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C'è una Messina in Portogallo: "São Bartolomeu de Messines" (e le scatolette di sardine)

Esiste un legame tra la Sicilia e il Portogallo e quanto vi raccontiamo evidenzia la sempre più convincente realtà che la nostra Isola è davvero il centro del mediterraneo

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 12 febbraio 2022

Uno dei paesaggi di Sao Bartolomeu de Messines

In uno dei miei ultimi viaggi all’estero in una bellissima piazza nel centro di Lisbona, esattamente nella Praça do Rossio, mi hanno fatto notare un negozio particolare dal nome alquanto interessante: “O Mundo Fantástico da Sardinha Portuguesa” e che, come si intuisce dal nome del locale, commercia dei prodotti ittici a noi molto conoscenti, cioè scatolette “artistiche” di sardine, paté di tonno ed altri prodotti ittici vicini alla nostra tradizione culinaria (a parte il buonissimo baccalà che mi è uscito pure dalle orecchie).

Ma guardando bene il negozio mi è venuto in mente un articolo molto interessante che discuteva della presenza Messinese in Portogallo e che venne pubblicato sulla rivista storica online “HistoriaRegni” dal Prof. Alessandro Fumia, studioso di Storia Messinese, il 1 novembre 2014.

È evidente che Messina, come le altre grandi città marinare, si fosse organizzata per raggiungere le coste dell’Oceano Atlantico per esigenze commerciali in modo da poter avere introiti in più nel gettito annuale della città, ma con il passare del tempo si rese anche necessario un punto d’appoggio su quelle sponda del mondo che potesse dare un ristoro alla marineria della città durante il lungo e, oltretutto pericoloso, viaggio.
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Come ci racconta il Prof. Fumia durante questi viaggi commerciali nacquero diversi insediamenti messinesi nel mediterraneo e tra questi, nella regione portoghese dell’Algarve (distretto di Faro) in provincia di Silves, nacque São Bartolomeu de Messines, una cittadina non molto distante dal mare e che con il suo clima favorisce le coltivazioni tipicamente mediterranee, anzi, come precisano in zona, di tipo Messinese.

La fonte di queste notizie, studiate approfonditamente dal Prof. Fumia, provengono da un saggio storico di Valdo D’Arenzio e Biagio Di Salvia i quali riportano vari rogiti notarili del fu’ Notar messinese Nicolò Giurbia, altra fonte sono i decreti regi di Don Manuel I° conservati presso l’Archivio della Torre do Tombo a Lisbona e all’Archivio di Stato di Napoli.

Durante le letture di questi documenti storici è bello entrate nel mondo di protagonisti passati, quasi dimenticati, e con la mente riportare in vita i momenti, anche semplici e giornalieri, di uomini e donne che ci hanno preceduto, come per esempio le vicende commerciali di inizi ‘500 di Ippolito de Andrea, Nuccio de Guerrerio, Bernardo Murro e Giovanni Antonio de Marchisio che noleggiarono una nave per trasportare “… barili in circa de sarde et de tonnina caricati in Portogallo… et con certi ballocti de fierro per consegnarli in dicta città di Messina”; questi uomini di fatto aprirono la strada al commercio estero, calcando persino i fiordi Norvegesi.

Insomma, i marinai Messinesi essendo persone pratiche erano di casa nelle regioni costiere europee, soprattutto per la pesca della sardella e del tonno dove erano molto competitivi, spingendo le loro navi nei mari sconosciuti, e mettendosi in concorrenza, come accadde nel 1510, persino con una potenza marittima di primordine dell’epoca, Genova!

Per dare una idea della organizzazione marittima dei mercanti messinesi il Prof. Fumia ci racconta come nel 1510 la compagnia dei mercanti composto da Ippolito de Andrea e Nuccio de Guerrerio avesse organizzato dei commerci di “rottami di zucchero” in Andalusia e con il ricavato di questi comprarono “sardella” e “tunnina” fresca che fecero salare in uno dei loro scali portoghesi, oppure, sulla scorta delle ricerche del Prof. Carmelo Trasselli, che la compagnia dei mercanti Bernardo Murro e Nicolò de Guerrerio era già attiva in Portogallo agli inizi del ‘500 o come la esistenza della compagnia detta “degli Abrugnale” che in società con Aloisio Salerno e Giacomo Spadafora eccelleva nella organizzazione del commercio dei “rottami di zuccero” fra l’Inghilterra, la Galizia ed il Portogallo (ovviamente nella regione dell’Algarve).

Cari lettori, per concludere e per dare una panoramica (non esaustiva) del mondo del mare Messinese, ricordo che nel 1518 i Biscaglini istituirono a Messina un Tribunale e il Consolato dei Portoghesi per risolvere i diversi problemi tra i Messinesi e i Portoghesi, e che inoltre la Giurazia di Messina istituì il Consolato del Mare per il controllo dei commerci nel proprio porto, soprattutto per quello dello zucchero dove Messina era la padrona assoluta.

Ma la vera chicca che più mi attrae è la notizia riportata dal Prof. Trasselli sulla istituzione di un vero e proprio Albo Professionale delle Compagnie marittime di Messina in cui gli associati iscritti avevano diverse sedi in Europa (Findre, Londra, Spagna e Portogallo) e dove si contano ben 88 iscritti di cui 40 nobili ed alcune vedove di mercanti che si occupavano di commercio marittimo.

Quindi, miei cari lettori, quando mangiate le scatolette di sarde, la tonnina o mescolate lo zucchero ricordatevi del legame tra la Sicilia e il Portogallo e la sempre più convincente realtà che la nostra regione è davvero il centro del mediterraneo.
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