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"Rosalia sugnu, Rosalia per sempre": il racconto di Mimmo che voleva essere statua

Mimmo sin da piccolo capisce di essere diverso dagli altri bambini, lui sognava di essere Santa Rosalia sul carro, il padre aveva già capito, la mamma rideva

  • 22 settembre 2019

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Io voglio essere statua.
Perché la statua è di marmo e non suda.
Questo non è il mio corpo, non lo è mai stato. Mai.
Mi ami?
Non basta che mi chiami amore.
Forse ami i tuoi figli, forse un tempo hai amato tua moglie.
Com'era la signora da giovane? Era bella? Era bella come me?
A lei l'hai mai chiamata amore, gioia mia, sangu'?
Sono parole, solo parole, che magari anche a lei avrei detto.
Le parole non costano nulla, le parole sono gratis.
A me invece mi devi pagare, giò.
Io voglio essere statua.
Perché la statua è di bronzo e non si vergogna di niente.

Come un bambino, come un bambino che si chiama Mimmo. Mimmo quando aveva cinque anni si costruì una corona di fiori. Fiori di plastica. Fiori bianchi e rosa. L'intrecciò a mestiere, aveva solo cinque anni del resto. Per il Festino, con la corona in testa e con una tovaglia come mantello, salì sul tavolo della cucina.

A lui pareva di stare sopra al grande carro, un carro meraviglioso, tutto pieno d'oro. E lì sopra in piedi gridò: “Sono Rosalia! Viva santa Rosalia!” Quando lo vide la madre rise contenta e lui gridò più forte. “Sono Rosalia! Viva santa Rosalia!” La madre rise di nuovo. Il padre, che invece aveva capito, disse alla moglie: “Chi minchia ci ridi?” Mimmo non lo sapeva ancora, o forse lo sapeva già, non ricordo, ma quello non era il suo corpo, non lo era mai stato.

Io voglio essere statua. Una statua di cartapesta per poter modellare a mio piacimento ogni parte del corpo: per togliere, aggiungere o anche sostituire. A me manco la commessa mi fanno fare. Dicono che faccio spaventare i clienti. E cosa sono un mostro? Una bestia rara? Nemmeno la cameriera, la cassiera, la badante. Niente. Io per loro solo un mestiere posso fare.

Solo una cosa. Io per loro posso fare solo i pompini, i pompini a venti euro alla marina. Per cinquanta il servizio completo. Solo quello. E io quello faccio. Io chiamo a tutti amore: “Amore... Amore...” Come la tizia del Capo che chiamava a tutti “Gioia mia”, e poi, dopo che morì, la via continuò a chiamarsi così: via Gioia Mia.

E può essere che tra cent'anni questo angolo di strada lo chiameranno “Amore”, per merito mio. Mia mamma? Mia mamma, mi chiama ancora Mimmo. Mio padre? Mio padre, non mi chiama più. Tutti gli altri mi chiamano Rosalia. E io Rosalia sugnu. Come Mary, quella del film, io sono Rosalia, Rosalia per sempre.

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