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Per fare qualcosa "Basta volerlo": chi sono i volontari di Palermo che puliscono la città

L'associazione, nata nel 2019, conta un centinaio di iscritti e circa 50 di loro sono operativi ogni giorno per contribuire al bene comune, ognuno secondo le proprie capacità

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 6 maggio 2021

Alcuni volontari dell'Associazione "Basta volerlo" di Palermo

Basta volerlo” è il nome dell’associazione nata a Palermo nel giugno del 2019 ma è anche il monito con cui, da quel momento, ogni giorno coloro che vi hanno aderito ne hanno dato testimonianza in città.

«L’iniziativa - ci ha detto Davide Grasso, presidente dell’Associazione - è nata qualche mese dopo l’introduzione e l’effettiva erogazione del Reddito di cittadinanza, percepito dalle persone che compongono questa associazione.

Oggi contiamo un centinaio di iscritti e una cinquantina sono quelli operativi praticamente quotidianamente, coadiuvati dai due capi gruppo, Pasquale D’Amato e Toni Guarino.

Prima di percepire questo sostegno economico queste persone svolgevano lavori saltuari e, volendo essere onesti, dall’aprile del 2019 (quando sono arrivati i primi contributi) hanno interrotto qualsiasi attività, nel rispetto della norma, ritrovandosi però a non avere nulla da fare ogni giorno.



Nasce da questa considerazione e dal volersi sentire utili alla società la volontà di contribuire al bene comune, che è la città, ognuno secondo le proprie capacità e attitudini».

In effetti da quasi due anni - a parte il periodo del lockdown nazionale - ogni giorno la squadra operativa di "Basta volerlo" ha cominciato ad occuparsi della città.

«Il primo intervento - ci ha detto Grasso - ha coinvolto la zona del quartiere Noce e Zisa, qui abbiamo iniziato dal ripulire gli spazi esterni del Castello. Via via siamo arrivati ad operare in diverse aree della città, non ultimo a Monreale alla fine del 2019».

Le attività principali riguardano principalmente servizi di pulizia di aree comuni, decespugliamento e attività di manutenzione: in sostanza sono azioni di cura alla città che, trovano grande accoglimento tra la popolazione.

«Sentirsi utili e lavorare ogni giorno è molto importante per tutti, rende il senso di dignità e di appartenenza ad un luogo e per questo, da quando abbiamo iniziato, il progetto è cresciuto in questi molto».

In meno di due anni, infatti, l’attività dell’Associazione è stata notata, non solo in città, e, attraverso la pagina Facebook e il numero messo a disposizione, i cittadini stessi hanno incominciato a richiedere loro degli interventi, che sono arrivati fin dentro le scuole.

«Noi facciamo tutto quello che c’è da fare e che è nelle nostre possibilità; in questo preciso momento storico, ad esempio, ci occupiamo di attività che riducano il rischio di assembramento davanti le scuole ma, proprio all’interno di istituti scolastici, abbiamo anche svolto altre attività.

All’Istituto Pietro Piazza, ad esempio, o alla scuola Peppino Impastato dove abbiamo curato il giardino. Basta poco perché le cose cambino in città, basta volerlo appunto».

Nel frattempo, tra le altre attività, i componenti dell’Associazione si occupano, anche, di tenere in ordine lo spazio verde all’interno della villa di piazza Principe di Camporeale.

«Nella fattispecie questa è stata una piccola conquista personale: da tempo chiedevo l’affidamento di questa villa per la manutenzione e, proprio a ridosso della fondazione dell’Associazione il Comune ce l’ha affidata, facendocela riaprire dopo oltre 20 anni che era chiusa».

Insomma tanti sono i traguardi conquistati in questi mesi, piccoli e grandi, che spingono questi volontari a chiedere un ulteriore riconoscimento.

«In prospettiva di un termine della fruizione del reddito di cittadinanza questi lavoratori, un domani, tornerebbero ai lavori saltuari di un tempo. Noi ci auspicheremmo che le istituzioni, a vario titolo, riconoscessero le intenzioni e i risultati raggiunti, permettendoci in futuro di continuare queste attività che, evidentemente, fanno bene alla nostra Palermo.

Non chiediamo chissà che, magari di formalizzare questa realtà di intervento cittadino indicandoci come capo fila di un progetto più ampio e articolato, sempre al servizio della comunità».
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