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Oggi ospedale, ieri dimora principesca in stile Liberty: la storia di Villa Sofia a Palermo

All’interno dell’area si trovavano anche un laghetto artificiale, una coffee house e una preziosa serra che simula la Sala della Fontana a pianta cruciforme della Zisa

Sofia Li Pira
Contemporary Art Lover
  • 9 aprile 2018

La torretta e la balconata di villa Sofia a Palermo

A Palermo è comunemente noto come uno degli ospedali della città, ma pochi sanno che il presidio ospedaliero di Villa Sofia è stato un tempo una splendida dimora nobiliare, centro della vita mondana palermitana.

Situata nella piana dei Colli in cui già dal Seicento si era concentrata la villeggiatura dell’aristocrazia palermitana, Villa Sophia prende il nome da Sophia Elisa Sanderson moglie di Joseph Whitaker che nel 1850 l’acquistò dai principi di Mazzarino.

Il complesso della villa è frutto di diversi interventi architettonici susseguitisi dal primo progetto che trasformò il preesistente fabbricato della tenuta in un fastoso edificio caratterizzato dal loggiato neopalladiano e circondato da un grande giardino, fino agli interventi dell’architetto Beaumont Gardner che nel 1885 l’arricchì di una torre in stile medievale, e di Ernesto Basile che progettò il vestibolo e lo scalone principale aggiungendovi un corpo basso con bifore neorinascimentali e una depandance concepita come casa del portiere.

Per la villa il celebre architetto del Liberty disegnò anche il cancello d’entrata in ferro battutto, la scalinata in legno interna e una vetrata

Nota per la bellezza della sua architettura, la villa fu particolarmente rinomata per le collezioni botaniche del suo parco progettato dal tedesco Emilio Kunzmann, geniale architetto di giardini chiamato in città dai Whitaker perché scegliesse le piante più belle per le residenze della famiglia, in Via Bara, a Malfitano e a villa Sperlinga.

Il giardino di Villa Sophia fu concepito come un parco dalle forme irregolari e sinuose: vaste aiuole con cipressi, orchidee e piante esotiche provenienti da Paesi orientali che verranno poi adottate in tante altre ville patrizie palermitane diventando in epoca liberty una delle cifre distintive della città.

All’interno dell’area si trovavano anche un laghetto artificiale, una coffee house, e una preziosa serra neonormanna che simula la Sala della Fontana a pianta cruciforme (l’iwan) della Zisa, realizzata dall’architetto Francesco Naselli Flores nel 1907 e tuttora esistente.

È proprio di quegli anni, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, il periodo più florido della villa che coincide con la gestione del figlio di Joseph, Robert detto Bob, e della moglie Clara Maude.

All’epoca infatti, Villa Sophia insieme alle altre residenze dei Whitaker, di via Cavour e di Malfitano, diventa un luogo di riferimento per molte famiglie inglesi residenti in Sicilia e per l' aristocrazia, tanto da accogliere personalità come il re d'Inghilterra Eduardo VII, sua moglie Alessandra e la principessa Vittoria in visita a Palermo.

Tuttavia nonostante i fasti, la villa Sophia pur essendo forse la più bella fra le ville dei Whitaker-Ingham a Palermo, è quella dalla storia meno fortunata. Abitata da tre generazioni dei discendenti di Robert e Maude fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, nel 1953 viene venduta alla Croce Rossa che successivamente la cede alla Regione siciliana.

La nuova destinazione d’uso ad azienda ospedaliera insieme alla contemporanea massiccia urbanizzazione che ne seguì, ne hanno pesantemente stravolto gli ambienti residenziali e cancellato il disegno del parco, oggi adibito a parcheggio.

All’interno della villa, sopravvivono però ancora ambienti, finiture e arredi purtroppo abbandonati al degrado così come anche la preziosa serra neonormanna, mentre soltanto la casa del portiere del Basile è stata restaurata nel 2014.

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