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Sparano coi kalashnikov, Sferracavallo ripiomba nella paura: "Non lasciateci soli"

Stavolta addirittura i colpi di kalashnikov e nella borgata di Palermo torna l'incubo di una nuova escalation di violenza. Il Comitato cittadino: "Intervenite subito

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 10 aprile 2026

A sinistra i colpi di kalashnikov sulla vetrina dell'autorimessa; a destra una foto della borgata

C’è un momento in cui il rumore rompe tutto. Non solo il vetro, non solo il silenzio: rompe l’idea stessa di sicurezza. A Sferracavallo è successo nella tarda serata di ieri, giovedì 9 aprile, poco prima di mezzanotte, quando una raffica di colpi di kalashnikov ha trasformato una strada ancora viva in uno scenario che molti raccontano con una parola sola: guerra.

Secondo le prime ricostruzioni, un commando è arrivato in via Sferracavallo a bordo di un’auto - probabilmente una 500 scura, rubata e senza targa - e ha aperto il fuoco contro una rimessa d’auto. Una trentina di colpi, sparati in pochi secondi, hanno sfondato la vetrata a doppio vetro, attraversato gli spazi interni e raggiunto alcuni mezzi parcheggiati subito dopo. Un’azione violenta, mirata, che solo per una combinazione di circostanze non ha provocato feriti.

L’orario è uno dei dettagli che pesa di più. Non era notte fonda. «Erano le undici e mezza, undici e quarantacinque - racconta Simone Aiello, consigliere della VII Circoscrizione e co-fondatore del Comitato Cittadino il Mare di Sferracavallo - quando ancora lì passano un sacco di persone».

Ed è proprio questo che amplifica la percezione del rischio: quei colpi potevano colpire qualcuno. Potevano trasformare un’intimidazione in qualcosa di molto più grave. Il rumore, dicono i residenti, è stato devastante. «Il kalashnikov non è una pistoletta - continua Aiello - Si è sentito a centinaia di metri di distanza, nel silenzio di quell’ora».

Un suono secco, ripetuto, che ha svegliato chi dormiva e fatto uscire chi era ancora in piedi, ma quando la gente è arrivata non c’era già più nessuno. Solo i segni: i vetri distrutti, i fori, la paura.

È su questo confine che si muovono le prime interpretazioni. L’ipotesi più accreditata, per Aiello, è quella di un’intimidazione, un segnale lanciato in modo plateale. «Stiamo tornando a momenti che abbiamo già vissuto», dice il consigliere, facendo riferimento anche a quanto accaduto lo scorso anno durante la festa dei Santi Cosma e Damiano, quando episodi intimidatori avevano già acceso i riflettori sul territorio. «Oggi il timore è quello di una ripresa di dinamiche estorsive, una sorta di mafia 2.0», continua. Nessuna certezza, al momento, sull’identità degli autori.

Intanto le indagini sono partite subito. Sul posto sono intervenuti polizia e scientifica, che stanno analizzando l’area e acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona. Elementi che potrebbero aiutare a ricostruire la dinamica e a individuare i responsabili.

Ma mentre si cerca una risposta investigativa, sul territorio resta soprattutto un’altra cosa: la paura. «Le persone sono spaventatissime», racconta Aiello dopo aver parlato con i residenti e con chi utilizza quel parcheggio ogni giorno. «Parliamo di gente che lascia lì la macchina, che vive quella zona quotidianamente». Una paura concreta, che nasce non solo da quello che è successo, ma da quello che potrebbe succedere.

Per questo la reazione delle istituzioni locali prova a spostarsi anche sul piano simbolico e politico. Nella mattinata è stata avanzata la richiesta di convocare una seduta aperta del Consiglio di Circoscrizione direttamente in piazza, a Sferracavallo. Un modo per portare le istituzioni fuori dai palazzi e dentro il luogo colpito. «Dobbiamo dare un segnale - spiega Aiello - coinvolgere tutti: Comune, consiglieri, questore, prefetto. Dare visibilità a quello che è successo e far sentire la presenza dello Stato. Speriamo che si possa fare e non come l’anno scorso, quando ce lo hanno negato».

Non è solo una questione di forma. Dietro c’è una richiesta precisa: più controlli, più prevenzione, una presenza costante. «Bisogna agire subito», insiste. Perché la preoccupazione è che episodi del genere non restino isolati e che «la prossima volta i proiettili possono colpire persone e non più cose».

Sferracavallo si ritrova così di nuovo davanti a un bivio già visto: quello tra normalizzazione e risposta. Tra il rischio che tutto scivoli via come un fatto di cronaca e la necessità di leggere questi segnali per quello che sono. Perché a volte basta una raffica, nel cuore della notte, per capire che qualcosa si è rimesso in moto. E che ignorarlo non è più un’opzione.
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