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Per arrivare qui devi seguire le stelle: dove vedere l'equinozio di primavera in Sicilia

Qui ti "raccontano" il cielo attraverso miti e costellazioni osservandolo dalla "Stonehenge" italiana. Specie in questi giorni mostrano una peculiare bellezza

Isabella Di Bartolo
Giornalista e archeologa
  • 8 aprile 2026

Il tramonto all'Argimusco in Sicilia

La primavera, in Sicilia, diventa esperienza archeoastronomia. Basta seguire le stelle per ammirare luoghi sospesi nel tempo che, specie in questi giorni dell’anno, mostrano una peculiare bellezza come racconta Andrea Orlando, astrofisico e unico archeoastronomo siciliano. «Nell’Isola ci sono alcuni siti archeologici e naturalistici che possiedono un orientamento equinoziale all’alba o al tramonto – dice – e sono le ⁠rocche dell’Argimusco di Montalbano Elicona dove i megaliti si allineano con le costellazioni e il sole sorge tra Rocca Novara e i siti rupestri.

Ma ci sono altri luoghi il cui asse è allineato con l’alba o il tramonto dell’equinozio: il ⁠⁠tempio di Diana sulla Rocca di Cefalù, i ⁠⁠templi greci della Concordia, Ercole e Asclepio ad Agrigento che svelano una precisa progettazione astronomica greca e le Balze Soprane di Bronte».

E così si può, ad esempio, raccontare il cielo attraverso miti e costellazioni osservandolo dalla "Stonehenge" italiana: appunto l’Argimusco, l’altipiano roccioso poco distanza dal borgo di Montalbano Elicona, nel Messinese. Sono rocce millenarie di un sito unico al mondo che si trovano all’interno della riserva naturale di Malabotta, tra Nebrodi e Peloritani, trasformate in maestose sculture dal vento e dall’acqua che nel corso dei millenni le hanno modellate. «Qui arrivano visitatori da ogni parte del mondo – aggiunge Orlando – desiderosi di scoprire questo luogo dove gigantesche rocce, che risalgono a milioni di anni fa, fanno da sfondo a un paesaggio mozzafiato da cui si ammirano le Eolie e l’Etna a oltre mille metri di altezza, nel cuore dell’antica val Demona. Un santuario naturale che gli antichi usavano per osservare il cielo e che è un raro esempio di astro-archeologia, utile per scoprire l’alternanza delle stagioni e sfruttare meglio la terra».

Le immense rocce, modellate dagli agenti atmosferici nel corso dei millenni, hanno forma di aquila, di sacerdote, di civetta e di una donna in preghiera, che svetta sulla rupe dell’acqua, alta oltre 25 metri e con il viso rivolto a settentrione. Osservarle, passeggiando tra le dune rocciose dell’Argimusco, ascoltando il silenzio e le voci della natura, significa perdersi nel tempo e nello spazio. Secondo gli studiosi, l’uomo iniziò a frequentare il sito e contemplare da qui il cielo, dedicandosi così all’astronomia, decifrando i movimenti delle stelle e scoprendo l’alternarsi delle stagioni, fissando così una sorta di calendario.

E, per in asse con l’equinozio, Orlando accenna al risultato di un nuovo progetto nato nel 2025 insieme all’Università di Cincinnati in America, sullo studio degli orientamenti delle tombe castellucciane dell’età del Bronzo antico che presentano un prospetto cosiddetto monumentale: «Sono circa 200 in Sicilia, ne abbiamo già rilevate e studiate una cinquantina, alcune di essere possiedono un orientamento equinoziale».

Tra queste quelle della necropoli di Thapsos, nel Siracusano, orientate a est ovvero verso il punto in cui sorge il sole. Luoghi millenari che narrano come un tempo, i popoli della Sicilia, osservassero il sole per comprendere i tempi di semina e raccolto e per celebrare rituali legati alla fertilità e al rinnovo della terra nel segno della natura.
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