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Palermo vista da lontano: è tempo di "Manifestare" amore e godere della bellezza

Non avrei mai immaginato di trovare un gioiello così raro nel teatro Garibaldi, in una piazza in cui i turisti facevano colazione fra ragazzi che giocavano a palla

di Marco Grisafi
  • 8 novembre 2018

la grande montagna di sale (The soul of Salt) di Patricia Kaersenhout a palazzo Forcella De Seta

Spiegare con parole semplici, scrivere in maniera lucida (a volte manca proprio la lucidità) di Palermo, per un palermitano è cosa complicata. Vero che questo discorso varrebbe un po’ per tutti noi giovani e meno giovani emigranti che, quando ci allontaniamo dai posti del cuore diventiamo nostaglici anche per le cose più stupide, pero’ insomma Palermo è.. Palermo.

Un porto, un casino, un giro di urla, odori forti, una città senza parcheggio, immensamente nobile e raffinata tra i lampadari dei suoi palazzi barocchi che ti sorprendono agli angoli dei suoi vicoli, capaci invece di celare la miseria e il degrado più violento.

Come i sognatori, spesso ignoranti della fatica e dei compromessi celati dallo splendore dei desideri. Vivo lontano da questa città dall’ormai un bel po’ lontano 2004, ne parlo sempre, da sempre.

Non solo amici, famiglia e mare, questa città mi ha regalato un tessuto di contatti professionali di cui non solo vado fiero, ma con cui curo moltissime idee artistiche che porto anche a Londra, dove vivo e ho spostato il mio percorso artistico e professionale.

“Where are you from?” I am from Palermo. Mai nessuno avrebbe potuto dirmi che più della metà delle persone che ho incontrato in questi primi tre anni a Londra, da qualsiasi parte del mondo e di qualsiasi colore mi avrebbe risposto "Aww, Palermo. Beautiful! You are a lucky man" (letteralmente "sei fortunato").

E che non lo so? Certo la risposta ha un suono diverso da quella che si riceveva prima: racconto a molti della prima volta che andai a Parigi con mia madre e mio Padre, anno 1995. La ragazza alla reception dell’albergo rispose "Uh Palermo, mafia". La poverina non sapeva di avere davanti mia madre, che quella volta non rimase in silenzio.

Io invece per vedere Manifesta ho dovuto apsettare settembre, non mi era stato possibile avvicinarmi prima.

Così in maniera del tutto amatoriale, prima di andare a fare il primo dei miei due giorni di full immesion tra le installazioni sconvolgo letteralmente di domande tutte le persone che conosco o incontro.

Tra le risposte migliori, una ragazza di Roma, conosciuta per caso: "Guarda se te ne vai al teatro Garibaldi la sera e ti stendi in silenzio su un cuscino ah non puoi capì.. la pace che solo l’arte ti da".

La peggiore in assoluto invece "Cosa? Cosa è Manifesta?". Oddio, pensadoci bene, il palermitano sulla trentina che ti risponde di non avere potuto "assistervi" perchè da quando hanno messo la ztl, i è impossibile entrare in centro con la macchina è nettamente peggio.

Sai dici, viene da Messina apposta e gli rode il cu*o non trovare posto in centro ma ahimè non è cosi. Lui poteva andare a piedi, Però è vero che a Palermo parcheggio non ne trovi.

Ed è anche a vero che cosi un po’ a naso avere una ztl grande senza parcheggio puzza un po’ di casino. E i primi che se ne rendono conto sono proprio i turisti, diciamo la nostra fetta di mercato da proteggere e coccolare. Ne ho visti alcuni disperati.

Momento amarissimo subito prima di staccare il biglietto: leggo che l’edizione di Manifesta Palermo è stata quella con meno visitatori di sempre.

Però attenzione, Il The Guardian (I’editoriale più letto del Regno Unito e tra i più famosi al mondo) ha catalogato Palermo come la terza meta obbligatoria da visitare al mondo proprio il giorno prima.

Io oggi sento ancora lo stupore: Non avrei mai immaginato di trovare un gioiello così raro nel teatro Garibaldi, all’ombra di una piazza magione in cui i turisti facevano colazione fra ragazzi di colore, si di colore, e bellissimi, che giocavano a palla.

Proseguo verso lo Spasimo, una coppia di tedesci ride a crepapelle con l’autista del loro carretto siciliano per la totale incapacità comunicativa fra i tre.

Palazzo Butera avvolto dai fiori e gli alberi delle sue pareti rosa. L’orto botanico, le guide impegnate, i giovani per strada, sentire la gente che ordina il gelato al pistacchio in una gelateria di corso Vittorio Emanuele con un ragazzo emigrato a Bologna che mi dice: "Ma quanto è diventata bella Palermo?".

La Vucciria colma delle lingue del mondo. La chiesa di Santa Caterina presa d’assalto. I fotografi dalle testate giornalistiche di tutto il mondo ad analizzare gli angoli più nascosti per immortalare i momenti in cui la luce del sole illumina le installazioni tra le pareti di marmo dei nostri palazzi, piazza Marina che sapeva di sale, come quello che lo lanciato sulla montagna bianca di Palazzo Forcella de Seta.

Quanta gente dietro tutto questo? Quanto amore? Tanto amore gratuito, tanta passione, tanta ricerca. Quante ore di lavoro. Dobbiamo tanto alla gente che ci crede, che vive male ma che vive la speranza, che contribuisce, che ci offre una chiave di lettura più uniersale della nostra città, che ci propone di dedicarci alla natura per ritrovare l’equilibrio e la tolleranza.

Non solo artisti, anche amministrazioni, gironalisti, fotografi, architetti, scenografi, muratori, operai, stagisti, uffici stampa, esperti di comunicazione, vigili, protezione civile, ecc ecc.

Fare le polemiche non porta a nulla è vero, ma questo non vuol dire tacere su tutto il resto: io le problematiche di questa città le capisco, e la gente che li "Manifesta" ha spesso ragione.

La perde quando si nasconde dietro accuse verso tutto ciò che lo circonda e non fa niente per migliorare qualcosa anche con un contributo magari dalla fatica minima, tipo non gettare la carta per terra o raccogliere i bisogni del cane.

Pensare che Manifesta sia Palermo è un po da stupidi, ma anche pensare che non lo sia. Vale dovunque: anche Roma ahimè non è solo i fori imperiali. Parigi non è solo Le Louvre, ma i parigini, come i newyorkesi, amano la propria città.

Mi sono fatto questa domanda: io amo Palermo al punto da stravolgere la mia vita per lei? Sarei in grado di muovermi ogni giorno a piedi? Lascerei la macchina in garage per giorni? Usarei i mezzi?

L’impegno dovrebbe essere totale e incodizionato per la propria città. Se hai una famiglia lo scegli, l’impegno al rispetto e al progresso della propria città è concetto fermo invece, valido e resistente alle variabili del credo politico o della simpatia verso un sindaco piuttosto che verso un altro.

A proposito di questo, negare a Orlando di averci dato Manifesta, di averci promosso all’estero, di averci restituito spazi interi della città in cui oggi convivono palermitani vecchi e nuovi (gente che si trasferisce dall’estero) in dispersi punti del centro storico non appare un contributo sensato al dibattito politico della città, che si avvicina alle future comunali con una poltrona più bollente che mai.

Sono innamorato di Palermo come lo sono delle sue contraddizioni, ma è altrettanto vero che io parlo da chi Palermo la vive come un privilegiato: ne prendo il meglio quando per una ragione o un’altra passo del tempo in città.

Siamo in un momento in cui manifestare amore e solidarietà è perentorio per scacciare le nuvole dell’intolleranza e della chiusura. Vale in tutto il mondo, e nonostante Palermo non sia il centro finanziario del pianeta, nè quello commerciale, nè il posto con la massima concentrazione di ricchezza capitale.

È innegabile che geograficamente manifesti una certa centralità rispetto al resto del mondo. La Sicilia non poteva che essere un’isola triangolare.

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