Parcheggi e spiagge attrezzate nella baia di Macari: è scontro sul progetto, che succede
Levata di scudi contro il progetto di "riqualificazione ai fini turistici" della splendida baia. Parte una petizione per dire no, tra i firmatari anche la regista Emma Dante
Foto del geologo Girolamo Culmone, di Sigea Sicilia
La diatriba è tra il Comune promotore di alcuni interventi e gli ambientalisti e amanti del territorio, tra cui attori, registi, antropologi, docenti universitari e intellettuali in genere. L’amministrazione comunale però non ci sta e interviene per fare chiarezza sui propri intendimenti.
Di fronte alle polemiche e alle preoccupazioni emerse, ribadisce il proprio impegno e spiega le proprie scelte: «L’idea è nata con un progetto di regolamentazione dell’area di Baia Santa Margherita, quella dove c’è sempre stato il trenino turistico durante le stagioni estive, e di regolamentazione dei due parcheggi esistenti, con un numero massimo di capienza (500 posti per uno e 400 per l’altro) tra Castelluzzo e Macari, senza alcuna opera di cementificazione, sempre con terreno vegetale».
«Chiarisco – dice il vice sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Catalano, con deleghe ai Lavori Pubblici e all’Ambiente - che nella valutazione di incidenza abbiamo evidenziato anche l’opportunità di gestirli sotto forma di parcometri o qualcosa che possa regolamentare gli stalli per la parte viaria, nessun intervento per la strada; nella parte bassa, vicino alla spiaggia, c’è un'area che da sempre viene utilizzata per la rinomata rassegna enogastronomica estiva ‘Bagli, Olio e Mare’; l’abbiamo delimitata proprio dove si è svolto l’evento negli anni precedenti, inserendo la possibilità di montare il palco dove venivano fatte le esibizioni, e sempre nella parte bassa è stata inserita, nella spiaggia centrale, una concessione per noleggio di ombrelloni, che quest’anno era in scadenza, e che viene data dal Comune in modo biennale. Non c’è nulla che parli di cemento o di strutture fisse».
Catalano si esprime così sulla polemica in corso e chiarisce il punto di vista del Comune. «Nella zona bassa, dove viene organizzato l’evento enogastronomico, nella parte destra, pensiamo a una sorta di percorso fitness, che altro non sono che giochi in legno naturale, senza cemento; nella zona della spiaggia ci sono due aree, di cui una per il noleggio degli ombrelloni e un’altra che verrà affidata per noleggio di canoe e altri sport acquatici. Inoltre è prevista la collocazione di un bagno prefabbricato: non chimico, un bagno separato in un unico blocco in cui c’è lo spazio per i disabili, per gli uomini e per le donne, al servizio della spiaggia. Altre due piccole aree per noleggio di lettini e ombrelloni sono state previste nelle altre rispettive mini aree e piccole calette di circa 200 mq, e ci saranno al massimo 20 ombrelloni».
Secondo il vice sindaco, quello che di più ha scosso l’opinione pubblica, e in particolare gli ambientalisti, è stata l’idea della realizzazione di un cosiddetto ‘teatro effimero della scena millenaria’, «che – specifica - altro non è che la collocazione di una struttura autoportante, come le tribune degli stadi che si montano e si smontano, in cui c’è una gradinata e un palco finale, in cui fare esibizioni di musica - non discoteca o rave party - ma classica, o spettacoli teatrali, nella parte più vicina al primo parcheggio, non vicino alla costa ma nella parte alta. Il tutto gestito dal Comune, con un calendario di eventi da stilare per quell’area».
Essenso un’area comunale, si tratta di «opere soggette alla preventiva decisione dell’ente – aggiunge –. È chiaro che il privato non può intervenire, è tutto sottoposto a bando pubblico. Si è scatenata questa protesta mediatica, ma si tratterebbe di un teatro di 30 metri per 30 metri. Con autorizzazione rilasciata per opere provvisionali e stagionali da aprile a ottobre. Ricordo che la manifestazione ‘Bagli, olio e mare’ lo scorso anno non si è potuta realizzare perché mancava l’autorizzazione. Lì si è sempre fatto tutto, ma oggi avrebbe una regolamentazione, e per noi l’obiettivo è anche decongestionare San Vito Lo Capo e la sua spiaggia e far visitare ai turisti, offrendo loro dei servizi, un altro luogo in prossimità di San Vito».
Nelle frazioni di Macari e Castelluzzo ci sono parecchie attività economiche che ospitano turisti e visitatori, «quindi l’obiettivo è dare agli stessi e a chi visita quella Baia dei servizi che non hanno mai avuto, a partire da quelli igienici».
L'assessorato ha sospeso la valutazione in attesa di un approfondimento disposto dalla Regione. «Attendiamo fiduciosi l’esito - conclude Catalano -, evidenziando che al progetto, depositato da 15 mesi, nell’aprile 2024, ha lavorato una Commissione tecnico-scientifica composta da 55 membri. Abbiamo 60 giorni per il ricorso eventuale al Tar, pensiamo che entro fine febbraio si avrà l’esito».
Dalla vicenda, è comunque scaturita una petizione, che vede tra i primi firmatari la regista Emma Dante. Nel documento viene chiesto alla Regione Siciliana di respingere il progetto presentato dal Comune con una nuova e più attenta Valutazione di Incidenza Ambientale, e allo stesso Comune di rinunciare a un simile progetto e assicurare una gestione del territorio compatibile e rispettosa.
Emma Dante sul suo profilo Facebook scrive: «Quando sono arrivata la prima volta in questo tratto di costa rimasto intatto tra la Riserva dello Zingaro e quella di Monte Cofano, non ci potevo credere che esisteva ancora un angolo di paradiso così incredibile, un paesaggio così immacolato, così vergine e meraviglioso. Mi sono chiesta come era possibile che avesse resistito all'assalto di obbrobriose strutture a fini turistici. Ebbene, era davvero strabiliante vedere questa meraviglia non insozzata dal turismo di massa.
Oggi la baia di Santa Margherita e quella di Macari stanno per entrare in un nuovo piano di 'riqualificazione ai fini turistici' che desta non poche preoccupazioni tra gli ambientalisti. Et voilà! Eccolo il progetto devastante che mette in pericolo l'autenticità di un luogo unico al mondo. Con le ruspe dovranno passare sul mio e sul cadavere di molti».
L’argomento ha interessato anche un gruppo di studiosi e ‘tecnici’ dell’ambiente, Sigea Sicilia, che ha prodotto un documento dettagliato (il testo è a firma di Franco Andaloro, Francesco Cancellieri, Anna Carulli, Vincenzo Piccione e Salvatore Scuto).
«Il cuore del problema – vi si legge, tra le altre cose - risiede nella discrepanza tra la scala dell'intervento e la valutazione dei suoi effetti. Si parla di 45.000 metri quadrati destinati a parcheggi, aree per navette, chioschi e un ‘Teatro Effimero’ da 800 mq con relative tribune. La narrazione progettuale, supportata dal rapporto ambientale, fa leva su una parola magica: provvisorietà. Si sostiene che, trattandosi di strutture amovibili e stagionali l'impatto sia trascurabile o nullo. Questa è una fallacia ecologica.
L'impatto su un habitat prioritario come la pseudo-steppa o sulle dune non è dato tanto dal cemento (che qui manca), quanto dal carico antropico. Migliaia di utenti, veicolati da parcheggi massivi, generano calpestio, rumore, rifiuti e disturbo alla fauna proprio nel periodo riproduttivo e di massima fioritura. Come si può definire non significativo il flusso di migliaia di persone in un'area dove la stessa relazione tecnica ammette la presenza di specie protette? Inoltre, la giustificazione che il progetto serve a regolamentare la sosta selvaggia è un’arma a doppio taglio. Sostituire l'abusivismo puntiforme con un'industrializzazione turistica organizzata (seppur leggera nelle strutture) legittima e moltiplica la pressione antropica, invece di ridurla».
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