STORIE

HomeMagazineCulturaStoria e leggende

Sono due delle sette meraviglie di Sicilia: e i fantasmi di due fanciulle le rendono "vive"

Le storie dei fantasmi in Sicilia sono numerose, ognuna caratterizzata da una vicenda affascinante che rende il luogo ancora più ricco di suggestione: come avviene qui

  • 25 marzo 2020

Il monastero delle benedettine di Milazzo (foto Pierluigi Vinci)

Il capo di Milazzo è un territorio ricco di storie e leggende, molte di queste legate ai fantasmi. Per esempio molti abitanti del luogo affermano ancora oggi di udire i lamenti di coloro che furono torturati nelle segrete della torre saracena oppure di avere visto scheletri ricoperti di tuniche aggirarsi per le stanze del Castello.

La monaca è una di quei fantasmi, appare di notte vestita di un lungo mantello nero e di velo a coprine i capelli. Si racconta che fosse una ragazza, vissuta alla fine del '600, costretta dalla famiglia a prendere i voti e farsi suora. Lei, figlia di un ricco signore, si innamorò di un soldato straniero e, sorpresi insieme in atti peccaminosi, fu costretta alla clausura.

Ma all'amor non si comanda e, scoperta un brutto giorno mentre violava la clausura col suo amato, la donna ricevette la più dura delle punizioni: fu murata viva nel baluardo del Monastero delle Benedettine che fa parte del Castello di Milazzo. La ragazza perì di stenti e la sua anima in pena rimase prigioniera dell'edificio. Questo fu poi abbandonato dalle monache nel 1734, trasferendosi nel nuovo convento del borgo fuori le mura della cittadella.



Lei invece rimase lì e oggi si dice che, nelle notti di luna di marzo, osservando le finestre del monastero, sia possibile vedere la giovane monaca camminare in processione tra angosciosi lamenti, seguita da altre anime dannate, persone morte nelle segrete del Castello e seppellite nel cimitero lì vicino. Se qualcuno dovesse incontrarla passeggiando nel buio delle sale nelle notti di luna di marzo, ella lo saluta gentilmente con un "Sia lodato Gesù Cristo".

Un altro fantasma di donna si aggira in quei luoghi, anche lei morta per colpa di un amore impossibile. Elena Baele era figlia di un nobile del luogo che si innamorò di un umile contadino che lavorava per il padre. Quando questo lo venne a sapere, licenziò la famiglia del ragazzo e li cacciò dalle sue proprietà.

Elena, distrutta dal dolore, si aggrappò al suo cavallo e assieme a questo si lanciò giù dalla scogliera del Capo di Milazzo (per questo motivo chiamata “u sautu du cavaddu”), il luogo dove si incontrava con l'amante. Nelle notti d'estate il suo fantasma riappare tra singhiozzi e lamenti, distrutta per il suo amore perduto. I pescatori che la incrociano non ne hanno timore, ma si commuovono pensando al suo dolore.

ARTICOLI RECENTI