Parco Cassarà, slitta (ancora) la riapertura: perché il giardino di Palermo resta chiuso
Si allungano i tempi per riaprire l'ampia area verde di via Ernesto Basile, uno dei parchi più grandi della città ma chiuso da 12 anni. Ora serve un'ulteriore bonifica. Il punto
Uno dei viali del Parco Ninni Cassarà, quando era aperto (foto del Fondo Ambiente Italiano - FAI)
Da circa 12 anni, i palermitani aspettano con ansia di potere camminare in mezzo agli alberi di uno dei più grandi polmoni verdi della città. Stiamo parlando dell'ex Parco Cassarà. Ad oggi, però, non si sa ancora nulla sulla possibile riapertura. E c’è un perché.
Facciamo, prima, un passo indietro: nel 2014 la chiusura e il sequestro da parte della magistratura per la presenza di materiali potenzialmente nocivi e non idonei alla fruizione.
«Il Parco Cassarà, a Palermo, è chiuso da oltre dieci anni e, nonostante i ripetuti solleciti, l’amministrazione Lagalla è ancora in forte ritardo nelle procedure necessarie alla riapertura - dichiara il deputato regionale, Adriano Varrica -. Alla fine del 2024 , come Movimento 5 Stelle, abbiamo presentato una diffida per sollecitare il Comune a depositare il piano di caratterizzazione, passaggio indispensabile per avviare la riapertura del parco. A settembre 2025 la Regione ha approvato il piano di caratterizzazione. Da quel momento il Comune aveva sei mesi per presentare il piano degli interventi necessari alla riapertura e oggi la scadenza del termine è imminente senza che sia stato fatto nulla».
Balarm, allora, ha chiesto direttamente al Comune per capire lo stato delle cose: «Nel febbraio 2024, ci siamo messi in contatto con il soggetto che aveva avuto incarico dalla Procura di realizzare una serie di approfondimenti sulla vicenda – spiega l’assessore comunale al Verde cittadino, Pietro Alongi -. Ricordiamo l’area in questione era ancora sotto sequestro. Abbiamo avuto in mano le carte prodotte precedentemente e le abbiamo inviate alla Regione Siciliana, che ha convocato una conferenza di servizi (in cui erano presenti tutti i soggetti preposti) da cui è scaturita l’indicazione, nero su bianco, di fare ulteriori 12 caratterizzazioni nell’area verde, perché si volevano approfondire meglio gli elementi di inquinamento».
«È stato, così, dato incarico ad una ditta esterna - continua Alongi-. Abbiamo reperito noi, amministrazione comunale, le risorse, pari a circa 150 mila euro, necessarie a realizzare queste ulteriori caratterizzazioni. La ditta le ha realizzate e inviate. Su queste relazioni abbiamo richiesto un’ulteriore conferenza di servizi per capire se si potesse riaprire o meno».
A questo punto, come fa sapere l’assessore Alongi, la Regione ha ritenuto che ci fossero elementi di contaminazione del sito e ha chiesto, al Comune, di incaricare un professionista che dovesse redigere un progetto per individuare quali interventi fare per potere riaprire l’area. Ed è proprio in questa fase che è si trova il complesso iter: «Stiamo incaricando il professionista per fare tale attività», aggiunge Alongi.
«Un ritardo grave e incomprensibile. Per questo – ribatte Varrica – abbiamo inviato una nuova diffida insieme ai consiglieri comunali M5S Concetta Amella, Antonino Randazzo e Giuseppe Miceli e al consigliere della IV Circoscrizione Mirko Dentici, per costringere l’amministrazione a predisporre e realizzare gli interventi necessari senza ulteriori rinvii. Ricordo, inoltre, che siamo riusciti a ottenere un finanziamento regionale di 150 mila euro destinato proprio al parco: risorse già disponibili, che il Comune deve utilizzare immediatamente».
Immediata la replica del Comune: «Al momento, non possiamo utilizzare quelle risorse - precisa Alongi -. Quando il tecnico, che redigerà il progetto (che dovrà essere approvato), individueremo dove reperire risorse che, ad oggi, non possiamo quantificare. Non ritengo, tuttavia, che tutta questa attività abbia visto il Comune di Palermo fermo o inerme come sostenuto dall’onorevole Varrica, che avrebbe potuto, prima di rilasciare tali dichiarazioni, mettersi in contatto on il mio assessorato e gli avremmo fornito tutte le spiegazioni necessarie».
Facciamo, prima, un passo indietro: nel 2014 la chiusura e il sequestro da parte della magistratura per la presenza di materiali potenzialmente nocivi e non idonei alla fruizione.
«Il Parco Cassarà, a Palermo, è chiuso da oltre dieci anni e, nonostante i ripetuti solleciti, l’amministrazione Lagalla è ancora in forte ritardo nelle procedure necessarie alla riapertura - dichiara il deputato regionale, Adriano Varrica -. Alla fine del 2024 , come Movimento 5 Stelle, abbiamo presentato una diffida per sollecitare il Comune a depositare il piano di caratterizzazione, passaggio indispensabile per avviare la riapertura del parco. A settembre 2025 la Regione ha approvato il piano di caratterizzazione. Da quel momento il Comune aveva sei mesi per presentare il piano degli interventi necessari alla riapertura e oggi la scadenza del termine è imminente senza che sia stato fatto nulla».
Balarm, allora, ha chiesto direttamente al Comune per capire lo stato delle cose: «Nel febbraio 2024, ci siamo messi in contatto con il soggetto che aveva avuto incarico dalla Procura di realizzare una serie di approfondimenti sulla vicenda – spiega l’assessore comunale al Verde cittadino, Pietro Alongi -. Ricordiamo l’area in questione era ancora sotto sequestro. Abbiamo avuto in mano le carte prodotte precedentemente e le abbiamo inviate alla Regione Siciliana, che ha convocato una conferenza di servizi (in cui erano presenti tutti i soggetti preposti) da cui è scaturita l’indicazione, nero su bianco, di fare ulteriori 12 caratterizzazioni nell’area verde, perché si volevano approfondire meglio gli elementi di inquinamento».
«È stato, così, dato incarico ad una ditta esterna - continua Alongi-. Abbiamo reperito noi, amministrazione comunale, le risorse, pari a circa 150 mila euro, necessarie a realizzare queste ulteriori caratterizzazioni. La ditta le ha realizzate e inviate. Su queste relazioni abbiamo richiesto un’ulteriore conferenza di servizi per capire se si potesse riaprire o meno».
A questo punto, come fa sapere l’assessore Alongi, la Regione ha ritenuto che ci fossero elementi di contaminazione del sito e ha chiesto, al Comune, di incaricare un professionista che dovesse redigere un progetto per individuare quali interventi fare per potere riaprire l’area. Ed è proprio in questa fase che è si trova il complesso iter: «Stiamo incaricando il professionista per fare tale attività», aggiunge Alongi.
«Un ritardo grave e incomprensibile. Per questo – ribatte Varrica – abbiamo inviato una nuova diffida insieme ai consiglieri comunali M5S Concetta Amella, Antonino Randazzo e Giuseppe Miceli e al consigliere della IV Circoscrizione Mirko Dentici, per costringere l’amministrazione a predisporre e realizzare gli interventi necessari senza ulteriori rinvii. Ricordo, inoltre, che siamo riusciti a ottenere un finanziamento regionale di 150 mila euro destinato proprio al parco: risorse già disponibili, che il Comune deve utilizzare immediatamente».
Immediata la replica del Comune: «Al momento, non possiamo utilizzare quelle risorse - precisa Alongi -. Quando il tecnico, che redigerà il progetto (che dovrà essere approvato), individueremo dove reperire risorse che, ad oggi, non possiamo quantificare. Non ritengo, tuttavia, che tutta questa attività abbia visto il Comune di Palermo fermo o inerme come sostenuto dall’onorevole Varrica, che avrebbe potuto, prima di rilasciare tali dichiarazioni, mettersi in contatto on il mio assessorato e gli avremmo fornito tutte le spiegazioni necessarie».
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