Paesaggi a tinte forti, tra le ginestre e la Valle dei Mostri: una giornata a Vulcano
Il sentiero è un sottile nastro che avvolge il monte. Pure noi ci incamminiamo, all’inizio è sabbioso. Man mano che saliamo la vegetazione si dirada fino al cratere
Isola di Vulcano (foto di Santo Forlì)
Noi vi siamo ritornati, ma questa volta sotto la veste di escursionisti decisi a conquistare la vetta del vulcano che dà il nome a tutta la località. Approdo scenografico, delimitato, circoscritto da due elevazioni rocciose dorate (colore dello zolfo) da un lato, e dall’altro appena più distante c’è l’imponente sagoma del vulcano. Ci troviamo ai suoi piedi dopo un breve percorso e possiamo constatare che questo cono vulcanico è una figura geometrica perfetta. Vista dal basso fa venire in mente la montagna del Purgatorio dantesca in una illustrazione di Gustavo Dorè con i dannati in fila indiana che vi si incamminano.
Fa un certo effetto vedere quella specie di formichine lassù in alto quasi a volere sfidare la forza di gravità perché la montagna è completamente liscia e ripida dalla base fino alla sommità. Il sentiero è come un filo, un sottile nastro che avvolge il monte. Ci incamminiamo. All’inizio è sabbioso e ai suoi lati vi sono cespugli di chiara, lucente ginestra. Man mano che saliamo la vegetazione si dirada fino a scomparire del tutto. In compenso non è che scompaiano i colori perché c’è sempre l’azzurro del mare sullo sfondo e le varie tinte cromatiche dell’isola con le casette bianche singole emergenti fra tonalità del verde degli alberi.
Anche da noi che oramai via via salendo è tutto spoglio, c’è il colore chiaro del sentiero in argilla pietrificata che per fortuna è incassato per cui non abbiamo a soffrire troppo di vertigini. Finalmente arriviamo in cima e possiamo contemplare la voragine del cratere. Anche questa è perfetta come da manuale, liscia e levigata sembra una grande scodella. Ma più bello è il panorama che vediamo da quassù (500 s.m.) guardando sul lato esterno. È veramente un incanto vedere i bracci di mare blu il cui colore intenso contrasta con il bruno delle terre vicine. Qui vi è l’esaltazione dei colori e della luce. Le tinte sono nitide e decise.
Vediamo la penisola del tutto piatta di Vulcanello che originariamente era un’isola emersa dalle acque nel 183 A.C. e solo dal1.500 si è formato un istmo che l’ha collegata all’isola più grande. Appena alle sue spalle si scorge il rilievo abbastanza regolare dalla forma a schiena d’asino dell’isola di Lipari. Appena dietro ci appaiono come due gobbe di cammello le vette più alte dell’isola di Salina. Gli isolani le chiamano con un’espressione più icastica "le due minne". Vediamo pure il faraglione e il faraglino, quello accanto più piccolino.
Scendendo incominciamo ad abbracciare meno panorama anche perché dobbiamo fare attenzione a tenerci in equilibrio su un sentiero abbastanza sdrucciolevole. Ma anche guardando vicino a noi troviamo cose interessanti da vedere come delle concrezioni opalescenti formate dalle esalazioni solfifere che potevano fare venire in mente le rose del deserto. Arrivati sul piano anche qui tutto ci è sembrato magnifico per i fiori a profusione che c’erano intorno tutti di colori molto vivi.
Camminando lungo una delle vie principali siamo passati accanto ad un muro di recinzione di una proprietà privata sulla cui sommità erano collocati una serie di enormi vasi di ceramica con delle effigie di facce umane dai tratti esotici con gli occhi sgranati quasi a rimanere abbagliati da tanta bellezza.
Dopo ci siamo recati a Vulcanello e ci siamo diretti alla cosiddetta Valle dei Mostri dove le lave emergenti dalle sabbie nere solidificandosi hanno determinato delle strane forme dalle figure inquietanti la cui fantasia di ognuno può individuare belve feroci, animali preistorici, i propri suoceri.
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