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Per una volta potremmo copiare: l'idea della Toscana per pulire (senza sforzo) il mare

I pescatori toscani erano - come tutti - abituati a ributtare in mare i rifiuti trovati nelle loro reti: da oggi grazie alla Regione hanno dei contenitori speciali per il riciclo

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 12 maggio 2018

Foto di Justin Hofman

Quante volte vi è capitato di fare una passeggiata sul lungomare dopo una mareggiata e trovare centinaia e centinaia di rifiuti ammassati dalle onde su scogli e spiagge?

Si tratta del marine litter, ovvero di tutti quegli oggetti galleggianti portati in mare da torrenti, piogge, sbocchi di scarichi e trasportati poi dal vento e dalle correnti, legati essenzialmente alla nostra non corretta gestione dei rifiuti o all’abbandono consapevole.

Agenti fisici e degradazione meteorica riducono questi materiali in minuscoli pezzi che vengono spesso ingeriti da molti organismi marini. Secondo i dati di Goletta Verde, il 96% dei rifiuti galleggianti in mare sono plastiche (da cui, per frammentazione, derivano le terribili microplastiche), tra cui buste (16%), teli (10%), reti e lenze (4%), polistirolo (3%), bottiglie (3%), tappi (3%), stoviglie (2%), assorbenti (2%) e cassette di polistirolo (2%). Polimeri come il polietilene (PET) ed il policaprolactone (PCL) oltre a frammenti più pesati di poliammidi e vernici, per una densità stimata nel Mar Mediterraneo di circa 1.25 milioni di frammenti per kmq: una quantità enorme legata anche alle ristrette dimensioni del bacino.

Sono tanti i progetti che si stanno dedicando al delicatissimo tema della riduzione del marine litter: negli ultimi anni oltre 300 nel mondo. Tra tutti probabilmente il più famoso è "The Ocean Cleanup", il geniale strumento inventato dal ventenne Boyan Slat che inizierà a breve la raccolta dei frammenti di plastica accumulati nel gran vortice di rifiuti del Pacifico Settentrionale (Great Pacific Garbage Patch).

E in Italia? Probabilmente il progetto più interessante è stato siglato qualche mese fa dalla Regione Toscana con la collaborazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di Unicoop Firenze, Legambiente, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Labromare, Corpo delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera – Direzione Marittima della Toscana, Revet e CFT, e vedrà i pescatori toscani raccogliere i rifiuti plastici dalle acque marine della zona dei 300 kmq di mare del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano per una durata di sei mesi.

I pescatori toscani infatti, così come avviene nel resto della Penisola, erano abituati a ributtare in mare i rifiuti plastici che finivano nelle loro reti durante le attività di pesca.

Da oggi invece, dopo una fase iniziale di formazione degli equipaggi, verranno installati a bordo dei motopescherecci dei contenitori (cosiddetti big bag) in cui verranno stivati i rifiuti raccolti.

Una volta rientrati in porto, i rifiuti potranno essere analizzati e selezionati dai tecnici per essere destinati al riciclo o allo smaltimento.

Sarà la prima esperienza nel Mediterraneo di "Fishing for litter": un tipo di attività avviata in altri Paesi come il Regno Unito, dove 380 imbarcazioni hanno già raccolto oltre 1200 tonnellate di rifiuti nell’oceano.

Unicoop Firenze inoltre sostiene il progetto finanziariamente, devolvendo parte della somma ricavata dal centesimo che soci e clienti pagano per le buste in materiale biologico del reparto ortofrutta.

Un progetto brillante, non c’è che dire, e in Sicilia? A parte le campagne di divulgazione ed informazione svolte da Corepla e Legambiente (necessarie e che ci auguriamo possano continuare), per una volta potremmo limitarci a fare la cosa più semplice di tutte: copiare.

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