format che lo portò a muovere i primi passi sulla scena comica locale per arrivare in pochissimo tempo alla ribalta nazionale.

«La televisione non mi divertiva e allora ho pensato di inventarmi io qualcosa, - racconta il comico palermitano - e per goliardia ho creato “Non è la Rai, non è Canale 5, ma allora che schifiu è”. Ne ero autore, regista, direttore, produttore, mi occupavo di tutto io, dalla A alla Z, infatti mi prendevano per pazzo. Ma io ero felicissimo, lo facevo per puro e assoluto divertimento».



Così in un batter d’occhio quello che da sempre faceva, per indole e dote naturale, con i suoi amici è diventato un mestiere.
«Nacque davvero per gioco, ho coinvolto degli amici, mi sono inventato tutta una serie di sketch, ho cominciato a girare le televisioni private e ho visto che quello che facevo funzionava».

Dal 1992, per tre anni, “Non è la Rai, non è Canale 5, ma allora che schifiu è” è stata una trasmissione seguitissima che è rimasta impressa nella memoria di intere generazioni. I doppiaggi dei film famosi in dialetto palermitano erano (e sono) conosciuti da tutti.

Un classico? “Mariella a st’ura t’arricampi, ‘e nuovi?”, dove Mariella era Ariel, del cartone animato Disney “La sirenetta” rimproverata da suo padre, il Re Tritone. Poi c’erano Aladdin e Rosalia (la principessa Jasmine), i Flinstones, Ben-Hur, Pretty Woman.

«Io ho due gemelli di 15 anni - racconta ancora Sasà. - L’altro giorno mio figlio mi fa “papà ma quello della coca-cuela sei tu?”. Non puoi capire la soddisfazione che ho provato». Il doppiaggio in questo caso era quello di “Un giorno di ordinaria follia” e quella frase “cioè tu vulissi cinqu maaliri ppe na lattina e coca-cuela?” è stata detta negli anni da migliaia di palermitani.

«Facevamo una puntata alla settimana che poi girava tantissimo a orari diversi nelle varie tv. Considera che in quel periodo la Sicilia era probabilmente la regione con il maggior numero di emittenti televisive. Dal canale 7 in poi, c’erano praticamente 30 canali palermitani. Facevamo numeri stratosferici.

Ma poi mica era come oggi che puoi mettere tutto in sync. Noi avevamo il videoregistratore, mettevamo la videocassetta del film, prendevamo i microfoni e parlavamo sopra ai personaggi. Costruivamo attorno una storia ma eravamo completamente inconsapevoli di quello che stavamo facendo, del successo che avremmo avuto».

Su YouTube o sulle pagine Facebook create dai nostalgici si trovano tantissimi cimeli. Il mago Gaetanus e il suo “Ciao gioia”, le parodie delle pubblicità nazionali come quella del "Porco cotto", alias prosciutto Parmacotto.

E dentro “Non è la Rai, non è Canale 5, ma allora che schifiu è” hanno avuto origine tormentoni trasversali a più generazioni come “chi dici?? Un mi riri nienti”.

«Le due espressioni non erano attaccate all’inizio, è stato il pubblico che le ha messe accanto, è stato un tormentone che si è creato praticamente da solo - ride soddisfatto Sasà. - Una volta lo fecero allo stadio, non mi ricordo che partita era. Dalla curva nord, quando il portiere batte la rimessa, è partito “un chi dici” e dalla curva sud hanno risposto “un mi riri nenti”».

Lo spettacolo arrivò anche al Teatro Lelio di Palermo registrando il sold out per tre mesi.

In quel periodo, ricorda il comico, i ragazzini a scuola si chiamavano con i nomi dei film doppiati. Mariella ma anche “Kevine”, di Guardia del corpo, i cui protagonisti erano Kevin Costner e Whitney Houston.

Poi è nato “Sgrilla la notizia” e già nel 1995 Sasà Salvaggio si ritrova prima inviato e poi conduttore del programma di cui stava facendo la parodia, “Striscia la notizia” raggiungendo la popolarità nazionale.

«Non è la Rai, non è Canale 5, ma allora che schifiu è» però ha consolidato il suo legame strettissimo con Palermo, dove vive e che non cambierebbe con nessuna città del mondo.
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