Non lo diresti mai, ma c'è pure quella del congelatore: occhio alle nuove truffe in Sicilia
Dallo specchietto ai falsi contratti di luce e telefono: ecco quali sono le "scuse" più usate dai malviventi. Federconsumatori di Palermo mette in guardia su 2 truffe
Prima una voce al telefono, ferma e autorevole: «Suo figlio ha avuto un incidente», oppure «Con una macchina di sua proprietà, è stata effettuata una rapina in una gioielleria: dobbiamo controllare la refurtiva a casa sua». Il mittente della chiamata? Un finto appartenente alle forze dell’ordine, che prende di mira (soprattutto) gli anziani. In Sicilia le truffe di questo genere sono sempre più diffuse e, inizialmente, ben escogitate, dal momento che, sul display del cellulare, spunta proprio il numero delle caserme dei carabinieri (ma è una truffa).
Balarm ha raccolto alcune delle segnalazioni più ricorrenti e come tutelarsi. Dal finto carabiniere che chiede denaro urgente, alla truffa dello specchietto che simula incidenti stradali mai avvenuti, il copione cambia nei dettagli ma resta identico nella sostanza: ingannare per sottrarre.
Cominciamo con la truffa del “finto carabiniere”. Una delle ultime si è consumata nel Messinese, dove i militari di Mistretta (quelli veri, però) hanno arrestato un 35enne di origini catanesi. Tutto è cominciato quando i carabinieri hanno ricevuto una richiesta di intervento da parte della figlia di una 89enne di Pettineo, che era appena stata vittima di una truffa da parte di un “sedicente carabiniere”. In particolare, l’anziana era stata contattata telefonicamente da un uomo che si era spacciato come appartenente all’Arma e le aveva rappresentato che la figlia era rimasta coinvolta in un incidente stradale ed era necessario pagare una somma di denaro - a titolo di cauzione - per evitare l’arresto della congiunta.
Le forze dell’ordine, allora, scendono in campo con un vademecum con le “scuse” più ricorrenti da parte dei truffatori. «Dopo gli arresti e le denunce dell’ultimo periodo e gli innumerevoli incontri organizzati dai carabinieri per mettere in guardia e informare la popolazione – si legge in un documento dell’Arma - i truffatori continuano la loro azione sul territorio variando di tanto in tanto le loro strategie. In precedenza, la modalità più ricorrente era quella in cui il truffatore, fingendosi carabiniere, informava telefonicamente la vittima (prevalentemente persona anziana) di un finto incidente stradale causato da un congiunto e che è necessario consegnare immediatamente ad un finto avvocato (che si presenta fisicamente presso l’abitazione della vittima) una somma di denaro o dei monili in oro a titolo di risarcimento o per “liberare” il parente fermato in caserma».
Negli ultimi episodi, però, i truffatori stanno inventando nuove scuse per entrare dentro casa: fingendosi carabinieri, telefonano all’abitazione della vittima e la informano che è stata commessa una rapina con auto intestate alle vittime e che bisogna controllare l’oro presente in casa per verificare la presenza di eventuali gioielli rubati. A questo punto la richiesta è quella di spedire tutto l’oro presso un indirizzo o, se in zona, si presentano presso l’abitazione spacciandosi per carabinieri si fanno portare l’oro e, nel distrarre la vittima con la scusa di avere bisogno di un bicchiere di acqua, si danno alla fuga con il bottino.
Quella del finto carabiniere sembra essere la più diffusa, ma non è la sola: c’è anche quella del finto nipote. Di recente, è accaduto nell’Ennese, dove il Commissariato di Polizia di Leonforte ha denunciato all’autorità giudiziaria due soggetti ritenuti responsabili di truffa aggravata ai danni di persone anziane, perpetrata con il noto stratagemma del “finto nipote”.
Come accade in questi casi? I truffatori chiamano la vittima al telefono, iniziando la conversazione con frasi trabocchetto come «Indovina un po’ chi parla!» o «Zia/o, ti ricordi di me?». In questo modo cercano di cogliere il nome di un parente o di un conoscente. Fingendo di essere questa persona, raccontano di aver urgente bisogno di denaro per gravi motivi, ma che non sono in grado di passare a ritirare i soldi. Se la vittima accetta, l’interlocutore comunica che di lì a breve un amico si recherà presso l’abitazione a ritirare la somma o invita la vittima a fare un bonifico sul proprio conto.
«Su questa tipologia di truffe (finto carabiniere, finto nipote etc) non ci sono vere e proprie statistiche, poiché, da parte di alcuni anziani c’è una certa ritrosia a denunciare – spiega Lillo Vizzini, presidente onorario di Federconsumatori Palermo -. Tante di queste truffe, purtroppo, spesso passano in sordina».
Tra le più antiche, a tornare "di moda", c’è la truffa dello specchietto. L’ultima (anche) a Palermo, dove i militari, nei giorni scorsi, hanno deferito in stato di libertà un ragazzo catanese di 20 anni, accusato di tentata truffa. Secondo quanto ricostruito, il giovane, alla guida di un’autovettura, avrebbe tentato di mettere in atto il classico raggiro dello "specchietto" nei confronti di un’automobilista 79enne.
Come funziona? Il truffatore fa credere alla vittima in auto di aver urtato involontariamente la sua autovettura. La vittima sente il rumore di un colpo secco sulla propria carrozzeria, di solito sulla fiancata (provocato in realtà dal truffatore tramite un sasso o un bastone). Il truffatore chiede alla vittima di constatare il danno e di corrispondere una somma di denaro per evitare la denuncia all’assicurazione, ricorrendo, se necessario, a toni aggressivi.
I consigli, in questo caso, sono di restare in auto senza scendere dal veicolo, chiudere i finestrini posteriori e lato passeggero per evitare che eventuali complici possano rubare i tuoi oggetti personali e chiamare, immediatamente, la polizia locale o il numero unico di emergenza 112.
Non tutti forse conoscono, la “truffa del congelatore”. I truffatori, travestiti da tecnici dell’acqua o del gas, si presentano alla porta della vittima riferendo che in casa c’è un grave problema da risolvere immediatamente. Sfruttando l’ansia e la preoccupazione, i truffatori invitano chi prendono di mira a proteggere i propri beni preziosi da potenziali fughe di gas o altre minacce, mettendoli al sicuro in un sacchetto all’interno del congelatore, che poi abilmente sottraggono.
Per difendersi, è necessario ricordare, sempre, che nessun ente o società manda i propri dipendenti in visita a domicilio per riscuotere pagamenti, e tutte le aziende di servizi (gas, luce, acqua e telefono) annunciano il loro arrivo con avvisi al condominio, comunicati molto tempo prima.
Attenzione, inoltre, alle persone con le quali parliamo al telefono per non incorrere nella “truffa del call center”. Il truffatore contatta telefonicamente la vittima, spacciandosi per un call center. Il finto operatore fa domande banali per indurre la vittima a rispondere con un “sì”, che verrà poi estrapolato e utilizzato come forma di assenso per l’attivazione di un nuovo contratto di fornitura. La vittima si accorge della truffa al momento della ricezione della prima bolletta.
In caso di contratto o attivazione non richiesti, occorre inviare un reclamo scritto al fornitore con raccomandata A/R o pec.
Infine, teniamo gli occhi aperti anche agli sportelli Bancomat: il truffatore altera lo sportello ATM della banca, installando un lettore (detto “skimmer”) o una videocamera e una finta tastiera per clonare le carte di credito e memorizzare i dati digitati. Come proteggersi? Occorre ispezionare accuratamente lo sportello ATM prima di utilizzarlo, verificando che non ci sia nulla di diverso o anomalo e coprire il tastierino mentre digitiamo il PIN.
Ci sono poi altre due truffe sulle quali Federconsumatori Palermo vuole mettere in guardia: una per quanto concerne il settore della telefonia, soprattutto fissa, e l’altra, invece, riguarda i contratti di luce e gas.
«Sulla prima, qualcuno passa alcune informazioni su quel cliente che, per esempio, è associato ad una determinata compagnia telefonica – spiega Vizzini - . Allora, un operatore truffatore lo chiama e gli spiega che l’utenza rimarrà isolata per un certo numero di giorni per una serie di aggiornamenti». La truffa? La richiesta, dall’altro capo del telefono, di trasferira l’ignara vittima presso un altro operatore.
Altra truffa sulla quale stare in guardia accade quando veniamo contattati e ci viene detto che, dal prossimo mese, il canone del telefono aumenterà di 10 euro. «Il cliente – prosegue il presidente onorario di Federconsumatori Palermo - si innervosisce. Di lì a poco, la vittima viene contattata da un altro operatore che gli propone un piano tariffario che inferiore al precedente. Il cliente, allora, che era infuriato dell’aumento, ci casca. Salvo poi scoprire, di lì a qualche settimana o mese, che è stato truffato».
In questo caso, il consiglio di Federconsumatori Palermo è di non farsi mai prendere dalla rabbia o dalla frenesia, ma chiamare il proprio operatore che confermerà che si tratta di una bufala.
Secondo i dati forniti da Federconsumatori Palermo, questa tipologia di truffa continua a essere costante nei numeri e nelle modalità: nel 2025, a Palermo e provincia, ci sono stati oltre 72 casi: una statistica che potrebbe, tuttavia, anche essere per difetto, perché molti non chiamano per segnalare.
Come detto, però, c’è anche un’altra truffa segalata: quella di luce e gas. «Quando riceviamo chiamate di questo tipo – mette in guardia Vizzini - mai dare il POD e il PDR, che sono i dati identificativi del contatore della luce del gas, perché gli operatori in malafede, attraverso questi dati. Possono imbastire (essendo in possesso del nome e del cognome della vittima) contratti falsi. Anche su questa tipologia di truffe, i dati di Federconsumatori Palermo parlano chiaro: 42 casi, nel 2025, tra Palermo e provincia.
«La prima cosa che diciamo è di fare denuncia - conclude -. Così, applicando una norma dell'ARERA, i consumi effettuati nel periodo con questo operatore (non richiesto) non sono dovuti. Per fare valere questa opzione, occorre che si venga da Federconsumatori o da un’associazione a tutela dei consumatori».
Balarm ha raccolto alcune delle segnalazioni più ricorrenti e come tutelarsi. Dal finto carabiniere che chiede denaro urgente, alla truffa dello specchietto che simula incidenti stradali mai avvenuti, il copione cambia nei dettagli ma resta identico nella sostanza: ingannare per sottrarre.
Cominciamo con la truffa del “finto carabiniere”. Una delle ultime si è consumata nel Messinese, dove i militari di Mistretta (quelli veri, però) hanno arrestato un 35enne di origini catanesi. Tutto è cominciato quando i carabinieri hanno ricevuto una richiesta di intervento da parte della figlia di una 89enne di Pettineo, che era appena stata vittima di una truffa da parte di un “sedicente carabiniere”. In particolare, l’anziana era stata contattata telefonicamente da un uomo che si era spacciato come appartenente all’Arma e le aveva rappresentato che la figlia era rimasta coinvolta in un incidente stradale ed era necessario pagare una somma di denaro - a titolo di cauzione - per evitare l’arresto della congiunta.
Le forze dell’ordine, allora, scendono in campo con un vademecum con le “scuse” più ricorrenti da parte dei truffatori. «Dopo gli arresti e le denunce dell’ultimo periodo e gli innumerevoli incontri organizzati dai carabinieri per mettere in guardia e informare la popolazione – si legge in un documento dell’Arma - i truffatori continuano la loro azione sul territorio variando di tanto in tanto le loro strategie. In precedenza, la modalità più ricorrente era quella in cui il truffatore, fingendosi carabiniere, informava telefonicamente la vittima (prevalentemente persona anziana) di un finto incidente stradale causato da un congiunto e che è necessario consegnare immediatamente ad un finto avvocato (che si presenta fisicamente presso l’abitazione della vittima) una somma di denaro o dei monili in oro a titolo di risarcimento o per “liberare” il parente fermato in caserma».
Negli ultimi episodi, però, i truffatori stanno inventando nuove scuse per entrare dentro casa: fingendosi carabinieri, telefonano all’abitazione della vittima e la informano che è stata commessa una rapina con auto intestate alle vittime e che bisogna controllare l’oro presente in casa per verificare la presenza di eventuali gioielli rubati. A questo punto la richiesta è quella di spedire tutto l’oro presso un indirizzo o, se in zona, si presentano presso l’abitazione spacciandosi per carabinieri si fanno portare l’oro e, nel distrarre la vittima con la scusa di avere bisogno di un bicchiere di acqua, si danno alla fuga con il bottino.
Quella del finto carabiniere sembra essere la più diffusa, ma non è la sola: c’è anche quella del finto nipote. Di recente, è accaduto nell’Ennese, dove il Commissariato di Polizia di Leonforte ha denunciato all’autorità giudiziaria due soggetti ritenuti responsabili di truffa aggravata ai danni di persone anziane, perpetrata con il noto stratagemma del “finto nipote”.
Come accade in questi casi? I truffatori chiamano la vittima al telefono, iniziando la conversazione con frasi trabocchetto come «Indovina un po’ chi parla!» o «Zia/o, ti ricordi di me?». In questo modo cercano di cogliere il nome di un parente o di un conoscente. Fingendo di essere questa persona, raccontano di aver urgente bisogno di denaro per gravi motivi, ma che non sono in grado di passare a ritirare i soldi. Se la vittima accetta, l’interlocutore comunica che di lì a breve un amico si recherà presso l’abitazione a ritirare la somma o invita la vittima a fare un bonifico sul proprio conto.
«Su questa tipologia di truffe (finto carabiniere, finto nipote etc) non ci sono vere e proprie statistiche, poiché, da parte di alcuni anziani c’è una certa ritrosia a denunciare – spiega Lillo Vizzini, presidente onorario di Federconsumatori Palermo -. Tante di queste truffe, purtroppo, spesso passano in sordina».
Tra le più antiche, a tornare "di moda", c’è la truffa dello specchietto. L’ultima (anche) a Palermo, dove i militari, nei giorni scorsi, hanno deferito in stato di libertà un ragazzo catanese di 20 anni, accusato di tentata truffa. Secondo quanto ricostruito, il giovane, alla guida di un’autovettura, avrebbe tentato di mettere in atto il classico raggiro dello "specchietto" nei confronti di un’automobilista 79enne.
Come funziona? Il truffatore fa credere alla vittima in auto di aver urtato involontariamente la sua autovettura. La vittima sente il rumore di un colpo secco sulla propria carrozzeria, di solito sulla fiancata (provocato in realtà dal truffatore tramite un sasso o un bastone). Il truffatore chiede alla vittima di constatare il danno e di corrispondere una somma di denaro per evitare la denuncia all’assicurazione, ricorrendo, se necessario, a toni aggressivi.
I consigli, in questo caso, sono di restare in auto senza scendere dal veicolo, chiudere i finestrini posteriori e lato passeggero per evitare che eventuali complici possano rubare i tuoi oggetti personali e chiamare, immediatamente, la polizia locale o il numero unico di emergenza 112.
Non tutti forse conoscono, la “truffa del congelatore”. I truffatori, travestiti da tecnici dell’acqua o del gas, si presentano alla porta della vittima riferendo che in casa c’è un grave problema da risolvere immediatamente. Sfruttando l’ansia e la preoccupazione, i truffatori invitano chi prendono di mira a proteggere i propri beni preziosi da potenziali fughe di gas o altre minacce, mettendoli al sicuro in un sacchetto all’interno del congelatore, che poi abilmente sottraggono.
Per difendersi, è necessario ricordare, sempre, che nessun ente o società manda i propri dipendenti in visita a domicilio per riscuotere pagamenti, e tutte le aziende di servizi (gas, luce, acqua e telefono) annunciano il loro arrivo con avvisi al condominio, comunicati molto tempo prima.
Attenzione, inoltre, alle persone con le quali parliamo al telefono per non incorrere nella “truffa del call center”. Il truffatore contatta telefonicamente la vittima, spacciandosi per un call center. Il finto operatore fa domande banali per indurre la vittima a rispondere con un “sì”, che verrà poi estrapolato e utilizzato come forma di assenso per l’attivazione di un nuovo contratto di fornitura. La vittima si accorge della truffa al momento della ricezione della prima bolletta.
In caso di contratto o attivazione non richiesti, occorre inviare un reclamo scritto al fornitore con raccomandata A/R o pec.
Infine, teniamo gli occhi aperti anche agli sportelli Bancomat: il truffatore altera lo sportello ATM della banca, installando un lettore (detto “skimmer”) o una videocamera e una finta tastiera per clonare le carte di credito e memorizzare i dati digitati. Come proteggersi? Occorre ispezionare accuratamente lo sportello ATM prima di utilizzarlo, verificando che non ci sia nulla di diverso o anomalo e coprire il tastierino mentre digitiamo il PIN.
Ci sono poi altre due truffe sulle quali Federconsumatori Palermo vuole mettere in guardia: una per quanto concerne il settore della telefonia, soprattutto fissa, e l’altra, invece, riguarda i contratti di luce e gas.
«Sulla prima, qualcuno passa alcune informazioni su quel cliente che, per esempio, è associato ad una determinata compagnia telefonica – spiega Vizzini - . Allora, un operatore truffatore lo chiama e gli spiega che l’utenza rimarrà isolata per un certo numero di giorni per una serie di aggiornamenti». La truffa? La richiesta, dall’altro capo del telefono, di trasferira l’ignara vittima presso un altro operatore.
Altra truffa sulla quale stare in guardia accade quando veniamo contattati e ci viene detto che, dal prossimo mese, il canone del telefono aumenterà di 10 euro. «Il cliente – prosegue il presidente onorario di Federconsumatori Palermo - si innervosisce. Di lì a poco, la vittima viene contattata da un altro operatore che gli propone un piano tariffario che inferiore al precedente. Il cliente, allora, che era infuriato dell’aumento, ci casca. Salvo poi scoprire, di lì a qualche settimana o mese, che è stato truffato».
In questo caso, il consiglio di Federconsumatori Palermo è di non farsi mai prendere dalla rabbia o dalla frenesia, ma chiamare il proprio operatore che confermerà che si tratta di una bufala.
Secondo i dati forniti da Federconsumatori Palermo, questa tipologia di truffa continua a essere costante nei numeri e nelle modalità: nel 2025, a Palermo e provincia, ci sono stati oltre 72 casi: una statistica che potrebbe, tuttavia, anche essere per difetto, perché molti non chiamano per segnalare.
Come detto, però, c’è anche un’altra truffa segalata: quella di luce e gas. «Quando riceviamo chiamate di questo tipo – mette in guardia Vizzini - mai dare il POD e il PDR, che sono i dati identificativi del contatore della luce del gas, perché gli operatori in malafede, attraverso questi dati. Possono imbastire (essendo in possesso del nome e del cognome della vittima) contratti falsi. Anche su questa tipologia di truffe, i dati di Federconsumatori Palermo parlano chiaro: 42 casi, nel 2025, tra Palermo e provincia.
«La prima cosa che diciamo è di fare denuncia - conclude -. Così, applicando una norma dell'ARERA, i consumi effettuati nel periodo con questo operatore (non richiesto) non sono dovuti. Per fare valere questa opzione, occorre che si venga da Federconsumatori o da un’associazione a tutela dei consumatori».
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