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Sono un simbolo di Catania, rischiavano di sparire: gli Archi della Marina sono salvi

La sfida ora non è più decidere se abbatterli o meno, ma immaginare come valorizzarli, per regalare una nuova stagione a uno dei luoghi più discussi della città

  • 2 marzo 2026

Gli Archi della Marina di Catania

A Catania, quelli trascorsi sono stati mesi caratterizzati da uno scontro acceso tra visioni opposte di città: da una parte l’idea di liberare il fronte mare, dall’altra la difesa di un monumento identitario. In monumento in questione sono gli Archi della Marina, storica infrastruttura ferroviaria in pietra lavica, che sono oggi ufficialmente salvi. Ma la loro vicenda recente è solo l’ultimo capitolo di una storia lunga oltre 150 anni.

Gli Archi vennero costruiti tra il 1866 e il 1869 come parte della linea ferroviaria Catania - Siracusa. Il progetto, approvato nel 1864 dal Ministero dei Lavori Pubblici, prevedeva un viadotto a sud della città con galleria annessa. Il primo treno vi transitò il 19 luglio 1869. Fin dall’inizio l’opera fu oggetto di discussione poichè le autorità cittadine avrebbero preferito un tracciato diverso, per non compromettere la passeggiata a mare le attività portuali.

Prevalse invece la logica dello sviluppo infrastrutturale nazionale, che vedeva nella ferrovia un volano di modernità. Per decenni le arcate si specchiarono nell’acqua creando uno scenario unico e intrigante, mostrandosi, giorno dopo giorno, in tutta la loro maestosità. Basta entrare in una qualsiasi trattoria catanese per ammirare al muro un dipinto o una foto in bianco e nero di questi Archi che, quasi inverosimilmente, si innalzavano dal mare.

Con l’espansione del porto, tra gli anni '30 e '60, il mare venne progressivamente interrato, trasformando il paesaggio e facendo perdere agli Archi il loro rapporto diretto con la costa. Cambiò totalmente scenario, gli Archi sembravano essere stati spostati, la percezione di essi cambio. A bagnare la pietra non c’era più l’acqua del mare ma il freddo cemento dell’asfalto. Con il raddoppio dei binari e l’evoluzione della rete ferroviaria, la struttura rimase parte integrante del tessuto urbano, ma cambiò funzione e percezione.

Per un lungo periodo gli spazi sotto le arcate divennero rifugio di senza fissa dimora, entrando persino nel linguaggio popolare con l’espressione dialettale “stari sutta l’acchi ra Marina”, sinonimo di disagio e marginalità. Eppure, nonostante il degrado e l’oblio, gli Archi hanno continuato a rappresentare una testimonianza unica di archeologia ferroviaria ottocentesca e uno dei punti di accesso alla Pescheria, a pochi passi dal Duomo e dalla fontana dell’Amenano.

Oggi vengono considerati come un importantissimo elemento caratteristico della città di Catania, punto cittadino sicuramente rivalutato, punto strategico per quanto riguarda la viabilità, la movida, l’accesso attraverso agli Archi al centro storico della città di Catania fa si che il monumento appaia ancor più maestoso e le ipotesi di demolizione hanno dato vita a disappunti e a un dibattito acceso negli ultimi mesi, nel momento in cui il sindaco di Catania Enrico Trantino ha ipotizzato, a titolo personale, una demolizione selettiva per valorizzare l’affaccio a mare.

Un’idea che si inseriva nel più ampio confronto sul Piano regolatore del porto e sui progetti di riorganizzazione ferroviaria legati al Nodo Catania.
Le ipotesi di abbattimento hanno però incontrato una forte opposizione. Associazioni culturali, tecnici, residenti e movimenti civici hanno difeso il valore storico e identitario del monumento. Tra questi l’associazione Free Green Sicilia, con il portavoce Alfio Lisi, che ha formalmente richiesto l’apposizione del vincolo di tutela.

Il vincolo è arrivato con il decreto D.R.S. n. 2914/2025 della Regione Siciliana, firmato dalla dirigente dei Beni culturali Silvia Occhipinti, che ha riconosciuto agli Archi un “interesse culturale” ai sensi dell’articolo 10 del Codice dei Beni Culturali. La Soprintendenza ha evidenziato la rilevanza architettonica dell’opera e il suo valore come testimonianza di architettura ferroviaria ottocentesca. Il vincolo mette fine all’ipotesi di demolizione e apre una nuova prospettiva ovvero, quella della valorizzazione. Tra memoria e futuro oggi gli Archi della Marina non sono più soltanto un’infrastruttura dismessa o un elemento divisivo nel dibattito urbanistico.

Sono un simbolo della Catania industriale, della sua trasformazione da città portuale a nodo ferroviario strategico, e delle contraddizioni che hanno segnato il rapporto tra sviluppo e tutela. La sfida ora non è più decidere se abbatterli o meno, ma immaginare come valorizzarli, forse proprio da qui può ripartire una nuova stagione per uno dei luoghi più discussi e più identitari di Catania.
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