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Si dice dell'Etna ma lo vedi anche a Ficuzza: è siciliano l'antenato dei gatti domestici

Se ti vede, ti evita. Il gatto selvatico siciliano è unico nel suo genere e, insieme a quello sardo, è il più antico d'Italia. Lo puoi incontrare anche sui Nebrodi e Sicani

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 2 marzo 2024

Il gatto dell'Etna

Un piccolo mammifero si aggira per il Parco nazionale dell’Etna, nascondendosi fra il nero della cenere e le ombre degli alberi. Trattasi del Gatto selvatico (Felis silvestris), la specie da cui derivano tutte le varietà e le razze di gatti domestici che sono presenti nelle nostre case.

Un animale elusivo, sospettoso, molto difficile da vedere, soprattutto in un territorio come quello etneo, in cui anche i boschi si sorreggono sopra un suolo coperto da un sottile strato di polveri nere.

Questa specie è diffusa in tutto il Mediterraneo e in Europa ed abita in Sicilia da milioni di anni, ben prima che fosse abitata dalla nostra specie. Presenta diverse differenze rispetto al gatto domestico, tra cui la maggiore diffidenza nei confronti degli esseri umani, il comportamento maggiormente votato alla caccia e la sua pelliccia, che non presenta le varie tonalità delle razze che noi esseri umani abbiamo ottenuto, tramite la selezione artificiale e l’ibridazione delle razze.
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Il mantello del gatto selvatico è infatti più scuro, molto folto, e la punta della coda risulta molto più spessa delle varietà domestiche, essendo inoltre contrassegnata anche da diversi anelli di colore nero, che la caratterizzano.

Sul dorso l’animale presenta anche una striscia nera assente nelle altre razze, che termina all’attaccatura della coda, mentre sulla testa e talvolta pure sul collo il gatto domestico dispone di una una serie di striature a “lisca di pesce”, che non presentano interruzioni e che si allungano sui lati del corpo.

Proprio per via delle sue tonalità, il gatto selvatico ha trovato sull’Etna un ambiente perfetto per il suo stile di vita, basato su piccole cacce effettuate nei confronti di uccelli, lucertole, piccoli roditori e talvolta anche alcuni insetti.

Dal forte comportamento predatorio, diversi studi hanno cercato di monitorarne la presenza in Sicilia nel corso degli anni, soprattutto per stabilire se come tante altre specie soffre la competizione con l’uomo e gli effetti combinati di surriscaldamento globale e disboscamento (da noi provocato principalmente dagli incendi). E dai resoconti di questi studi, sembra palese che anche da noi il gatto selvatico ha cominciato ad arretrare, per via di questi problemi.

La sua specie è inoltre minacciata dall’ibridazione con i gatti domestici rinselvatichiti, che gli prendono sempre più spesso territorio e lo spingono ad occupare le nicchie ecologiche meno ricche di potenziali prede.

In Italia il gatto selvatico è caratterizzato da quattro gruppi genetici distinguibili. Il primo occupa il Nord Est della nazione e si tratta di una popolazione che presenta diverse affinità con le popolazioni balcaniche. Esiste poi un gruppo genetico che occupa genericamente la Penisola, che a sua volta secondo molti esperti è a sua volta suddivisa in almeno due sottogruppi.

Poi abbiamo i gruppi genetici distinti di Sicilia e Sardegna, che sono i più antichi d’Italia e presentano delle caratteristiche particolari.

Per esempio, in Sardegna è presente il gatto selvatico della sottospecie lybica, quello che occupa anche la costa settentrionale dell’Africa e da cui deriva il gatto domestico, mentre in Sicilia la popolazione presenta diversi geni risalenti all’inizio del Quaternario e ormai assenti negli altri gruppi europei. Questo rende i gatti selvatici siciliani filogeneticamente simili agli avi che diedero poi i natali alle altre popolazioni italiane (ad esclusione delle popolazioni sarde) ed europee.

Il suo areale di distribuzione sulla nostra isola apparentemente sembra abbastanza vasto, ma bisogna anche ricordare che l’ampiezza di un areale deve fare i conti con la densità di distribuzione all’interno di quel territorio. Ecco perché, seppur l’areale sia vasto, la specie non raggiungi grossi numeri.

Oltre al comprensorio dell’Etna, questa specie è presente nei Peloritani, nei Nebrodi, come anche nelle Madonie, a Rocca Busambra (Ficuzza), sui Sicani e nell’area che circonda lo Zingaro. Altre piccole popolazioni poi possono presenti anche in altri territori, poiché i gatti si muovono frequentemente, alla ricerca di potenziali compagni o di nuove risorse.

Sull’Etna, dove è più difficile avvistarlo senza l’uso delle fototrappole, il gatto selvatico vive ad una quota compresa tra i 1200 e 1800 metri e si rifugia spesso tra le costruzioni abbandonate e i cunicoli formati dalle vecchie colate laviche.

Il 17 febbraio si festeggia il giorno internazionale dei gatti, un’occasione non solo per celebrare i nostri amici a quattro zampe, ma anche l’importanza di questa importante specie che si sta perdendo.

Per quanto i gatti domestici vengono infatti considerati fra i maggiori responsabili del crollo della biodiversità, essendo principalmente una specie aliena in buona parte del mondo, il gatto selvatico europeo (F. silvestris silvestis) o quello africano (F. silvestris lybica) sono molto importanti per mantenere i loro habitat in salute.

Ed è per questo se gli esperti stanno cercando di tutelarne la popolazione, difendendoli dall’ibridazione eccesiva con le varietà domestiche, in grado di fargli perdere non solo le caratteristiche fisiche ma anche di renderli più vulnerabili all’ambiente che cambia.
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