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Oggi dà il nome a un quartiere di Palermo: la scandalosa villa delle "Quattro camere"

Circondata da un giardino paradisiaco, si dice che la villa abbia ospitato cene particolari: le stanze erano decorate con disegni "osceni" che infatti sono stati coperti

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 28 ottobre 2019

Un dipinto della Venere “accroupie“ (accovacciata), del giardino delle Quattro Camere a Palermo

Se abitate a Palermo e vi trovate in prossimità del Palazzo della Zisa, sappiate che nei pressi c’è un quartiere denominato Quattro Camere: questa zona era parte integrante del Parco Reale normanno, denominato Genoardo (dall’arabo gennat al-ard cioè giardino o paradiso della terra).

Era un luogo favoloso. Le sorgenti d’acqua, le fontane, le palme da datteri e melograni, gli alberi di aranci che emanavano un intenso profumo di zagara, alberi di mandarini ed altro completavano le meraviglie naturali del posto. Una parte di questo immenso giardino, esattamente quella che ricadeva tra il cimitero dei Cappuccini ed il castello della Zisa, nel XVI secolo fu rivalutato per i divertimenti e gli svaghi di don Carlo d'Aragona, duca di Terranova, principe di Castelvetrano, più volte Presidente del Regno di Sicilia (1566-1571),

Governatore della Catalogna e dello Stato di Milano, dove pare lo soprannominarono "magnus siculus" (il grande siciliano). Questi, costruì sul luogo una dimora sfarzosa: era formata da quattro camere con le pareti ed il pavimento rivestiti di piastrelle di ceramica di Valenza "con delicatissime favole dipinte delle Metamorfosi di Ovidio" ed altre favole "di fattura raffaellesca".



Salendo tre scalini per un balaustrato, si entra in un tocco grande e spazioso ornato, nel dammuso del tetto, di statue dorate di stucco, di meravigliosa fattura con favole dipinte della metamorfosi di Ovidio.

"Dall'una e d’altra parte del tocco vi sono appunto quattro stanze, due per parte, della medesima fattura dipinte, non di stucco ma di pennello, a favole e grottesche di finissimi colori e pitture, stanze veramente reali, da non dare vantaggio a qualsiasi altra villa regia o papale".

Era dotata anche di una camera dello scirocco (per le giornate afose), nei suoi viali abbondavano fiori ed alberi da frutto, spaziosi cortili e fontane con fantasiosi giochi d’acqua allietavano ancor più il luogo ma furono le statue di marmo dislocate sul luogo che alimentarono pettegolezzi tra i cittadini.

Il proprietario la chiamò “Villa delle Quattro Camere”. Essa divenne famosa perché, secondo una diceria plurisecolare, le famose Quattro Camere erano adibite, ai divertimenti erotici.

Gli ambienti, infatti, erano affrescati con disegni osceni e adornati da statue con pose inequivocabili, tali da suscitare ogni sorta di fantasia non solo all'illustre e libertino padrone di casa ma anche nei suoi accondiscendenti ospiti.

Il viaggiatore francese Jean Houel, nel suo libro "Viaggio in Sicilia", a conferma della singolare destinazione d'uso dei vani, si soffermò su quei disegni boccacceschi e fornì precisi ragguagli relativi ad una statua di marmo, una Venere accroupie (accovacciata) del periodo ellenistico, dal seno molto prosperoso.

La riproposizione delle favole ovidiane nelle pareti e le statue che si trovavano all’interno e nel giardino furono concepiti come un recupero della classicità.

Nel suo "Diario Palermitano" il marchese di Villabianca racconta che il 24 aprile del 1793, nelle Quattro Camere fu celebrato il matrimonio nobiliare Giusino - Lo Faso: le figure oscene erano state già cancellate e le sculture trasferite. In seguito, dopo alcuni passaggi ereditari, la villa fu adibita ad attività sostanzialmente diverse da quella originaria.

Il secolo XIX segnò il definitivo tramonto del cinquecentesco edificio ed annessi. Gli sopravvisse soltanto, fino al 1968, un attiguo enorme fontanone adornato da monche statue e da deturpate teste di leoni e di elefanti. Dopo qualche anno, anche questo rudere scomparve, seppellito da una quantità di materiali di risulta, perché nella zona fu costruito un nucleo di case popolari cui diedero quella denominazione.

Oggi, la zona è completamente cambiata, ormai inglobata dalla città, si è persa la memoria storica di quella nobiliare villa.

Purtroppo, anche gli abitanti del luogo, ancora oggi, sono convinti che l'appellativo Quattro Camere sia dovuto al fatto che gli alloggi popolari ivi costruiti, furono quasi tutti composti da quattro stanze.
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